Hieroglyphic Being – The Seer Of Cosmic Visions

Hieroglyphic Being And The Configurative Or Modular Me Trio – 'The Seer Of Cosmic Visions' (2014)

Intro inutili. Hieroglyphic Being ama andare dritto al sodo. The Seer Of Cosmic Visions, traccia d’apertura del suo omonimo album, conferma la tendenza del produttore a stelle e strisce, da anni interessato a una musica sia psichedelica che fisica. In movimento e senza fronzoli. Con lo sguardo in avanti, la sua arte sonora intende porsi come vera e propria evoluzione della mente, stimolante per nuove forme di meditazione.

Rimasterizzati da Michael Kuhn, presso lo storico studio Dubplates and Mastering di Berlino, i nove brani di “The Seer Of Cosmic Visions” (2014) si presentano, spesso, senza tentennamenti, lasciando sfumare solo gli ultimi secondi. È, però, ammessa qualche pausa: come nella seconda traccia, How Wet Is Ur Box, meno pronunciata e progressiva, se non dissonante e mite rispetto la già citata title-track.

La melodica Space Is The Place rimanda, poi, all’altrettanto omonimo disco e film di Sun Ra, pioniere del jazz cosmico, di cui è ricorso il centenario dalla nascita lo scorso maggio. Il crescendo di beep, synth e altre note di tastiera lascia spazio alle nostalgiche venature house della distensiva Letters From The Edge. Giace qui il cuore pulsante dell’ultima opera su Planet Mu del proprietario della Mathematics Recordings.

A Genre Sonique fa piombare l’ascoltatore in un tremante limbo d’attesa. In realtà, è una sottile perturbazione sonora, poiché l’atmosfera resta tesa fino all’irrompere delle contorsioni di The Human Experience, un breve divertissement, spartiacque con il mood seguente. Prima del lancio in orbita, se ne distingue il titolo: 134340 Pluto. Si tratta di un satellite acido che gravita tribale nei meandri dello spazio.

Proiettata in un nuovo clima di tensione, Calling Planet Earth si traduce in un articolato esperimento funk che scava nelle profondità della psiche artistica dell’artista statunitense. La misteriosa Strange Signs In The Sky non risolve gli interrogativi che l’uomo si pone da sempre sulla possibilità di vita aliena, ma conferma la storia discografica di Jamal Moss, da tre lustri tra i più prolifici esponenti di un sound ibrido.

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