Introducing Mr. 8040

Space Dimension Controller

Nell’anno 2257, il pianeta Terra fu invaso da alieni noti come Pulsovians, che diedero inizio a una guerra galattica durata due anni. La loro tecnologia era molto più avanzata di quella degli umani e la Terra fu conquistata. Per oltre settantacinque anni, gli ultimi sopravvissuti vissero a bordo delle loro astronavi. Soltanto nell’anno 2334 un uomo chiamato Max Tiraquon scoprì un pianeta distante nel Mikrosector-50 adatto per essere abitato dai pochi superstiti. Egli fondò il Consiglio di Sicurezza Tiraquon come organo governativo della nuova casa degli umani. Un uomo conosciuto come Mr. 8040 fu nominato lo Space Dimension Controller del consiglio.

Di notte, però, quest’ultimo aveva una vita segreta. Viaggiando oltre la barriera nello spazio più profondo dove nessun radar poteva rilevarlo, Mr. 8040 creava musica utilizzando antiche tecnologie terrestri tramite il suo electropod e suonava in nightclub illegali su lune distanti e proto-sfere aliene. La trama sci-fi è avvincente, l’ibrida musica di Space Dimension Controller pure. Da outsider a fenomeno del momento, Jack Hamill non ha esaurito le idee che lo hanno reso celebre, al pari delle visioni su mondi distanti anni luce. Nel corso dell’intervista, con buona dose di ironia, il produttore di Belfast fa un piccolo bilancio della sua breve carriera, svelando alcune curiosità sul suo conto.

Sei nato in una città problematica come Belfast. Com’era viverci durante gli anni Novanta tra bombe e scontri? Ciò ha influenzato il tuo storyline distopico?

In verità, non lo so. Il peggio è accaduto quando avevo otto anni, ma non sono granché sicuro di ciò. È una domanda davvero difficile.

La tua carriera è iniziata nel 2006 durante le giornate autunnali trascorse negli Stati Uniti che hanno ispirato il tuo debutto come RL/VL, sublimato nell’album ambient “Chagrin” (2008) su Hidden Shoal Recordings, giusto?

Sì! Nessuno me l’aveva mai chiesto!

Il disco menzionato è stato realizzato tramite vari sintetizzatori analogici, dispositivi a nastro, vecchie cassette, un computer e altri vecchi giocattoli. Quando hai cominciato a pensare di poter diventare un bedroom producer?

Mai passato per la mente. Ho lasciato presto la scuola e, quando sono tornato, non sono riuscito a iscrivermi al college. Dopodiché, ho cominciato a fare musica soltanto in scia ai mie pensieri. Non ho pianificato di trasformarmi in un produttore.

Quanto dista Detroit da Belfast?

Non so il chilometraggio esatto, ma credo che Kyle Hall sappia tutto.

Descrivi la musica che realizzi come ‘galactical funk’ ma, di preciso, quali sono state le tue principali influenze musicali?

Le principali tre sono riconducibili ai nomi di Boards Of Canada, Aphex Twin e Brian Eno, poi è opportuno citare anche il duo DrexciyaJuan Atkins.

Il geniale James Stinson è morto quasi dieci anni fa. Ha tenuto segreta parte della sua vita e delle sue splendide produzioni. Cosa hai sentito dire su di lui?

In tutta onestà, avevo dodici anni quando morì nel 2002. Ascoltavo i Metallica e gli Iron Maiden. Ero in una band metal e mi avvicinai all’elettronica soltanto verso i quindici anni. E non sapevo neppure che fosse scomparso. Ho apprezzato molto le sue melodie.

Che cosa pensi, invece, dei Metallica e degli Iron Maiden?

Li amo ancora. Ero il chitarrista in quel gruppo di adolescenti. Mi alleno ancora con la chitarra e qualche riff lo si può, infatti, ascoltare nei miei più recenti lavori.

Il tuo 12” di debutto è stato “The Love Quadrant” (2009) su Kinnego Records. I battiti funky, le melodie coinvolgenti: quelle due tracce sembravano provenire da “Discovery” (2001) dei Daft Punk! Quanto hai lavorato su queste?

Ho realizzato prima Electropod-250 Collision, poi mi sono trasferito nell’appartamento della mia ragazza. E ho spostato il mio studio lì. Ho provato a tirar fuori alcuni suoni. Ho iniziato con un assolo di sintetizzatore e, aggiungendo altri accordi, ho completato la title-track. Ero davvero eccitato nel realizzare un brano così in fretta. Al giorno d’oggi ci vuole un mese per farne uno. Quando tutto va bene, può bastare una settimana, ma c’è stata una traccia dell’album in uscita che mi ha portato via ben sette mesi! Sì, in definitiva, le sonorità di “The Love Quadrant” sono collegate a quelle dei Daft Punk.

Ti aspettavi così tante positive recensioni?

No, per nulla. Avevo solo diciannove anni quando ho realizzato quel demo. L’ho dato a Boxcutter, il proprietario della Kinnego Records, e l’ha apprezzato parecchio. Il brano è stato molto suonato. Sono rimasto sorpreso, ma mi faceva davvero piacere. Non ho mai fatto musica per essere simpatico alle persone. L’ho fatta per me.

Sei, forse, un po’ perfezionista?

Sì, troppo!

Il passo successivo è stato “Journey To The Core Of The Unknown Sphere” (2010) su Royal Oak, un brillante paesaggio di matrice drexciyana. Dopodiché, “Temporary Thrillz” (2010) e “The Pathway To Tiraquon6” (2011) hanno segnato una crescita del tuo sound, divenuto più complesso, cominciando pure a delineare una storia connessa alle precedenti release, come le ‘tempeste’ dei Drexciya a seguito di “Neptune’s Lair” (1999). Il tuo progetto tradisce una certa ambizione, o sbaglio?

Parecchio. Realizzerò un ultimo lavoro e poi traccerò una nuova storyline. In termini di trama, bisogna seguire quest’ordine: “The Pathway To Tiraquon6” viene per primo, poi “Journey To The Core Of The Unknown Sphere”, “Love Quadrant”, “Temporary Thrillz” e, infine, il mio prossimo album, cioè “Welcome To Mikrosector-50” (2013).

Hai remixato tracce di Anthony Shakir, Fabrice Lig e Model 500. Le principali differenze tra le versioni originali e i tuoi remix riguardano gli accordi, il virtuosismo funk e le gravitanti percussioni. Questi elementi sembrano essere il tuo marchio di fabbrica. Che approccio hai nei confronti dell’arte del remix?

Non mi piace molto, ma quei remix erano importanti. Ho dovuto farli perché mi piacevano molto quegli artisti. Ho provato a produrne altri e ho detto a me stesso che non posso fare ciò, non mi diverto. È qualcosa che succede quando si tratta di qualcuno come, appunto, Anthony Shakir, Fabrice Lig, Juan Atkins. Mi sono divertito nel farlo per coloro che amo davvero, altrimenti sarei andato in confusione. Coloro che non mi influenzano, li trovo difficili da remixare.

Quando sarà pubblicato il tanto atteso “Welcome To Mikrosector-50”?

L’album uscirà il prossimo ottobre, ovviamente per conto della solita R & S Records. Sarà ultimato durante le prossime settimane.

Dove ti vedi, invece, tra dieci anni? Nello spazio?

Tra dieci anni, sarò impegnato a produrre ancora tracce o qualcosa del genere. Mi piacerebbe anche entrare nel mondo del cinema. Non voglio fare il dj tutta la vita.

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