Gianluca Petrella – 103 Ep

Gianluca Petrella – '103 Ep' (2015)

Vent’anni di carriera di spalle e tanta voglia cercare nuove forme sonore. Nuovi varchi dimensionali. O nuove esperienze artistiche. Senza mai abbandonare il trombone, strumento di partenza e di arrivo per Gianluca Petrella, ultimo nome a entrare a parte del catalogo di electronique.it e primo proveniente da un ambito puramente jazz. Tra i più talentuosi artisti della Penisola, più volte premiato tra gli ‘emergenti’, vanta oggi collaborazioni sia con jazzisti internazionali che con gli italiani Enrico Rava, Paolo Fresu e Stefano Bollani, senza dimenticare incursioni elettroniche con Nicola Conte, DJ Ralf, i Matmos, Ricardo Villalobos e Max Loderbauer in progetti discografici o dal vivo.

Menzione obbligatoria, infine, per la Cosmic Band, oggi un quintetto, attivo dal 2007 e improntato celebrare il genio di Sun Ra. “Un personaggio che ha lasciato un segno profondo, forse soprattutto all’esterno del jazz, pur rimanendo una figura in qualche modo controversa”. Il pioniere dell’afro-futurismo è tra le sue fonti d’ispirazione. “103 Ep” (2015) esplora, invece, potenziali vie di fuga ambient, senza rinunciare alla propria cifra stilistica, tra intelaiature introspettiva e momenti melodici. Una volta sorvolata la montagna dipinta in copertina dal pittore svizzero Conrad Jon Godly, è possibile fare scalo in una città addormentata, avvolta da fumi e dannatamente romantica.

“Sin dalla prima volta che abbiamo ascoltato la sua musica, qualcosa dentro di noi è cambiato. Profonda, incisiva, fine. Tutto ciò che la nostra anima ha sempre amato e cercato”. L’etichetta romana ha finito così per selezionare e rilasciare su vinile quattro tracce di pura beatitudine acustica, in grado di spingersi verso uno zeitgeist alternativo. Il coraggio nello sperimentare, il ricorso a soluzioni intriganti e un’attitudine curiosa come chiavi d’ascolto del 12”: elegante nelle composizioni, equilibrato sul piano delle contaminazioni in atto e interessante dal primo all’ultimo minuto. Con il trombone mai presenza ingombrante, ma splendido orpello, pronto a inserirsi al momento giusto.

A partire dall’apertura con Balletto Meccanico, la narrazione si autoalimenta di flashback e flashforward, evocando inquietudini metropolitane. Irregolarità in note, riflessi di un’umanità in costante movimento, pronta a concedersi una pausa di riflessione con Cue. Attimi di solitudine sul lato A descritti con autentica raffinatezza. “Sono abituato a muovermi su fronti diversi, provengo dal jazz, ma il mio linguaggio musicale si è sviluppato in contesti molteplici”. Niente di più vero se riferito alle sonorità sporche e a quelle atmosfere cinematiche che dominano sul lato B, tra le trame elicoidali di Helix e le aperture luminose della title-track. Impossibile restare impassibili.

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