Joe Drive – Anamorphic Age

Joe Drive – 'Anamorphic Age' (2015)

Il ritorno all’electro, l’ispirazione drexciyana e, soprattutto, una nuova etichetta. A distanza di un anno da “Buried Truth” (2014) su Lux Rec, Joe Drive è ripartito con rinnovate idee da “Anamorphic Age” (2015) e dall’enigmatica Kooaad Muzik, deciso a indagare altre possibili traiettorie musicali, non necessariamente di stretta attualità.

Kooaad Muzik rappresenta per la letteratura sci-fi la più affascinate delle città venusiane. La scelta di adottare un nome simile deriva dalla volontà di creare una label che non abbia una connotazione stilistica precisa, ma che rilasci musica realizzata da artisti coraggiosi di cui si nutre stima e senza alcun limite di genere.

È possibile tracciare anche una differente linea che collega la leggendaria e subacquea Lardossa, uno degli snodi non solo geografici dell’opera del duo Drexciya, all’approdo cosmico del produttore italiano: è la voglia di proseguire sulla rotta di un’evoluzione personale, arricchendo release dopo release il proprio background compositivo.

Rispetto qualche anno fa, la mia musica suona più consapevole. Mi dedico all’electro da sempre ma, forse, dovevo avviare un’etichetta per pubblicare queste sonorità. La figura di James Stinson, poi, resta un riferimento concettuale, sin dalla sua affermazione ‘experiments must continue at all costs, even if it means death. Cos’altro devo aggiungere?

Il nuovo 12”, distribuito in edizione limitata a poche centinaia di copie, restituisce ai fan un Joe Drive forse più estroverso, maturo e, soprattutto, musicalmente vicino a quanto già espresso con successo tra i solchi di “Exoplanets E.P.” (2011), il suo primissimo lavoro affidato all’elvetica Lux Rec, attenta nel selezionare i propri lavori.

Il concept del vinile, il cui nome deriva da una metafora utilizzata per definire un’epoca passata, trae ispirazione da alcune pellicole di John Carpenter e David Cronenberg e dalla loro visione distopica del futuro. Si è così voluto rendere omaggio al suono intenso e coinvolgente delle soundtrack di matrice sci-fi ed horror in voga negli anni Settanta e Ottanta.

La title-track in apertura di lato A è la summa di nuovi equilibri sonici in atto: pulsioni sotterranee emergono poco alla volta, breve pausa per riprendere fiato e immediata ripartenza tra un campionamento vocale cinematografico in loop e un synth strisciante. Behind The Screen, invece, è intrisa della carica di oscurità precedentemente assente.

In sottofondo domina un vociare disturbato, dopodiché la cassa raddoppia la battuta imprimendo maggior forza a un andamento già frastagliato, con inserti melodici ad hoc. Non paragonabili, però, al funk interstellare di Cinemascope sul lato B, un’ottima torsione electro e dal fragoroso impatto se sperimentata sul dancefloor.

Esaurita la foga electro e domata la propulsione euforica, Mesmerization si connota per un’atmosfera plumbea che riprende e sviluppa un canone sonoro costituto da un continuo sovrapporsi di percussioni e tastiere, bilanciate per marciare sempre alternate. Una mix di ardore e raffinatezza che Kooaad Muzik non tarderà a riproporre.

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