Goblin – Notturno

Goblin – 'Notturno (Musiche Della Colonna Sonora Originale Del Film)' (2017)

Un capitolo ignoto del grande libro dei Goblin. La colonna sonora di “Notturno” (1983), spionistico diretto da Giorgio Bontempi, fu pubblicata dalla Cinevox in contemporanea con l’uscita del film nelle sale, ma in tiratura limitata. Sei brani, mezz’ora di musica e Tony Musante armato di fucile in copertina. Anni dopo, la stessa fu rimasterizzata e diffusa in cd, sia per conto dell’etichetta romana (1998) che della giapponese Nexus (2000). Entrambe le versioni presentavano sette brani bonus.

Per fortuna, in occasione del Record Store Day, la solita AMS ha diffuso sul mercato la prima attesa ristampa in vinile. L’edizione di “Notturno (Musiche Della Colonna Sonora Originale Del Film)” (2017) si differenzia dalle precedenti sia in termini di artwork, minimale e di maggiore impatto, che di tracklist, con soltanto dieci brani dei quattordici precedenti, selezionati da Fabio Capuzzo, autore anche delle note di copertina che, tra foto di scena e manifesti della pellicola, ne illustrano la trama.

“Notturno” è stato sia un film che un telefilm. Differenti, ovviamente, le durate, rispettivamente di cento e quattrocentoventi minuti, spalmati su sette episodi trasmessi il martedì alle 22 su Rai Uno tra febbraio e marzo 1986, in anticipo di alcuni mesi sulla messa in onda tedesca. Una collocazione serale poco pubblicizzata che, non a caso, ebbe scarso seguito tra i telespettatori. Nonostante un buon cast, tra cui Maurizio Merli, anche la pellicola era stata, però, un autentico flop al botteghino.

È una storia di spionaggio realista, psicologico, duro e crudele – dichiarò Giorgio Bontempi – i cui connotati hanno tutte le caratteristiche di una storia internazionale, senza precisi riferimenti locali. Ecco perché l’impegno produttivo è particolarmente ambizioso. Non si tratta solo di un soggetto spionistico ma, tra le righe, ci sono anche aspetti politici: se si riacutizzano i conflitti tra superpotenze, chi ne fa le spese sono gli Stati più piccoli.

Le riprese erano cominciata nel novembre 1980, con un budget di un miliardo di lire e venti settimane di lavorazione. Alla base di “Notturno”, una storia abbastanza complessa, colma di personaggi borderline, intrighi e inevitabili colpi di scena. All’aeroporto di Fiumicino, una piccola organizzazione criminale sabota il tentativo di distensione in atto tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Nell’ambito di un loro scambio tra prigionieri, qualcosa va storto. Un ostaggio è assassinato.

L’attentato è riuscito. Sovietici e statunitensi si scambiano reciproche accuse circa il mancato rispetto degli accordi. In seguito, si renderanno conto che un terzo attore è intervenuto nella vicenda, lo spionaggio polacco, e così i rispettivi servizi segreti collaboreranno per smascherare i veri colpevoli. In parallelo, la non a lieto fine storia d’amore tra il protagonista, il tiratore nictalopo Yurek Rudinski (Tony Musante), e la spia britannica Mary Ann Standish (Fiorenza Marchegiani).

In buona sostanza, è un’inverosimile sceneggiatura da Guerra Fredda, specie se rapportata alla realtà dei primi anni Ottanta, sia per gli scontri tra servizi segreti che per lo sfondo politico. Ad esempio, l’Unione Sovietica guidata dai predecessori del riformatore Michael Gorbačëv, Jurij Andropov e Konstantin Černenko, era già in crisi da tempo, oltre che appesantita dalle spese militari, necessarie per provare a bilanciare la Strategic Defense Initiative proposta dal presidente Ronald Reagan.

La produzione scelse, inoltre, di realizzare l’edizione per le sale cinematografiche eliminando interi blocchi del racconto. Una volta riassunti soltanto gli avvenimenti della quarta, quinta e sesta puntata, e tralasciando il resto della vicenda, azioni e psicologie dei personaggi furono meno comprensibili da parte dello spettatore. L’edizione televisiva fu senza dubbio migliore, ma la durata di sette ore, a fronte di una regia incolore e una scenografia scarna, ricevette altrettante critiche.

