Gerhard Heinz, Orchester Michel Dupont – Jess Franco’s Bloody Moon

Gerhard Heinz, Orchester Michel Dupont – 'Jess Franco's Bloody Moon (Original Motion Picture Soundtrack)' (2015)

Un anno di lavoro, migliaia di euro investiti, un progetto in ottantacinque tracce. Quando i numeri impressionano e, soprattutto, fanno la differenza, i commenti divengono quasi del tutto superflui. L’assurda edizione in vinile di “Jess Franco’s Bloody Moon (Original Motion Picture Soundtrack)” (2015) è destinata a passare alla storia. Rilasciata per conto di Director’s Cut e Stella International, una doppia divisione della Private Records di Janis Nowacki, la colonna sonora in triplo vinile per uno dei più turbolenti splatter di sempre, il fortunato “Bloody Moon” (1981) di Jess Franco, rappresenta un unicum di proporzioni bibliche. Da scongiurare subito l’idea di un mero oggetto da collezione.

Tra i solchi è stata incisa un’autentica dichiarazione d’amore nei confronti della musica diretta da Michel Dupont e firmata da Gerhard Heinz, riportata in tutta la sua interezza, con oltre quaranta brani dalla durata inferiore a un minuto. Una stampa di tale caratura diviene, poi, anche un’occasione per comprendere fino a che punto un certo quantitativo di musica è sovrapposto a determinati fotogrammi.

Il che giustifica i sei lati di “Jess Franco’s Bloody Moon (Original Motion Picture Soundtrack)”, in grado di offuscare persino i prodotti delle major internazionali. Così, sette lustri dopo, il compositore ha potuto ascoltare per la prima volta uno dei suoi lavori, forse, tra i più sperimentali di sempre, in bilico tra aperture disco, bagliori krautrock, oscuri inserti ambient e il synth-pop in voga all’inizio degli anni Ottanta.

La sua ricerca in note è da allineare a quella dell’etichetta tedesca dal nome tutto italiano, abile nell’inseguire rarità del calibro di “Il Giustiziere Della Strada” (2015) di Detto Mariano e attenta nel riprodurre interessanti album come, ad esempio, “Concorde Affaire ’79” (2014) di Stelvio Cipriani. Setacciare la discografia di Gerhard Heinz, e acquisirne i diritti, è stata un’operazione tanto faticosa quanto costosa, ma consegna ai posteri l’ennesimo manufatto sonoro di altissima qualità, degno successore delle gioiose colonne sonore “Sex Fever” (2014) e “The Pussycat Syndrome” (2015).

Don’t panic… it only happens once in a… Bloody Moon!

“Bloody Moon” è uno dei 170 lungometraggi diretti da Jesús Franco, regista spagnolo iperattivo tra 1959 e 2012. L’irrefrenabile voglia di filmare lo ha spinto a confrontarsi con generi diversi tra loro – gotico, slaher, erotico, gore, onirico, hard – firmando in media almeno tre pellicole l’anno. Fedele al motto del collega Luis García Berlanga, secondo il quale tutto ciò che occorre per fare cinema è «¡una cámara y libertad!», Jess Franco, ricorrendo a vari pseudonimi ispirati al mondo del jazz, ha sempre cercato una via alternativa a tutto ciò che è stato bollinato come cinema di serie B.

Nella sua bulimica filmografia, “Bloody Moon” si colloca dopo “Mondo Cannibal” (1980) e “Sadomania” (1980), un cannibalico, in scia a “Cannibal Holocaust” (1980) di Ruggero Deodato e “Mangiati Vivi!” (1980) di Umberto Lenzi, e un horror a sfondo sexy. Ispirato da “Halloween” (1978) di John Carpenter e da “Venerdì 13” (1980) di Sean S. Cunningham, “Bloody Moon” è conosciuto in Italia come “Profonde Tenebre”, quasi a suggerire una connessione con il celebre “Profondo Rosso” (1975) di Dario Argento.

La pellicola racconta la bizzarra vicenda di Mark, giovane dal volto sfigurato, che violenta e uccide a forbiciate una ragazza. Anni dopo, uscito dal manicomio, si trasferisce dall’anziana e paralitica zia ed è posto sotto la custodia della sorellastra Mandy, con cui ha avuto una relazione incestuosa. Nel college sito nei dintorni della loro tenuta, alcune studentesse in preda agli ormoni sono costrette a sfuggire dalla furia di un misterioso killer che inizia a massacrarle una a una nei modi più efferati. Sono tutte amiche di Angela, la ragazza di cui si è invaghito Mark, con atteggiamenti da stalker.

Co-produzione ispano-tedesca, “Bloody Moon” non brilla né per gli attori, abbastanza anonimi, né per l’intreccio, semmai incuriosisce per gli effetti speciali. Un tripudio di sangue a carne lacerata. L’assassino indossa la maschera di Topolino e si diletta sia con il coltello che con la motosega. Notevole la sequenza che segue il suo morboso avvicinarsi alla vittima di turno: la seguente coltellata nella schiena è così profonda che la lama fuoriesce dal capezzolo. Da alta tensione la soggettiva tramite i fori per gli occhi, così come le inquadrature alternati tra volti terrorizzati e non.

Singolari i giochi di luce, tipici della filmografia di Mario Bava, per illuminare le singole scene in modo irreale mediante vari cromatismi. A beneficiarne è, spesso, il personaggio di Mandy, una sorta di femme fatal attratta dalla Luna come un licantropo. L’ennesimo richiamo a un altro cinema. “Bloody Moon”, vietato in alcuni paesi, scorre abbastanza veloce e, nel complesso, è piacevole da vedere. Oltre i rimandi ad altrui pellicole, le commistioni sussistono anche fra stili musicali, il commento di Gerhard Heinz sembra pagare tributo non solo agli anni Settanta appena trascorsi.

Melodie oniriche, temi ballabili, bolle psichedeliche. In linea con un trend allora comune, la colonna sonora mescola suoni cupi e particolarissimi a quelli più allegri e scanzonati come, ad esempio, Love In The Shadow Part 1 e Holiday Feeling (Unreleased 12” Version) sul lato A. Motivi orecchiabili presenti anche sul lato B come, ad esempio, Go Get A Kick e Samba Tropical. C’è spazio pure per una romantica traccia vocale, Oh Sensualita, uno scatenato shake, Pride Rock’n Roll, e un insolito skip, affatto errore di fabbricazione, in Oh Sensualita (Skipping Record Scene).

Da segnalare, Spanish Guitar Folk, utile per rimarcare l’ambientazione ispanica, il cui arpeggio ricorda molto da vicino quello della hit Born To Be Alive di Patrick Hernandez. In maggioranza, le tracce ambientali del lato C sono, invece, quelle ascoltabili durante le varie sequenze di suspense. Sonorità simili sono parimenti riscontrabili sul lato D, con l’eccezione della scatenata e cantata Disco Nights. Ancora, sul lato E, fa bella figura il più profondo e orchestrale Bloody Moon Theme. Infine, parentesi sperimentali e versione alternative affollano il lato F. Nessuna è da tralasciare.

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