Jonny Nash – Exit Strategies

Jonny Nash – 'Exit Strategies' (2015)

Nell’era contemporanea, è sempre più difficile comporre una o più musiche tali da resistere alla logorante prova del tempo. Altrettanto rari i casi di tracce in grado di trasportare l’ascoltatore in un luogo lontano dalla frenesia di tutti i giorni. Una caratteristica comune ai più recenti lavori firmati da Jonny Nash: dall’acclamato album “Clouds” (2014), realizzato a sei mani con Gigi Masin e Young Marco su Music From Memory, al suo primo singolo su Melody As Truth, il fortunato “Phantom Actors” (2015).

Exit Strategies” (2015), seconda e ravvicinata uscita per la label britannica, conferma la tendenza dell’artista a puntare sulla gioia per le piccole cose. Nel momento in cui sfuma l’alto volume della sferragliante modernità, ciò che resta è la melodia pura. Un’operazione concettualmente semplice e musicalmente gratificante. La melodia appaga ed appare ora sempre più necessario collocarla al centro della composizione, quale miglior rimedio all’immanente confusione interiore ed esteriore.

Di pari passo, il nome dell’etichetta, Melody As Truth, appare una scelta affatto casuale da parte del suo fondatore, lo stesso Jonny Nash, slegata da qualsiasi strategia o velleità commerciale ma intrecciata a una filosofia di vita e di note. Perché il rumore tout court soddisfa fino a un certo punto. E la chitarra può essere uno strumento meraviglioso con cui intrattenere un dialogo extra-elettronico in otto meravigliosi brani. Non si tratta di una verità assoluta, ma basta per raggiungere a pieno l’altrui cuore.

Il mio scopo non era ottenere un timbro shoegaze, però ero consapevole che avrei desiderato farci qualcosa con la chitarra e stratificarlo. Adoro la mia apparecchiatura e l’intero processo creativo non è stato altro che un continuo sperimentare e stratificare il suono con l’ausilio di macchinari.

Nonostante il basso minutaggio, specie nel caso degli interludi Exit Two e Exit Eight, l’aura di “Exit Strategies” è tanto estesa quanto straordinariamente luminosa. Jonny Nash utilizza loop ed effetti alla perfezione, ammorbidendo così ogni latente tensione nell’aria. Struggente l’apertura di Exit One. Dopodiché, un colpo di tosse. Echi di voci tra battiti soffusi. E una traccia accompagnata dal canto, Exit Six. Con le trame di chitarra impegnate nella traduzione sonora di una sorta saudade al contrario come in Exit Four. Più rilassata, invece, Exit Seven. Appare netto il rimando allo stile di Manuel Göttsching, tra i chitarristi preferiti di Jonny Nash. Facile l’accostamento a certe idee dei Pink Floyd.

Eppure è necessario valutare il buon contenuto di “Exit Strategies” con un’altro parametro, quello del congedo da Londra da parte dell’artista stesso. Il disco è stato, infatti, l’ultimo atto prima di un viaggio a Bali, o il risultato di una serie di considerazioni sul mettere un po’ da parte la tipica vita metropolitana. Da qui discende, forse, il motivo scatenante di una così attenta ricerca dell’atmosfera e dell’armonia.

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