Inner Emotions

Sven Weisemann

Un negozio di dischi ti cambia la vita. È la storia di Sven Weisemann, produttore e dj, ‘formatosi’ presso l’mBEAT Recordstore a Postdam. Tutto è cominciato lì, tra le influenze più disparate, dalla Detroit techno alla Chicago house, con una predilezione per le colonne sonore. All’interno della sua discografia, sembra esserci spazio per ognuna di queste e, nel corso dell’intervista, l’artista tedesco precisa perché ognuno dei suoi progetti sia ‘differente’ dai precedenti per vari motivi, con un terzo album in lavorazione.

Com’è iniziato il tuo legame con la musica? Ricordi un episodio in particolare?

Ho comprato il mio primo vinile all’mBEAT Recordstore a Postdam: era “The Extremist” (2000) di Jeff Mills. Ho lavorato nello stesso negozio per anni, avvicinandomi al soul, alla dub, alla New York house e ad altri stili: con queste influenze ho iniziato a produrre musica, era il 2001. La mia prima release è uscita quattro anni dopo.

C’è un disco che ritieni indispensabile da avere nella propria collezione?

Bella domanda! Ho molti dischi, ognuno dei quali è unico, ma compro tutto ciò che mi piace: colonne sonore, opere di cantautori e molto altro.

Quanto tempo trascorri nel ricercare musica nei negozi?

Ogni giorno c’è musica nella mia stanza, ma più che altro ascolto colonne sonore e musica di diverso genere. Spendo molto tempo e molti soldi ogni mese per la mia passione: mi piace collezionare dischi rari o particolari.

Quali artisti e dj ti hanno influenzato in passato?

Moltissimi, ma Norm Talley e Prosumer sono una sorpresa continua.

Un duo visionario come quello Drexciya è stato, forse, ancora più sorprendente.

Vero, il lavoro dei Drexciya è senza tempo, ho apprezzato molto anche il progetto The Other People Place. Sono un must per ogni collezionista di dischi.

Qual è stato il punto di svolta della tua carriera?

Tutto è avvenuto al momento giusto e, forse, al posto giusto, perché alcuni buoni amici hanno creduto in me e nella mia passione. E così ho preso prima parte a uno split su Styrax Leaves con Don Williams e Shed e, un paio di settimane dopo, Lawrence ha selezionato la mia traccia Deep Passion per la sua compilation in cd allegata magazine Groove. Il primo singolo su Mojuba, “Vibe” (2006) e “Vivid Memento” (2006) su Styrax Leavs sono stati altri episodi importanti, mentre la richiesta da parte della Ostgut Ton di suonare al piano inferiore del Berghain, una serata a Monaco di Baviera al Die Registratur e il mio primo party italiano a Torino al Fluido Music Bar hanno chiuso un cerchio di eventi molto eccitanti che hanno un po’ cambiato la mia vita.

Sei stato molto prolifico negli ultimi anni, non disdegnando neppure una sortita tra downtempo, cioè il gradevole “Sole Exception EP” (2010) su Essays.

“Sole Exception EP” è stata una release davvero importante, molto intima e personale, al pari del mio primo album o le uscite del mio progetto parallelo Desolate: rappresentano tutte una sfida interessante per me, con l’aggiunta di quel tocco di malinconia.

Quando pensi che una traccia sia completa?

Non so, è una sensazione speciale, è dentro di me. A volte si realizzano grandi cose, ma vengono distrutte, altre capisci di aver realizzato qualcosa di buono grazie ai feedback di un amico che si complimenta con me e mi chiede di pubblicare questa o quella traccia.

Con che criterio hai scelto quelle per Xine (2009) e Inner Motions (2013)?

