Gianluca Favaron – Variations (Fragments Of Evanescent Memories)

Gianluca Favaron – 'Variations (Fragments of Evanescent Memories)' (2018)

Even variation is a form of repetition.

Una frase di Arnold Schönberg come stella polare. Indicatrice infallibile per Gianluca Favaron circa il percorso artistico da intraprendere o da proseguire. Da una parte, la ricerca, per provare a plasmare o ad assemblare nuovi e vecchi suoni, affidando costantemente il loro più intimo significato all’ascoltatore, in scia a concept mai banali o a ulteriori idee virtuose. Dall’altra, la voglia di continuare a confrontarsi senza barriere o limiti con l’intero spettro elettronico, manipolando disparate sorgenti sonore con assoluta naturalezza, senza badare a generi o tendenze. “Variations (Fragments Of Evanescent Memories)” (2018), rilasciato dalla solita 13, l’ennesimo contenitore di esperimenti da prendere molto sul serio. Ostici od obliqui. Dai chiari rimandi distopici e, soprattutto, dall’elevato tasso cerebrale. Riflessi di una realtà quasi terza, derivanti dal sapiente ricorso ad apparecchiature analogiche. Chitarra e idrofono, nastri e sintetizzatori. Strumentali per garantire al meglio la resa di variazioni ai limiti dell’umano, quei ricordi creduti perdi e tramutati in una collezione di frammenti. Memorie di un inconscio, a tratti, persino inquieto nel suo manifestarsi in note.

Impulsi elettronici, tensioni sottese, voci distanti. L’opener Fragment #1 è fondata su una manciata di field recording, abilmente sovrapposti, e altri derivati digitali. Cinque minuti introspettivi. Suoni dispersi nell’aria. In costante rotazione. Dal silenzio emerge, poi, Fragment #2, che delinea un’insolita fase di stasi, in cui i materiali sonici e i rumori di fondo sono appena abbozzati. L’atmosfera, a metà strada tra attesa e raccoglimento, prosegue sommessa con l’acquosa Fragment #3. Il prolungato susseguirsi di clangori e crepitii è interrotto dall’ambigua Intermezzo, solcata da sporadiche scariche elettriche. Fragment #4 recupera e amplifica il mood allucinato, vero e proprio leitmotiv dell’album. L’immobilità della prima parte traccia è, infatti, contrapposta a una maggiore esposizione sonora, dalla quale emergono aerei in volo e folle di astanti. Fragment #5 alza, invece, la posta in gioco: la tradizionale texture rumorista è squassata da frustrate soniche. Le ripetizioni abbondano. La conclusiva Finale evidenzia la notevole abilità di Gianluca Favaron anche in ambito soundscaping. Se i primi due minuti tratteggiano un piccolo scenario naturale, i successivi ne illustrano le profondità crepuscolari.

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