Giulio Aldinucci – Aer

Giulio Aldinucci – 'Aer' (2014)

Suoni diversi possono interagire fra loro, diventando vera e propria musica. Duttile come un metallo, da plasmare tramite software e hardware analogici. Variopinta come una tavolozza, ne esprime i colori via field recording. Al mastering di Ian Hawgood il compito di uniformare paesaggi atmosferici, o esaltare anche solo la delicatezza di un fruscio. Micro-suoni in sottofondo, mentre si è alla ricerca di qualcosa. Pagine di vita da sfogliare. La ripetizione di un segnale e un cinguettio. All’interno di Intermittent Musical Box giace la materia prima dell’opera di Giulio Aldinucci.

Una volta scoperchiato lo scrigno di Pandora dell’artista senese, l’atmosfera si fa elettrica, o frenetica a tratti. Il passaggio è netto. Lentamente, in un vortice di sospiri e reti da issare a bordo, Lampara muta da bordone a field recording acquatico. Dei passi in avvicinamento. Sul suolo terrestre, di nuovo. Con Sleep With Noise si va sul sicuro: saturazione del suono e prove d’innalzamento verso l’alto. Come un rumore strozzato in gola per uno stato di caos calmo nel pieno di un profluvio di irriconoscibili grida.

E, non a caso, segue Filo Di Voce, che, collocata a metà album, si pone come esigenza di escapismo urbano. Lontani brusii maschili appaiono inanimati. Una voce femminile scandisce, invece, il ritmo di una traccia dalle mutevoli iperboli sonore. Quanta fa, poi, 1001011011×2? La riposta è, forse, propria solo delle immanenti cicale, sovrapposte al gracchiare di apparecchiature varie, come a voler imitare i loro ‘cugini’ grilli. Interazione ecologista dal vivo, o nuovo codice di comunicazione fra animali e uomo.

All’improvviso, s’interrompe la magia della natura. Soffia il vento e un motore prende il largo. Bambini giocano in libertà. Rintocchi di campane accorpati a distorsioni annunciano In Mare, sordo respiro della quotidianità. Dopodiché, Fieno, la conclusione di “Aer” (2014) su Dronarivm: un bagliore di luce su onde d’urto. L’ultima quiete prima dell’inverno. Il calore del riverbero e l’agreste dispersione di crepitii. Per uno dei migliori lavori dell’anno a cura di chi è già parte dell’Archivio Italiano Paesaggi Sonori (AIPS).

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