Jacques Bon – Mona

Jacques Bon – 'Mona' (2015)

“Una traccia non è mai completa, perché ha bisogno dell’interpretazione dell’ascoltatore. Così prende vita”. Semplice, no? Una manciata di parole restituisce un pensiero tanto banale quanto vero. Proprio di Jacques Bon, produttore in ascesa nell’ultimo periodo ma, soprattutto, da due lustri gestore della dependance parigina della Smallville Records. Uno store nato dall’onda lunga della deep house, riscoperta e attualizzata sulle sponde dell’Elba, travasata nei canali della Senna.

Fiumi di note scorrono oggi all’unisono, accomunate da una medesima caratteristica, la cosiddetta ‘deepness’. “Un qualcosa di spirituale e di corporeo”. L’apertura del primo negozio ha veicolato l’ascesa dell’omonima etichetta e garantito un’ulteriore vetrina alla già affermata Dial, etichetta creata da Carsten Jost, Lawrence e Turner, di cui Jacques Bon era ed è uno dei primi fan. Il suono di Amburgo ha fatto in fretta a trasformarsi in fenomeno di tendenza e marchio da esportazione.

Nel 2006, lo sbarco di Smallville Records nella capitale francese, su suggerimento di Pantha Du Prince. “Sin da piccolo ho sempre avuto curiosità di nuova musica e l’ho semplicemente assecondata senza alcuna pianificazione. Sono felice che mi abbia condotto dove mi trovo ora”. Oltre lo store, l’amicizia tradotta in collaborazione con uno degli riferimenti della label del quartiere St. Pauli, dove è facile sentirsi a casa.

Christopher Rau ha poco a poco introdotto Jacques Bon nella scena locale e finalizzato con lui due vellutate release. Il brano Cloverleaf Days all’interno della compilation “And Suddenly It’s Morning” (2009), l’omonimo 12” (2010) e “Morning Funk” (20112): la coppia Bon & Rau dimostra sin da dubito la sua abilità nel confezionare piccoli momenti di spensieratezza. E Jacques Bon in versione solista non è stato affatto da meno.

A pochi mesi di distanza, “Mona” (2015), rilasciato stavolta per conto della giapponese Mule Musiq, segue la scia, anche sonora, di “Two Hearts” (2014), fortunato esordio. “Cerco di non stravolgere le prime idee che mi vengono in mente, così come le sensazioni che possono ispirare le mie melodie. Ho fatto crescere il mio sound continuando a sperimentare e a divertirmi”. Vibrazioni deep, atmosfere ariose e l’importanza di cimentarsi con più scelte stilistiche rendono il 12” intrigante e scorrevole.

Gli accordi sgargianti di Ciel De Nuit e le bassline made in Chicago di Braun Weiss: il lato A ribolle di vita. “Mona era la casa di mia nonna nel sud della Francia, dove ho tanti ricordi”. Il lato B, invece, trasuda emozioni diverse. Gli ascendenti arpeggi di Easyarp s’infrangono sull’ingenuo incedere di Goodbye Mona, ultimo saluto analogico a un tempo trascorso altrove. Muscoli e melanconia: questa la ricetta di Jacques Bon.

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