“Xine” è stato un progetto spontaneo. Produssi per il mio “Shade EP” (2009) su Meanwhile due intro e due outro: ai ragazzi dell’etichetta wandering piacquero molto, ma la scelta per l’uscita era di due soli brani. Mese dopo mese ho raccolto frammenti di tracce in una cartella chiamata “Xine”: nacque così l’idea per un nuovo album, composto da materiale nuovo e da altre rimanenze varie. “Inner Motions” è, invece, un insieme di brani ancora più lontani nel tempo, si riferiscono al periodo tra 2006 e 2008, produzioni davvero vecchie. Da qui deriva il nome dell’album. In questo caso, ciò che ho fatto è stato apportare qualche cambiamento agli arrangiamenti e ad altri suoni.

In che modo valuti le recensioni sui tuoi lavori?

Mi piace ricevere commenti e relazioni positive sul mio lavoro, ma non è particolarmente importante: la musica parla da sé, prendere o lasciare.

Qual è il tuo attuale equipaggiamento da studio?

È davvero divertente perché molti pensano che io abbia un intero studio con macchine analogiche. Tutt’ora produco con FL Studio, il software Fruityloops, ma compongo gran parte del mio materiale grazie al mio pianoforte: questo è il mio ritmo umano.

Perché hai scelto alias come Desolate, Jouem e Phidias? E in che modo possono aiutarti a differenziare il tuo sound?

Desolate è un progetto in stile “Xine”, ma più verso l’elettronica oscura: è possibile ritrovare numerose influenze provenienti da colonne sonore e musica classica. Attualmente, sto lavorando al mio terzo album, ma il sound e le sensazioni sono diverse: è lo sviluppo di qualcosa di nuovo, per portare questo progetto a un altro livello. Phidias è, invece, un alias indirizzato verso la techno più rude e l’elettronica più atmosferica: ho appena completato del materiale per la Freund Der Familie.

Jouem, poi, è un progetto nato per un ragazzo dietro altre composizioni, uno pseudonimo che mi sarebbe piaciuto tenerlo segreto, ma è difficile nascondere una certa estetica del suono così come lo stile dei propri arrangiamenti. In buona sostanza, Jouem appartiene a un universo sonoro diverso, ma, nonostante ciò, porta la mia stessa firma. Più tardi, questo si è trasformato nel vero e proprio concept per la nuova serie su Mojuba, divisa in otto episodi. Attualmente, è disponibile la terza parte.

Vivere in Germania ha influenzato la tua visione della musica?

Non nello specifico, sono influenzato da tutti gli elementi della vita.

In che modo ti senti, invece, ‘connesso’ con Chicago e Detroit?

In un modo fortissimo, ho iniziato ascoltato tutta la musica prodotta a Detroit e Chicago, artisti come Jeff Mills, Robert Hood, Juan Atkins, Walt J., Octave One, Chez Damier, Ron Trent e altri mi hanno segnato: insomma, è stata un’era molto importante per me.

Che cosa hai imparato facendo il dj in giro per il mondo?

Ho conosciuto popoli, città e culture: amo viaggiare. Mi godo ogni giorno della mia vita, potendo fare ciò che mi rende felice. Si può conoscere tanto ma, come dj, è importante capire il prossimo, creando un’atmosfera e un percorso sonoro ideale per gli ascoltatori.

Hai remixato parecchie tracce per artisti del calibro di Tiger Stripes, Sven Tasnadi, Fabric Lig, John Beltran e altri. Qual è il tuo approccio al remix?

Cerco di stravolgere qualcosa, ma per lo più mi dedico a remix per gli amici. Nel caso specifico di John Beltran, poi, non si trattava di un remix: era il mio brano tributo per lui.

Invii ancora demo o si fanno ormai avanti le etichette con te?

Invio tracce a chi mi conosce bene, mi riferisco, ad esempio, a chi gestisce etichette quali Mojuba e Styrax Leaves. Anche i ragazzi della Fauxpas Musik sono da anni cari amici e funziona bene tra noi, un po’ come se fosse una famiglia.

Quale sarà la tua prossima mossa?

Spero di poter viaggiare e incontrare promoter appassionati e situazioni aperte in tutto il mondo. Di sicuro, continuerò a lavorare al mio terzo album, per un paio di remix come Desolate e, naturalmente, per la serie in corso con Freund Der Familie come Jouem.

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