James Dashow / Federico Monti Arduini / Ivan Vandor – Oedipus Orca / La Orca / Una Spirale Di Nebbia

James Dashow : Federico Monti Arduini : Ivan Vandor – 'Oedipus Orca : La Orca : Una Spirale Di Nebbia (Original Motion Picture Soundtracks)' (2011)

La Orca

Tre sequestratori catturano la studentessa Alice (Rena Niehaus), figlia di ricchi borghesi di Pavia. I delinquenti sono Gino (Flavio Bucci), incallito giocatore di biliardo; Paolo (Bruno Corazzari), meccanico, contrabbandiere di sigarette e amante della moglie di Gino; Michele (Michele Placido), ex pescatore calabrese. La diciottenne è custodita in un casolare, guardata a vista da Michele e stordita dai sedativi. Ritrovatosi solo, Michele aiuta Alice, le fa il bagno e, soprattutto, la piega alla propria sensualità rozza ma romantica. Alice decide di sfruttare la situazione a suo vantaggio, ‘ammorbidendo’ il giovane mentre il riscatto tarda ad arrivare. Quando la polizia arresta Gino e Paolo, il casolare è già stato circondato. Terrorizzato, Michele consegna la pistola ad Alice che, a sorpresa, lo uccide, coprendolo di insulti. L’uomo spira esalando parole d’amore. Un poliziotto si assume la responsabilità del decesso, Alice può riabbracciare i familiari.

Sedici anni prima del morboso amore tra carceriere e prigioniera, tra fantasie erotiche assecondate e violento rigetto del rapporto, Eriprando Visconti aveva debuttato dietro la macchina da presa con un film delicato e intimista intitolato “Una Storia Milanese” (1962). Discendente di una nobile famiglia milanese, nonché nipote di Luchino Visconti, il giovane regista si limitò a lavorare in ambito televisivo nel corso degli anni Sessanta, salvo rientrare nel giro con il dramma “La Monaca Di Monza” (1969), ispirato agli eventi della vita reale di Marianna De Leyva, suora accusata e processata dalla chiesa per aver infranto il celibato e complottato per omicidio. Un film ‘realistico’ come “La Orca” (1976) rappresentava, invece, un primo e, forse, pretenzioso tentativo di avvicinarsi a un cinema d’autore, in scia alla sottesa critica alla borghesia che si approfitta della propria posizione per tenere un atteggiamento ambiguo nei confronti delle persone più umili.

Oedipus Orca

L’esperienza del rapimento e la morte del suo carceriere tormentano Alice (Rena Niehaus). La diciottenne è incapace di ritrovare la serenità di cui ha bisogno: non riescono ad aiutarla né la madre, né il fidanzato e neppure il padre Valerio (Gabriele Ferzetti), verso è risentita per il suo rifiuto di pagare subito il riscatto, al punto da domandarsi se sia il suo genitore biologico. Convinta che non lo sia, Alice ne ha quasi la certezza quando, frugando nella soffitta della villa di campagna in cui si è trasferita, scopre che sua madre ha avuto un amante, lo scrittore Lucio (Piero Faggioni), nel corso di un periodo trascorso lontana da Valerio. Alla giovane manca una prova definitiva. Alice si offre a Lucio nel corso di una sua visita alla villa. L’artista rifiuta e rientra a Torino. La ragazza lo insegue e l’uomo cede. Al risveglio, non la trova accanto: mentre rincorre Alice, un lastrone di vetro, sfuggito dalle mani degli operai, gli cade addosso e lo uccide.

“Oedipus Orca” (1977) è il torbido seguito de “La Orca” (1976), la cui sanguinosa conclusione costituisce il punto di partenza e al quale è ricollegato da flashback. Il film di Eriprando Visconti riprende il personaggio di Alice, di cui esplora ulteriori controversi aspetti. Da una parte, l’analisi dei conflitti interiori; dall’altra l’ambiente familiare. L’indagine psicologica si concentra sulla crisi d’identità della ragazza e sulla ricerca del suo ‘vero’ genitore, un conflitto legato a doppio filo a quello propriamente sociale, perché è l’intera famiglia borghesia che affronta difficoltà ormai ideologiche. Propositi ambiziosi limitati, paradossalmente, dalla schematicità di tale critica. L’ansia e l’ostinazione che muovono la protagonista, inoltre, non sono sentimenti condivisi dagli spettatori di turno. Un lungometraggio forse meno dirompente, malinconico, grottesco ma, proprio come il suo predecessore, concluso da un sorprendente colpo di scena.

