Johannes Malfatti – Surge

Johannes Malfatti – 'Surge' (2017)

I ghiacciai non sono statici, ma in movimento. Un’attività in corso da tempi immemorabili, ora accelerata dal surriscaldamento globale che ne comporta una più rapida fusione, con conseguenti rischi. Da una parte, l’innalzamento del livello dei mari, pena la scomparsa di terre emerse. Dall’altra, la potenziale estinzione di diverse specie animali. Nel mezzo, la siccità derivante dalla diminuzione di risorse idriche. I ghiacciai sono serbatoi di acqua dolce. In un futuro meno lontano del previsto, l’uomo sarà privo di una ricchezza fondamentale per l’agricoltura e l’industria. Non è lo script di un film di fantascienza, è un fenomeno riscontrabile a occhio nudo già sulle nostrane Alpi.

Le carte topografiche sono destinate a essere riadattate di pari passo all’incremento di anidride carbonica e metano nell’aria. Il ricorso a combustibili fossili, la deforestazione, l’effetto serra le maggiori cause del lento scioglimento dei ghiacciai. I loro movimenti sono di due tipi. In un primo caso, avvengono all’interno della massa di ghiaccio, che si comporta come un solido finché la pressione a cui è sottoposto è inferiore a quella esercitata da uno strato soprastante. Quando il carico aumenta, il ghiaccio comincia a fluire. In un secondo caso, si assiste, invece, allo scivolamento dell’intera massa di ghiaccio sul terreno, veicolato dall’acqua derivante dal suo lento scioglimento.

I ghiacciai non si muovono neppure alla stessa velocità. Il movimento è più rapido al centro e più lento ai lati, a causa dell’attrito con le pareti e il fondo della valle. È la condizione sonora applicata all’interno di “Surge” (2017), primo album di Johannes Malfatti, pubblicato dalla Glacial Movements. Un concept sviluppato durante un inverno trascorso sulle Alpi austriache. Il sound designer di stanza a Berlino, già collaboratore di Björk e con svariati clienti nel mondo del cinema, fa leva su quel ‘flusso’ di cambiamenti geologici al di fuori della nostra esperienza, ma ormai ineluttabile, per caratterizzare l’unico segmento musicale consegnato al solito Alessandro Tedeschi.

Il solenne “Surge” è una sorta di album in time-lapse. Un’ora di tempo per raccontare trasformazioni apparentemente lontane dal nostro quotidiano, seppur destinate a condizionarlo un domani, in chiave ambient. I minuti scorrono tra alte e basse frequenze. Le variazioni impercettibili. Le tensioni in primo piano. Una timida introduzione. Una ripartenza centrale. E una conclusione in chiaroscuro. La profondità è garantita, così come la resa sonora. Un solo brano, più strati sovrapposti, diverse velocità. Trame minimal, rumori bianchi, sporadiche melodie e ‘ondate’ sonore. Il ghiacciaio in note elaborato dalla mente di Johannes Malfatti non scricchiola, ma evapora come nebbia.

È l’illusione dell’immobilità. Drone ritmico. Atmosfera gelida. La prima opera dell’artista tedesco è travolgente. Convincente la scelta di adottare strumenti sia acustici, ad esempio archi e legni, che digitali, per provare a colorare di vita i differenti strati, segnati da diversi timbri. Il ghiacciaio immaginario appare, in principio, come un blocco inaccessibile, destinato persino a espandersi. L’erosione degli agenti atmosferici una spina nel fianco. Non sono i raggi di luce a metterlo a dura prova, ma lo scorrere quasi senza sosta dell’acqua. Le ombre si diradano al calare del respiro del vento. La discontinuità sonica è garantita. Ogni movimento, di qualsiasi natura sia, è creatore.

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