Gorillaz – Gorillaz

Gorillaz – Gorillaz' (2001)

I’ain’t happy, I’m feeling glad. I got sunshine in a bag. I’m useless, but not for long. The future is coming on.

Uno dei ritornelli più storpiati degli anni Zero è stato ideato da una band virtuale. Disegnata sullo schermo da un fumettista inglese, Jamie Hewlett, ideatore di “Tank Girl”. L’identità dei suoi membri è stata presto rivelata, ma il progetto Gorillaz, incentrato sulla creatività di Damon Albarn dei Blur, continua a essere uno dei più curiosi e riusciti mai realizzati sinora, in grado persino di suggerire una via alternativa al pop tout court. Tutto ha avuto inizio con un sito web ad hoc, tanto curioso quanto fumettistico, a cui è seguita l’inesorabile pubblicità in rete. Chi si nasconde dietro i nomi di 2D, Murdoc, Russel e Noodle? Una domanda plausibile in tempi non sospetti.

Una volta rilasciato il singolo “Clint Eastwood” (2001), le maschere sono cadute per forza di cose. Un autentico tormentone, preludio alla pubblicazione dell’omonimo album “Gorillaz” (2001) su Parlophone, futuro bestseller. Il suo videoclip in heavy rotation sui canali musicali e, inevitabilmente, i Gorillaz finiscono in testa alle classifiche. Forse per un motivo anche extra-marketing. L’alternative rock del gruppo ha conquistato sin da subito per la sua originalità. Il sound si è rivelato, però, aperto anche a influenze hip hop, funk, finanche reggae. Da non sottovalutare neppure una certa componente elettronica, abbastanza sotterranea, ideale per punteggiare atmosfere, talvolta, meno ironiche.

La scrittura di Damon Albarn è ciò che, salvo un paio di eccezioni, unisce il tutto. Straordinaria la sua versatilità. Così come la sua voce, tirata a lucido dopo la pausa con i Blur. All’interno di “Gorillaz”, però, non è la sola. La disomogeneità di questo lavoro è segnata, all’opposto, da alcune proficue collaborazioni con altri artisti: Del The Funky Homosapien e Ibrahim Ferrer. L’apripista Re-Hash è una divertente ballata pop. L’introduzione su misura per entrare all’interno del mondo di fantasia creato dai Gorillaz, dove non mancano neppure le chitarre. È il caso di 5/4. Naturale seguito diviene, poi, Tomorrow Comes Today, quarto singolo estratto, dal basso narcolettico.

Le sue percussioni sono, però, quelle di Get Out Of My Life, Woman del cantante soul Allen Touissant. La canzone è accompagnata da una vena malinconica, e il titolo ha un certo che di mistero. Il domani viene oggi. Un primo cambio di marcia è offerto dalla cupa New Genious, costruita tramite il ricorso a due sample: la batteria di Attention degli Head West e la voce di Bo Diddley in Hit Or Miss, traslata sotto forma di scratch. Dopodiché, è il turno di Clint Eastwood. Vincente sin dal titolo, una dedica all’omonimo attore e regista statunitense, protagonista sugli schermi tra western e film d’azione dalla metà degli anni Cinquanta a oggi. Una vera icona.

La traccia è entrata nelle case di tutti, ha attratto la curiosità dell’ascoltatore più smaliziato così come quella del consumatore seriale di ‘frequenze medie’. La battuta è lenta, doppiata dal piano ed evocativa nelle incursioni d’armonica. Il cantato è, invece, un duetto tra Damon Albarn e Del Tha Funkee Homosapien. Un’inflessione monotona associata al rap aggressivo. Un accostamento che non spicca per originalità, ma la resa sonora è notevole. È, forse, il punto di partenza dell’alternative pop del nuovo millennio. Man Research (Clapper) può esserne un altro esempio, con annesso sample elettronico estratto da In The Hall Of The Mountain Queen di Raymond Scott.

La settima traccia di “Gorillaz” è scritta a carattere piccoli piccoli sul retro del cd. Punk, un titolo per nulla equivoco, si ritaglia il suo spazio all’interno del disco. Senza alcuna timidezza. In meno di due minuti, sprigiona tutta la sua spensierata furia. Appare, dunque, debole l’inizio in falsetto di Sound Check (Gravity), salvo rilanciarsi in chiave rap. Ogni tanto un paio di note al pianoforte per non tradire quella creatività che, nel complesso, è sempre più sopra la media. A seguire è l’unico brano interamente strumentale, Double Bass, un mix di suoni ritmici a tinte fosche. Rock The House, terzo singolo estratto, spazza via ogni cattivo pensiero. Una piccola gemma.

Totale il cambiamento di atmosfera, grazie al robusto e variopinto sample di Modesty Blaise di John Dankworth, mentre il flow di Del Tha Funkee Homosapien sembra essere stato concepito per unirsi proprio alle trombe in sottofondo. Anche 19-2000, secondo singolo estratto, si fregia di un campione, quello di batteria di If I Need Someone della garage rock band Bit ‘A Sweet, per caratterizzare un incedere tanto sornione quanto intrigante. Il jingle da tastiera-giocattolo è servito. Una nuova cantilena di Damon Albarn è alternata alla voce di Tina Weymouth. Quella di Ibrahim Ferrer, già membro del Buena Vista Social Club, allieta Latin Simone (Que Pasa Contigo?).

Uno squarcio di America Latina costruito sul battito di Incidental Backcloth No. 3 di Keith Mansfield, o meglio, una vera sorpresa. Criptica Starshine, zuccherosa Slow Country. Il primo brano galleggia su note eteree, il secondo una specie di ninna nanna reggae. Il finale è in chiaroscuro: M1 A1. Introduzione inquietante, ma culmine dell’energia rock contenuta all’interno di un esordio ormai indimenticabile. I remix bonus, Clint Eastwood (Ed Case And Sweetie Irie Refix Edit) e 19-2000 (Soulchild Remix), due divertissement. Il contenuto di “Gorillaz” va, dunque, oltre la voglia di sperimentare propria del ‘leader’ Damon Albarn. Altro che esperimento estemporaneo.

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