Joe Drive – The Sound Oasis

Joe Drive – 'The Sound Oasis' (2013)

Introverso nel privato ma estroverso se a contatto con i suoi macchinari analogici. E assolutamente prolifico. Nel corso di dodici mesi, la parabola artistica di Joe Drive si è trasformata in una sorta di sequenza di godibilissime uscite. Se “Cosmogony” (2012) su Cosmic Club, sub-label della Skylax, aveva messo in risalto una componente più melodica in 1997 e riversava il calore della deep house in Maat, “Revelation EP” (2012), su HotMix Records, ne riprendeva, invece, la forza, connotandosi in positivo anche per alcune espressioni downtempo quali Early Light e Frame 228.

Il definito e definitivo crescendo dell’artista veniva, poi, ulteriormente, ribadito nei solchi di “Junopolis EP” (2012), su 4Lux, grazie sia alla splendida title-track, autentico e viscerale tributo alla Chicago House dei suoi anni ruggenti, che al minaccioso remix di Tefnut curato dall’olandese Martijn Hoogendijk, meglio noto alle cronache discografiche come Alden Tyrell, l’instancabile produttore che, per esempio, ha curato la compilazione e il re-mastering delle ristampe relative alla prima parte del catalogo (1992-1996) dell’indimenticabile duo electro Drexciya.

Calato il silenzio per alcuni mesi, “The Sound Oasis” (2013) su Aesthetic Audio, segna il brillante ritorno di Joe Drive che, forse, alza il tiro e sceglie un approccio ancor più virtuoso rispetto i suoi precedenti sforzi. Il lato A si apre con l’articolata That’s How I Feel: tra pulsioni acide e bordate di sintetizzatori. Una traccia quanto mai godibile. La solida Kooaad sembra, invece, strizzare più l’occhio al dancefloor. La sua particolarità giace, però, nell’incredibile, e affatto improvvisato, ricorso a un field recording davvero ‘metropolitano’, riscontrabile sia all’inizio che alla fine.

Sul lato B, in scia all’alchimia di atmosfere, battiti e pause, la sontuosa Amnios, ‘nata’ sull’onda di una delle più forti che un uomo possa provare in vita, è una delle tracce che l’anno in corso tramanderà ai posteri; laddove il nudo e crudo Worthy Is Deep Rmx del medesimo brano, rimodellato dall’autorevole Keith Worthy, ne conserva gli ossessionanti e rigogliosi accordi, salvo scegliere di esaltare di volta in volta alcuni elementi eterei, garantendo all’ascoltatore il prosieguo di un viaggio senza compiere alcun movimento. Da Detroit o dalla propria vita quotidiana.

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