From The Inside

The Exaltics

The Exaltics: uno pseudonimo che non necessita di lunghe presentazioni. Più che un oscuro marchio, è una garanzia sonora. Gli ultimi anni di Robert Witschakowski sono stati molto intensi sul fronte delle release. La sua etichetta Solar One Music va a gonfie vele, ma il produttore di Jena non disdegna di offrire electro dall’alto impatto emotivo ad altre label. Nel corso dell’intervista, il socio di Nico Jagiella si racconta tra dischi, etichette, ricordi e opinioni sull’attuale stato della musica.

Com’è iniziato il tuo rapporto con la c.d. quinta arte?

Sono sempre stato circondato dalla musica grazie a mia madre, anche lei è una grande appassionata ne ascoltavamo tanta a casa tutto il giorno. A quattordici anni, mi misi in contatto con il mio negozio di dischi di fiducia e iniziai presto a lavorare lì nel tempo libero. Ricevevo dischi come compenso. Mi esercitavo nel djing tutti i giorni e riuscii ad avere le mie prime date per eventi techno a Jena. Che bei tempi! Così, a diciassette anni, comprai qualche strumento con i ragazzi del negozio di dischi. Insomma, furono queste le mie primissime esperienze in termini di produzione. Più in là decidemmo di vendere tutto, perché volevamo fare cose differenti, perciò ho avviato il progetto The Exalctics e anche l’etichetta Solar One Music con Nico Jagiella, il mio partner migliore!

Sei un appassionato di musica e hai lavorato in un negozio di dischi. Quali sono quelli che ritieni fondamentali da avere o, semplicemente, da ascoltare?

Ce ne sono troppi, sia essenziali che favolosi. I miei preferiti di tutti i tempi sono: “Selected Ambient Works 85-92” (1992) di Aphex Twin, “Waveform Transmission Vol.1” (1992) di Jeff Mills, “Neptune Liar” (1999) del duo Drexciya, “The Downward Spiral” (1994) dei Nine Inch Nails, “Minimal Nation” (1994) di Robert Hood, “Abfallprodukte Der Gesellschaft” (1992) degli Schleim-Keim e una compilation di vari artisti quale “Techno Nations – The Beginning (Part Two)” (1993). Ne potrei aggiungere altri ma, probabilmente, questi sono i dischi che mi hanno influenzato di più in assoluto.

C’è, invece, un artista contemporaneo che esercita una certa influenza su di te?

No, ora cerco solo di finalizzare al meglio la mia musica. Quando sono in fase produttiva, non ascolto elettronica. Il rischio che potrei correre sarebbe quello di copiare l’opera di qualcun altro, lasciandomi influenzare dagli altrui sentimenti. Agli inizi del progetto The Exaltics, non posso non ammetterlo, ho ascoltato un sacco di brani firmati da James Stinson e Gerald Donald, ma ho poi inseguito un mio stile personale e, negli ultimi anni, questo è stato un passaggio importante per me. Le mie influenze odierne sono le mie esperienze giornaliere, le persone e il mondo in generale.

Dieci anni dopo la morte di James Stinson, che ricordi hai dell’act Drexciya?

Amo quel duo. Hanno creato un nuovo genere elettronico e, dopo tanti anni, il loro sound appare fresco così com’era agli esordi. È arte allo stato puro e gode del mio massimo rispetto. Ricordo ancora quando comparai il doppio vinile di “Elektroworld” (1995) legato all’ennesimo misterioso progetto collaterale, Elecktroids. Ne ero tremendamente attratto e, in effetti, è anche quello uno dei miei dischi preferiti di sempre.

È, stranamente, assente un qualsiasi album dei Kraftwerk all’interno del tuo precedente elenco. Sono stati anche loro un punto di riferimento?

Mi piacciono tutti i loro album. Ho una bella storia legata a loro perché, quando ero ragazzino, ascoltavo “The Mix” (1991), specie mentre giocavo insieme a mio fratello con il Commodore 64. Anche lui è stato un collezionista di musica, quindi, avevo accesso a bella musica. Quando mi capita di ascoltare la parola Kraftwerk, ripenso a quando giocavo con i primi computer, è una connessione ormai cementata nella mia testa.

A questo punto, riusciresti a fare a meno della musica?

No, non ci riuscirei. La musica è l’aria che respiro. Negli anni, ho acquistato un sacco di vinili e cd mentre, oggi, non sono così compulsivo, ma continuo a farlo in qualche modo. La musica che, invece, produco è il mio modo di esprimere la mia interiorità, viene da dentro di me senza pensarci più di tanto. E spero che sia sempre così naturale.