Un tratto positivo del film è la colonna sonora. In contemporanea con la registrazione di “Volo” (1982), terzo album in studio dopo “Roller” (1976) e “Il Fantastico Viaggio Del Bagarozzo Mark” (1978), i Goblin furono contatti dalla Rai per realizzare lo score di “Notturno”. La band è ‘ridotta’ a due membri storici, Fabio Pignatelli al basso e Maurizio Guarini alle tastiere, dopo le dipartite di Claudio Simonetti e Massimo Morante, ricongiuntisi al primo per il cebere score di “Tenebre” (1982).

Anche lo storico batterista Agostino Marangolo è indisponibile, perché impegnato con i New Perigeo, in cui figura un altro ex Goblin, Carlo Pennisi. Suo fratello Antonio Marangolo è, invece, invitato ad unirsi al gruppo, suonando il sassofono, così come già accaduto in occasione delle partiture di “Suspiria” (1977) e “Amo Non Amo” (1979), dopo i trascorsi prog in gruppi quali Flea ed Etna. Derek Wilson alla batteria e Marco Rinalduzzi alla chitarra completano l’ennesima line-up.

Musicare qualcosa come sette ore di pellicola non è facile. Conciliare jazz, rock e sintetizzatori è alla portata di una band che, nell’arco di un decennio, ha contribuito al successo di “Profondo Rosso” (1975) e poi costruito una carriera di assoluto rispetto. Oltre scrivere temi ad hoc, con annesse variazioni, i Goblin offrono a “Notturno” anche un paio di brani già editi quali Bagliore Di Luce e Sicilian Samba, rispettivamente tratti dalle colonne sonore di “Patrick” (1979) e “Squadra Antigangsters” (1979).

Lo score ufficiale prende il via con Nocturne. Immediati i rimandi sia al basso del James Bond Theme di John Barry che al magnifico fraseggio tra batteria e tastiere di Zombi, traccia dell’omonimo score (1978) per il cult di George Romero, anche noto come “Dawn Of The Dead”, con la collaborazione di Dario Argento alla sceneggiatura. Al tema di “Notturno”, eseguito anche da pianoforte e chitarra elettrica, segue il gradevole Bass Theme, un brano atmosferico, quasi sospeso, con inserti jazz, dal ritmo incalzante.

Landing Strip fa, invece, perno sulle note del vibrafono per poi evolvere in una melodia dai toni nostalgici, con il contributo del sassofono. Sullo sfondo, rumori striduli, molto gobliniani, ideali per far crescere la tensione, già delineati durante Slow Circus, presente nella tracklist della colonna sonora del già citato “Tenebre”. Helycopter comincia laddove termina la precedente traccia, con il rumore delle pale rotanti di un elicottero, elemento sonoro che, in maniera paradossale, non ha alcun riscontro nel film.

È un altro tema lento, triste, ascoltabile durante la successiva Nocturne (Take 6), tra i brani bonus delle edizioni cd, fondato sul sintetizzatore. Il lato A si conclude con la rilassante Nocturne (Take 7), ripresa di una traccia presente sul lato B, Est, a sua volta recuperata dall’omonima conclusione di “Volo”. Oltre Helycopter (Reprise), nuova variazione del tema omonimo, Est, si configura come uno dei migliori esperimenti dell’album, con frammenti field recording e un non invadente sassofono.

Un mix di suoni che, forse, non ha il giusto corrispettivo con le sequenze di una pellicola di spie. Nel corso dei sette minuti di Landing Strip (Reprise) ritornano, infine, gli incubi metallici, le note della paura e gli immancabili riverberi. Nocturne (Take 1), ultima misteriosa ripresa di Helycopter, pone in evidenza la chitarra. Un crescendo di emozioni per sigillare uno degli score meno noti al grande pubblico ma, ugualmente, teso, dal cuore rock e di grande spessore. Una prerogativa Goblin.

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