Una Spirale Di Nebbia

Durante una battuta di caccia, Fabrizio (Marc Porel) uccide sua moglie Valeria (Carole Chauvet) con un colpo di fucile. Non ci sono testimoni oculari. L’uomo, coniugato con una donna mai realmente accettata dal parentado, si è rinchiuso da tempo nella propria villa del pavese, dedicandosi alla fattoria annessa. Il giudice (Stefano Satta Flores) procede con gli interrogatori di parenti e amici di Fabrizio, scoprendo le numerose storture delle loro vite. Maria Teresa (Claude Jade), cugina di Fabrizio, ha scoperto che il marito è impotente durante la prima notte di nozze. Il medico (Flavio Bucci) amico del presunto uxoricida tradisce, invece, la moglie con un’infermiera (Martine Brochard). La domestica di Maria Teresa aspetta, infine, un bambino da un collega, ma copre l’impotenza del padrone. Trasmessi gli atti al tribunale, il giudice dichiara la propria incapacità a pronunciare un verdetto: la morte di Valeria può essere stata accidentale o procurata.

Giallo irrisolto o dramma familiare. Spaccato di vite infelici e instabili. I personaggi del lungometraggio sono esseri umani angosciati, distaccati dalla realtà, vittime dei propri calcoli e compromessi, così come alle prese con egoismi e menzogne. Non esistono matrimoni perfetti, solo conflitti tra coniugi. L’amore è così un sentimento accessorio, invisibile o, addirittura, superfluo. “Una Spirale Di Nebbia” (1977) è il penultimo film della carriera di Eriprando Visconti, interrotta per motivi di salute dopo “Malamore” (1982), o un’impietosa analisi della corruzione morale di una nobiltà decaduta. Il thriller psicologico tratto dall’omonimo romanzo (1966) di Michele Prisco, vincitore del Premio Strega, è farraginoso nello svolgimento, dominato da una gratuita moltitudine di nudi integrali maschili e femminili, caratterizzato da una fotografia suggestiva, da dialoghi verbosi e da un ritmo lento al pari della formazione di una nube a contatto con il suolo.

Musica

Il doppio cd “Oedipus Orca / La Orca / Una Spirale Di Nebbia (Original Motion Picture Soundtracks)” (2011), un doppio cd a cura della Digitmovies, il contenitore delle partiture rispettivamente di James Dashow, Federico Monti Arduini e Ivan Vandor. La colonna sonora del compositore statunitense, pioniere della computer music e tra i fondatori del Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova, è introdotta dal melodico tema per sintetizzatori Alice, una sorta di ninna nanna, affiancato da Stare Solo, primo brano dal retroterra jazz di una serie. Il canovaccio è, non a caso, riproposto in Per Un Momento, meno ariosa e più intimista, e Un Amore Perduto, in cui è evidenziata la centralità del sassofono, solista per centottanta secondi. Sequenza Bosco e Tripping sono due fra le tracce dalla maggiore durata dell’opera: entrambe rivelano al meglio la compiuta sovrapposizione o l’insolita commistione tra atmosfere elettroniche e blues.

Tre ulteriori frammenti esplicano differenti stati d’animo. Il romanticismo di Stare Insieme è, infatti, affiancato dalle oscurità di Ricordando Di Notte e dalle espressioni nostalgiche di Un Ritorno. Sequenza Finale alla stregua di un raggio di sole, con il contributo del flauto. Otto riprese con variazioni dei brani principali completano e arricchiscono la tracklist, la cui gemma è, però, La Pianta Di Livio (Musica Elettronica Special Added Premiere Recording). Sette minuti di autentica avanguardia. Una sequenza tensiva, raggelante, minimalistica nel profondo, solcata da scariche elettriche. In controtendenza con il pregevole contributo melodico Male D’Amore di Federico Monti Arduini. La musica per Moog, archi e pianoforte del ‘guardiano del faro’ è diretta al cuore degli ascoltatori. L’atmosfera da sogna continua con La Orca (Tema Piano), esibizione pianistica, e Ai Confini Del Sogno, una ripresa del motivo principale di rara bellezza.

La Orca (Sequenza Autobus), infine, un più movimentato brano fondato sull’alternanza di due clavicembali. Una Spirale Di Nebbia e Un Caso Insoluto sono, invece, i due assi portanti della partitura di Ivan Vandor che, al contrario di quella di James Dashow, è di matrice classica. Il primo una rarefatta melodia per archi e chitarra acustica venata di tristezza. Il secondo un mesto commento per flauto e ancora archi. Entrambi sono ripresi con variazioni ad hoc, salvo eccezioni, accomunate da un ridotto minutaggio. Una sequenza di note di contrabbasso, pianoforte e carillon contraddistingue, ad esempio, la misteriosa Una Spirale Di Nebbia (Mistero). Una diversa linea melodica è adottata per connotare Una Spirale Di Nebbia (Amore Nella Nebbia) e Una Spirale Di Nebbia (Per Amore Di Valeria). Un Caso Insoluto (Battuta Di Caccia) una sospensione eterea. Un Caso Insoluto (Tragico Incidente E Segreti) la sintesi di un’opera spesso in chiaroscuro.

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