Goblin – Phenomena

Goblin – 'Phenomena (Original Soundtrack)' (2014)

Jennifer (Jennifer Connely) è la nuova allieva di un esclusivo collegio femminile nei pressi di Zurigo. Statunitense, figlia di un attore e, soprattutto, sonnambula. La sera del suo arrivo, preda del suo vagabondare, la giovane assiste all’omicidio di una compagna. Jennifer accetta l’aiuto di un misterioso scimpanzé per sfuggire all’assassino. L’animale la conduce presso l’abitazione del padrone, l’entomologo John (Donald Pleasence). Lo scienziato scozzese è attualmente impegnato nel supportare la polizia nelle indagini su una scia di sangue iniziata mesi prima con la brutale morte di una turista danese (Fiore Argento). Tutte le ragazze sono, forse, vittime di un maniaco necrofilo. Nel corso di una nuova crisi di sonnambulismo, una lucciola guida Jennifer presso il parco dell’istituto dove rinviene il corpo della sua compagna di camera Sophie (Federica Mastroianni), uccisa ‘per errore’ dal mostro, e i guanti dello stesso impigliati in una siepe.

Alcune larve di mosca si trovano al loro interno. Appartengono alla specie sarcofaga, in grado di percepire la presenza di cadaveri anche a lunghe distanze. John si accorge che Jennifer è in grado di comunicare in via telepatica con gli insetti e le consegna una gabbietta con una mosca sarcofaga, con la speranza che le consenta d’individuare l’assassino, specie se ha ucciso di recente. L’entomologo muore, però, sotto i suoi colpi quella notte. Il primate assiste alla sua morte e fugge nei boschi, dopo essersi impossessato di un rasoio a serramanico. Sottoposta ad accertamenti clinici, a causa delle sue stranezze, Jennifer rischia il ricovero in manicomio. Fuggita dal collegio, e invisa alla vicedirettrice Brückner (Daria Nicolodi), la giovane scopre la deformità di suo figlio e dove si addensano corpi putrefatti colmi di analoghe larve. L’ispettore Geiger (Patrick Bauchau) è già caduto. L’intervento dello scimpanzé è provvidenziale.

Descrizione

Una splendida adolescente, capelli corvino, occhi verdi, spocchiosa, viziata, dalla camicia da notte candida, icona sia di vulnerabilità che di forza interiore, è la protagonista di un horror sui generis, differente da “Suspiria” (1977) e da “Inferno” (1980). Una vera e propria favola a tinte dark suggellata da un incipit unico. “Phenomena” (1985) è il film più emozionale di Dario Argento nonché, per sua ammissione, il preferito del regista nell’arco di una carriera oggi cinquantennale, alla stregua di un viaggio dalla luce dei naturalistici paesaggi montani al buio dei meandri più nascosti dove si celano malsani segreti. Il medesimo elemento naturale e quello paranormale, legato al sonnambulismo e alla telepatia di Jennifer, sono contrapposti all’efferatezza e all’orrore di determinate di circostanze. Decapitazioni e mutilazioni. Il marciume e il colpo di scena. Eppure le sequenze delittuose non costituiscono l’epicentro del successo internazionale.

Stravolto il tradizionale schema che prevede una sfilza di morti incomprensibili, le indagini condotte da parte di autorità che brancolano nel buio e una soluzione inattesa, spesso, a fronte di traumi infantili. L’attenzione nei confronti di strategici e caratteristici elementi di derivazione fiabesca, tra ambienti circoscritti e personaggi stereotipati, è parallela a quella di Dario Argento circa le condizioni delle donne in azione sul grande schermo. Le allieve dell’istituto svizzero sono figure fragili, condannate alla solitudine, abbandonate a se stesse, indifese di fronte ai pericoli del mondo esterno. Frau Brückner, poi, un’educatrice inflessibile, una madre premurosa che nasconde un bambino deforme e un’assassina senza scrupoli. Le carte sono ulteriormente mescolate dalla presenza di alleati davvero impensabili, l’intelligente scimpanzé e gli insetti, a cui è affidato il ‘ruolo’ più innovativo. È grazie a raccapriccianti vermi che è possibile risolvere l’enigma.

L’orrore come viatico necessario per la meraviglia. “Phenomena” è come un romanzo di formazione. Il nono lungometraggio di Dario Argento rappresenta, inoltre, la prima collaborazione tra il regista e due futuri stretti collaboratori: lo sceneggiatore e critico cinematografico Franco Ferrini e Sergio Stivaletti, autore degli effetti speciali, con il contributo del sodale Luigi Cozzi, già occhio dietro la cinepresa per “Contamination” (1980). Il ricorso a semplici tecniche artigianali è stato particolarmente efficace: ad esempio, per realizzare lo sciame di mosche che avvolge il collegio femminile è stata sovrapposta alla pellicola della polvere di caffè disciolta in acqua. Il cineasta dimostra, invece, una volta in più abilità nell’abbinare a ogni film la fotografia e la musica più pertinenti. Nello specifico, la prima riecheggia la luminosità dell’espressionismo tedesco, privilegiando i toni bianchi opposti a quelli accesi di “Suspiria”.

