Gian Franco Reverberi – Riti, Magie Nere E Segrete Orge Nel Trecento

Gian Franco Reverberi – 'Riti, Magie Nere E Segrete Orge Nel Trecento (Colonna Sonora Dal Film)' (2016)

L’apice dell’exploitation tricolore. “Riti, Magie Nere E Segrete Orge Nel Trecento” (1973) è tra quei film talmente brutti da vedere almeno una volta. Diretta da Renato Polselli, in arte Ralph Brown, la pellicola fu un maldestro tentativo psichedelico di cavalcare l’onda lunga del successo raccolto da horror e decamerotici del periodo come, ad esempio, “Vampyros Lesbos” (1971) di Jesús Franco o “Violenza Ad Una Vergine Nella Terra Dei Morti Viventi” (1971) di Jean Rollin. Nelle intenzioni del regista, “Riti, Magie Nere E Segrete Orge Nel Trecento” avrebbe dovuto fare leva “sul fascino che il mistero esercita sulla gente comune” ma, in realtà, il prodotto finale si fonda su un’insensatezza rara, complice sia la mancanza di una vera sceneggiatura che la povertà di mezzi. Trama delirante, stacchi privi di logica, personaggi improbabili, scenografie modeste.

Difficile non restare attoniti di fronte al trionfo dell’arte dell’arrangiarsi, tanto ingenua quanto sperimentale, specie se in presenza di pipistrelli di cartone e serpenti di plastica sul set allestito all’interno del Castello Piccolomini di Balsorano, una location utilizzata anche per uno degli ultimi thriller zoonomici, “La Sanguisuga Conduce La Danza” (1975) di Alfredo Rizzo, e per alcuni pornografici di Joe D’Amato e Franco Lo Cascio, con Rocco Siffredi. All’interno della struttura rinascimentale, si susseguono dialoghi allucinanti e bizzarri, alternati a scene di sesso, con un gruppo di satanisti in tutina aderente rossa e mantello nero pronti a sacrificare una donna di fronte alla Gran Maestra Isabella, pallida e crocefissa. Secondo la profezia, in occasione della notte della venticinquesima luna, il rito le consentirà di tornare in vita seicento anni dopo la sua morte.

I protagonisti del film sembrano, però, gli stessi che allora bruciarono sul rogo la strega vampirizzata dal conte Dracula: si tratta di reincarnati o di resuscitati attraverso la magia nera? Una domanda difficile. I ripetuti flashback imposti da Renato Polselli concorrono a impedire la formulazione di un’ipotesi più o meno definitiva, o almeno definita. Errori di montaggio o calembour cinematografico? Persino la sequenza che ricostruisce l’accaduto solleva un ulteriore e lecito dubbio: perché crocifiggerla con un paletto nel cuore se già arsa viva? Nell’arco di due ore di noia sono, forse, gli amanti del piccante a godere maggiormente della visione di “Riti, Magie Nere E Segrete Orge Nel Trecento”, una pellicola dall’incondizionato uso o abuso di nudità femminili, spesso sovrapposte a una colonna sonora jazz, a cura del compositore Gian Franco Reverberi.

Il suo nome circolava in ambienti pop, considerati i trascorsi come autore delle musiche di vari interpreti della canzone italiana, e persino in quelli rock, in qualità di membro ombra del gruppo The Underground Set, autore di “War In The Night Before” (1971). Prima di avvicinarsi all’horror e all’erotico, collaborando con Renato Polselli anche in “Delirio Caldo” (1972), Gian Franco Reverberi aveva firmato un paio di partiture per western, tra cui “Preparati La Bara!” (1968), senza sapere che, anni dopo, un sample del brano Nel Cimitero Di Tucson per la pellicola di Ferdinando Baldi avrebbe lanciato in orbita il singolo “Crazy” (2006) di Danger Mouse e Cee Lo Green, in arte Gnarls Barkley. La versatilità di approcci del musicista genovese è riscontrabile anche in “Riti, Magie Nere E Segrete Orge Nel Trecento (Colonna Sonora Dal Film)” (2016).

Lo score, pubblicato per la prima volta dalla Cinedelic Records, presenta quindici brani in cui emergono diversi elementi sonori comuni della musica per i ‘mondi neri’ degli anni Settanta, ricorrenti nel giallo e nel thriller di derivazione argentiana. Gemiti affannosi, barocchismi disturbanti, ritmiche tribali. È il caso dell’opener Orgiastic Ritual, una lenta esecuzione per basso, chitarra e percussioni, a cui si aggiunge la godereccia parola ‘no’, ripetuta più volte. Anche Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Secret Orgy) presenta una struttura simile, con voci che si sovrappongono, mentre la ‘classica’ Black Secret (Piano Version) offre all’ascoltatore una manciata di note di pianoforte. Con il tema della strega, Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Isabella’s Heart), l’atmosfera diviene da brividi, con un ritmo incalzante e il battito del cuore sempre più veloce.

Oltre i fruscii di Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Psycho Tape Loop), i sussurri di Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Secret Orgy II), gli archi dalle reminesce morriconiane di Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Balsorano’s Castle) e i tamburi di Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Sacrifice). Una cappa di calore attanaglia Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Secret Orgy Suite), già prigioniera di altri lamenti d’oltretomba. Il teso interludio Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Sacrifice) introduce i raggi di luce di Black Secret (Synth Version). Ancora echi distorti con Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Secret Orgy III). Riti, Magie Nere E Segrete Orge (Decamerotic), invece, una divertente divagazione jazz per basso, tromba e pianoforte. Riti, Magie Nere E Segrete Orge (The Reincarnation) l’ultima spirale nel vuoto prima della conclusiva Black Secret. Un incubo romantico.

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