Gerardo Iacoucci – Simbolismo Psichedelico

Gerardo Iacoucci – 'Simbolismo Psichedelico' (2015)

Una library a metà strada tra simboli ed estensioni della coscienza. “Simbolismo Psichedelico” (2015) pone l’uno accanto l’altro due termini affatto in antitesi. “Il simbolismo psichedelico – come riportato in copertina – è l’espressione degli elementi simbolici fondamentali che caratterizzano le sensazioni e le reazioni del mondo contemporaneo in un ambiente in cui nuove concezioni di vita influenzano le attività umane”. Ascoltare l’album di Gerardo Iacoucci, prima release del catalogo in costante crescita della Intervallo, è un’esperienza sensoriale breve e intensa.

Studente presso il Berklee College of Music di Boston, fondatore della Scuola Popolare di Musica di Testaccio a Roma, eccellente pianista jazz. Parallela alla vita di tutti i giorni, Gerardo Iacoucci ha avuto l’opportunità di perseguire una via sperimentale, coincidente, nel caso di “Simbolismo Psichedelico”, pubblicato in origine dalla Deneb (1970), in una ricerca di emozioni da tradurre in suoni. Una vera e propria urgenza espressiva che ha presto assunto le sembianze di Fantasmi Lunari, in apertura del lato A, tra allucinazioni a occhi aperti e altre oscillazioni. Non c’è, invece, tensione in Introversione.

Una manciata di note di pianoforte, espressione della delicatezza dell’anima. Stress Angoscioso, con la sua progressione febbrile, infligge una sferzata al lavoro di Gerardo Iacoucci. Ellittica Ossessione Notturna. Oltre la voce nel vuoto, l’inorganica Alchimia E Alambicchi. Il lato B riparte con la deriva free di Psicopatologia e si trascina stanco in Nevrosi Mentale. È la traccia più lunga di “Simbolismo Psichedelico”, Simbolismo Fantastico, a fare letteralmente centro. L’atmosfera si carica di grande suspence, in vista di un qualche cambiamento che, probabilmente, tarda a concretizzarsi.

Percussioni incalzanti e dissonanze dagli immediati rimandi all’opera di Ennio Morricone, ideali per sonorizzare le truci gesta degli assassini protagonisti di numerosi giallo-thriller in voga all’alba degli anni Settanta. Senza tregua. Il trittico seguente adotta, replica e divaga su un simile pattern sonoro. Dapprima i bassi di Claustrofobia, poi la batteria di Inibizione. Parimenti alla distorsione percettiva cresce l’impressione per un colpo finale ma, in meno di un minuto, è la semplice e diretta Ipnosi a mettere fine a ogni residuo incubo nato e cresciuto dentro e fuori l’orecchio umano.

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