Musica

La seconda ha, invece, una storia travagliata. Dopo aver bluffato con i media, asserendo che la colonna sonora di “Phenomena” sarebbe stata il soffio del vento o il ronzio degli insetti, Dario Argento ne ha affida la composizione al Mike Oldfield di Tubular Bells, celebre tema de “L’Esorcista” (1973) di William Friedkin. Il musicista britannico, reduce dall’esperienza cinematografica di “Urla Del Silenzio” (1984) di Roland Joffé, realizza alcuni provini che non convincono a pieno il regista. Lo stesso intende affiancare musiche d’atmosfera a brani rock e metal. Sono così acquisiti i diritti per l’utilizzo di Locomotive dei Motörhead e di Flash Of The Blade degli Iron Maiden e si raggiunge un accordo con Bill Wyman, storico bassista dei Rolling Stones, per un’ulteriore traccia. Mike Oldfield rompe, però, con il cineasta, non essendo più il compositore dell’opera. Ecco che entrano in scena i Goblin o, meglio, Claudio Simonetti e Fabio Pignatelli.

I due musicisti accettano l’incarico di comporre dei brani sia in modo autonomo che in tandem, rispolverando per l’occasione il marchio che li ha resi celebri. I tempi stringenti non consentono ai due di elaborare ed eseguire un’intera partitura. È così contattato anche il chitarrista e tastiera inglese Simon Boswell, ex componente dei Live Wire, per The Maggots e, dopo aver ottenuto il via libera dalla Cinevox, si aggiunge alla tracklist anche Two Tribes dei Frankie Goes To Hollywood. Andi Sex Gang registra, infine, The Quick And The Dead, You Don’t Know Me e The Naked And The Dead presso gli studi Trafalgar. Il commento eterogeneo e dalle sfumature metalliche, una scelta adottata anche da Lamberto Bava per quello di “Demoni” (1985), è assemblato e pubblicato prima dell’uscita di “Phenomena” nelle sale. La fretta è cattiva consigliera: alcuni brani non utilizzati sono inclusi all’interno dell’album e altri, viceversa, non inseriti.

Tra questi, ad esempio, figurano le versioni alternative, o da film, a cura di Claudio Simonetti e Fabio Pignatelli, contenute in tre edizioni cd (1997, 2007, 2012). Release Cinevox dalle differenti copertine, pubblicate a distanza di oltre un decennio e un ventennio da “Phenomena”, nel frattempo divenuto un cult della filmografia horror e non, complici sia l’aver ‘scommesso’ sulle trama con nuove tecniche d’indagine, che riescono a stabilire con esattezza la data di un decesso di un essere umano rinvenuto cadavere, così come l’aver fatto ricorso ai migliori mezzi disponibili all’epoca e alle migliori maestranze in circolazione. È necessario l’intervento dell’etichetta AMS d Matthias Scheller per la prima stampa in vinile della partitura, con note di copertina a cura di Fabio Capuzzo, firmata dai due storici membri fondatori dei Cherry Five e dei Goblin. Tredici i brani impressi su lacca a fronte dei diciannove disponibili.

L’opener di “Phenomena (Original Soundtrack)” (2014) è la trascinante e omonima title-track firmata dal solo Claudio Simonetti, fondata sull’incessante ripetizione dello stesso arpeggio, in seguito ‘preso in prestito’ dalla band epic metal Rhapsody per Queen Of The Dark Horizons, tra i punti di forza di “Rain Of A Thousand Flames” (2001). Una tema di grande impatto, su misura anche per le sequenze concitate, in scia al ricorso agli inquietanti vocalizzi di una soprano, Pina Magri, e alla collaborazione con Walter Martino, alla batteria come durante le sessioni di registrazione di “Profondo Rosso”, e Marco Rinalduzzi alla chitarra elettrica. Entrambi contribuiscono anche alla resa sonora delle successive Jennifer, The Wind, Sleepwalking e Jennifer’s Friend, ovvero le tracce realizzate in compartecipazione tra tastierista e bassista a nome Goblin, incise presso gli studi Acquario, lì dove lo stesso Fabio Pignatelli esegue la sua Insects.

Jennifer inizia con dolci arpeggi di tastiere, un motivo sostenuto dai sintetizzatori e da basso, charleston, chitarra elettrica e batteria Simmons ed ‘evoluto’ in chiave dance. Introdotta da un vento ‘elettronico’, The Wind è breve, ma efficace, complici anche i vocalizzi operistici. Improvvisi stacchi di batteria e tastiera destano l’attenzione dell’ascoltatore, mentre l’ipnotica Sleepwalking è dedicata alle sequenze di sonnambulismo della protagonista. Ritmo elettronico in quattro quarti, echi di percussioni e sintetizzatori. In perfetta sintonia. Jennifer’s Friend, non utilizzata in “Phenomena”, e Insects completano il lato A. Da una parte, linee sintetiche di melodici e morbidi sequencer sono affiancate dal basso e dalle percussioni. Dall’altra, il raggelante soffio del vento e una manciata di note, simil bordone, ai limiti dello sperimentalismo. Il lato B è, infine, dedicato alle versioni alternative, tra cui spicca Phenomena (Piano Solo).

Acquista la colonna sonora di “Phenomena”