Francisco López – La Selva

Francisco Lopez – 'La Selva' (2015)

La foresta pluviale della Costa Rica è un autentico caleidoscopio di suoni. Assoluta protagonista de “La Selva” (2015) di Francisco López è la natura, sorprendente nella sua massima accezione. Il fruscio delle piante, lo scorrere dell’acqua, nonché rumori vari, richiami e versi di anfibi, insetti, mammiferi e uccelli ne sono i più semplici strumenti, registrati con cura dai microfoni posizionati nelle rigogliose pianure caraibiche.

Dedito ad avanguardie in note, l’artista spagnolo, fra i più prolifici di sempre, si era immerso nella foresta dello Stato centro-americano durante la stagione delle piogge tra 1995 e 1996. Il risultato di quella doppia esperienza fu tradotto in una prima versione in cd de “La Selva” (1998), pubblicata dall’olandese V2_Archief. A distanza di quasi un ventennio, la Sub Rosa ha invece tentato, senza fortuna, la via della ristampa in vinile.

Dopo due anni di tentativi falliti con più test pressing delle migliori industrie e dei migliori ingegneri del suono in Europa, le limitazioni intrinseche del supporto hanno portato a una conclusione: questa traccia audio non può essere rilasciata in vinile. non sono questioni di range, ma combinazioni di frequenza e ampiezza, con limiti che le scanalature non possono assumere senza produrre distorsione.

L’etichetta belga ha così ‘ripiegato’ su un’edizione speciale in vinile, numerata e autografata, ma da pura collezione, o esposizione, per gli appassionati duri a morire. Al suo interno, una memory stick con i settanta e più minuti dell’omonima title-track, ora codificata in digitale con il miglior suono possibile. Ciò nonostante, l’album offre un ascolto ‘profondo’, a tratti trascendentale, scevro da qualsiasi intervento di editing.

In “La Selva” è possibile distinguere differenti specie animali: le loro emissioni sono state catturate in maniera del tutto casuale e, volutamente, non messe in primo o secondo piano, perché parte di un disordinato insieme. L’obiettivo perseguito da Francisco López si è tradotto nello spostamento dell’attenzione dell’ascoltatore sull’intero ‘ambiente’ sonoro, piante incluse, rigettando così la tendenza a privilegiare l’emersione dei più evidenti suoni ‘animali’ a scapito di quelli ‘vegetali’, spesso trascurati.

L’adozione di un metodo bioacustico ha implicato anche un cambio di prospettiva. Ad esempio, il canto degli uccelli nella foresta è proprio di essi stessi o intimamente connesso con ciò che li circonda? Secondo lo spagnolo, ascoltare davvero lo ‘spazio’ equivale a conoscerne sia la topografia che il grado di umidità dell’aria. Rilevamenti non alla portata di tutti. Il suo non è stato un approccio più completo o realistico, ma promuove uno spostamento percettivo nel riconoscimento delle sorgenti sonore.

Da una parte “La Selva” presenta anche alcune intrusioni sonore umane, che non sono state affatto nascoste o rimosse durante il montaggio in studio; dall’altra non c’è alcun intento documentaristico nell’opera di Francisco López, né la voglia di aprire una finestra uditiva su luoghi che numerose persone non potrebbero mai visitare. L’essenza delle sue registrazioni giace nell’accesso al remoto mondo interiore dei suoni.

Animali nascosti nel fogliame, il vento, rami che cadono, le cicale. La profondità dell’ascolto si pone in relazione alla sua intensità: l’ottimistica impressione che la foresta costituisca un Eden di pace è errata. I rumori sono complessi e derivano da numerosi strati sonori che si fondono e si rivelano per addizione o sottrazione. Tale ricchezza è stata perciò preservata come musica non integrata con alcun artificio.

“La Selva” cattura, e sintetizza, un intero ciclo giorno-notte nel pieno della stagione delle piogge. Si tratta di un modo ‘naturale’ di procedere che, però, è associato a un file unico, perché Francisco López non ha inteso prevedere l’utilizzo delle proprie registrazioni come banale musica di sottofondo. La sequenza non doveva essere frammentata, ne avrebbero risentito il ritmo, la polifonia e la ripetizione di temi proposti. Una coerente decisione estetica per un lavoro d’altri tempi.

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