Tre album difficili da collocare lungo la linea di demarcazione tra electro, IDM e techno: “Invasion” (2008) e “The Arriving” (2009) via Transiet Force, e “The Frefall / Code Reference” (2011) su Solar One Music. Qual è il tuo obiettivo ora?

Sono sempre alla ricerca di un qualcosa, penso che non arriverò mai a vera e propria svolta. Il mio unico punto di arrivo è l’essere completamente preso dalle melodie ma, in altre aspetti, voglio spingermi il più lontano possibile e provare nuove soluzioni sonore.

Durante questi anni, hai avuto anche il tempo di lavorare con Nico Jagiella come Crotaphytus. Che cosa hai imparato da questa esperienza?

Che ho spesso perso i nervi con lui, ma fare musica insieme è divertente.

Com’è stato poi affiancare Gosub e Morphology nei due 12” split?

Sono molto orgoglioso di queste release. Sono anche un grande fan degli artisti coinvolti ed è stato bello lavorare con loro. In questo momento sono già in contatto con alcuni musicisti per i prossimi volumi, ma nulla è ancora certo. Prima, però, ho lanciato anche la terza parte della serie, un disco molto acid e ben riuscito con Andreas Gehm.

Ci sono alcune tue tracce che potrebbero essere perfette per una colonna sonora.

Questa sarebbe la mia più grande vittoria, realizzare soundtrack è un sogno, ma è difficile entrare nella cerchia giusta. Forse, un giorno, qualche produttore cinematografico ascolterà i miei lavori e mi contatterà.

Sei soddisfatto dell’impatto che la tua musica ha avuto sulla critica?

Mentirei se dicessi che non m’importa nulla degli ascoltatori o di scrive recensioni dei miei dischi. Prima di tutto, compongono musica per me stesso, ma dopo la sua uscita quel mix di suoni appartiene anche ad altre persone. E sono più che contento quando riesce a raggiungerle. Ogni disco è un pezzo di personalità che mi appartiene ed è una grande soddisfazione quando consenti a terzi di entrare all’interno del tuo mondo. Sono molto nervoso in prossimità della pubblicazione di un mio disco.

Non c’è solo Solar One Music. Hai pubblicato diversi materiali lontano dalla tua ‘casa madre’. Sei stato tu in prima persona a proporti ad altre etichette?

Alcune mi hanno scelto, altre le ho contattate. Spesso sono un fan delle label che hanno rilasciato i miei brani, perciò ho una visione chiara di quelle che vorrei coinvolgerle per i miei progetti e faccio di tutto affinché ciò si avveri. Lavoro duro per raggiungere i miei obiettivi. A volte il lavoro mi ripaga. Altre volte, però, non funziona: bisogna andare avanti e possono verificarsi circostanze a cui non avresti mai pensato. Non ci sono meccanismi particolari, soltanto il mio gusto personale e altre esperienze.

Solar One Music è una delle più valide realtà della scena electro. Com’è nata la necessità di tale valvola di sfogo? In base a quale criterio selezioni le nuove uscite?

Ero solito inviare demo e non ricevere alcun tipo di feedback. Sempre la solita storia comune alla maggior parte delle etichette che, poco alla volta, sono diventate sempre più grandi, anche dopo alcuni passi falsi. Noi di Solar One Music siamo e saremo sempre alla ricerca di nuovi talenti, così come di artisti già affermati. Il nostro obiettivo è rilasciare musica di qualità a tutto tondo e ciò riguarda non il packaging o le copertine. Facciamo ciò con il cuore. E credo che le persone se ne rendano conto e, per questo, ci supportano. Speriamo di poter continuare così per molti anni a venire.

Uno sguardo al futuro. Quando il prossimo album? E, soprattutto, dopo aver compilato numerosi podcast, sei pronto a esibirti dal vivo?

Un nuovo album sarà pronto nei prossimi mesi. Ne sono molto orgoglioso. Avrà delle sonorità un po’ diverse. Per quanto riguarda le performance live, sinceramente, non saprei dire quando. Ho ricevuto un sacco di richieste e mi mortifica rifiutarle, ma non credo di essere pronto, non ho ancora ingranato la marcia giusta. Vorrei che tutto fosse perfetto, non posso farci niente, questa è la mia natura ossessiva. Mi sento più un produttore da studio, poi vediamo cosa riserva il futuro.

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