Francesco De Masi – L’Uomo Europeo

Francesco De Masi – 'L'Uomo Europeo (Original Television Soundtrack)' (2021)

Uomini di oggi e di ieri. Uomini dell’estremo nord e del profondo sud. Disparità di costume, lingua, e d’identità caratterizzano quel mosaico di popolazioni di origine diversa che convivono sul medesimo continente, l’Europa. Vicende millenarie ripercorse negli otto episodi de “L’Uomo Europeo” (1983) da Folco Quilici, con le voci di Riccardo Cucciolla e Giorgio Piazza. “La civiltà e la cultura sono i diademi dell’Europa, i suoi vestiti di lusso – afferma il collaboratore della serie televisiva Fernand Braudel che introduce ciascun episodio – che si rassomigliano e si distinguono, ognuna essendo soltanto una parte della sostanza che costituisce l’antica e complessa realtà europea”. L’avvicendarsi di civiltà e culture è un susseguirsi di onde dalla ‘lunga durata’.

Descrizione

“Essere europeo significa essere un tempo cristiano, romano e greco. Tre dimensioni permanenti del nostro spirito. Siamo cristiani fino a un certo punto, così come romani e greci, ma non cessiamo mai di esserlo”, continua lo storico francese. “Il cristianesimo è sempre presente, il mondo romano è accanto a noi, quello greco non ci abbandona”. Le onde di lunga durata sono, però, affiancate da quelle di superficie. Onde subitanee di cui la civiltà europea si ammanta via via. Sono effervescenza, bagliori. “L’uomo è spettatore di condizioni momentanee. Il rinascimento dura, ad esempio, cento anni. Il romanticismo è lungo due generazioni. Il neorealismo italiano è racchiuso in un quarto di secolo. Civiltà e culture non sarebbero esistite senza il sostegno e il supporto di una società”.

Le stesse città hanno costituito solide basi per l’idea d’Europa con la loro potenza e il loro slancio. Città che fiorivano nei secoli una dopo l’altra. Ieri erano entità nazionali, oggi centri dell’Unione Europea, domani chissà. Non sono esistite, tuttavia, civiltà e culture europee semplici e omogenee. Al di sotto di quelle dominanti, ne agiscono altre non meno ricche di umori e di fermenti preziosi e che, a volte, hanno avuto rapporti con quelle egemoni. Le culture di tradizione popolare sopravvissute per millenni e, già all’alba degli anni Ottanta, cercavano di non soccombere, anzi di tornare ad affermarsi. Le otto ore di filmati de “L’Uomo Europeo” invitano così lo spettatore a superare egoismi e rivalità e a trovare una radice comune di popoli e genti del vecchio continente.

Un’opera più unica che rara realizzata dal team di Folco Quilici, valicando anche la ‘cortina di ferro’, con immagini mozzafiato, inarrivabili sul piano tecnico e documentario. Indagare sulle origini e sulla storia dei popoli europei, o di un solo grande corpo d’individui, è stato un agire davvero ‘futuristico’ negli anni di CECA, CEE ed Euratom e, soprattutto, dei primi eletti al Parlamento Europeo. “L’Uomo Europeo” è, dunque, una serie irripetibile, affatto in linea con i progetti audiovisivi contemporanei che si prefiggono l’obiettivo di raccontare un particolare evento o fenomeno in modo ‘suggestivo’. Il pioniere delle riprese subacquee ha, invece, illustrato e dimostrato allo spettatore com’è nata l’Europa, fornendogli così un orizzonte culturale comune.

Musica

Il sodalizio artistico tra il documentarista e Francesco De Masi è tra i più duraturi della storia del cinema italiano. Le musiche del secondo sono state di fondamentale importanza per le sequenze del primo in un centinaio di documentari di vario metraggio come, ad esempio, “Dagli Appennini Alle Ande” (1959), “Ti-Koyo E Il Suo Pescecane” (1962), “Alla Scoperta Dell’Africa” (1966) e “India” (1966). L’edizione in cd de “L’Uomo Europeo (Original Television Soundtrack)” (2021), una release Kronos Records, consente la riscoperta di una delle colonne sonore più singolari e ricercate del maestro. Dodici brani registrati presso gli studi di Bruno Nicolai, direttore dell’orchestra ed esecutore delle parti pianistiche, già pubblicata in vinile (1980) dalla Edipan in tiratura limitata.

L’Avventura Dell’Uomo Europeo un sontuoso incipit dal retroterra gobliniano. La chitarra elettrica e l’organo da chiesa. Moderno e classico, o presente e passato, in note. Tre minuti ad altissima intensità protesi verso il futuro. La Voce Dei Millenni si fregia parimenti del maestoso e solenne suono dell’organo. L’atmosfera raccolta e meditativa diviene poetica con la celesta di Riflessi Di Cieli E Sorgenti. Epicità e lirismo, attimi rarefatti e melodie intense. Il trend continua con L’Assedio Della Storia. L’oboe, il pianoforte, i legni. Un alone di mistero squarciato da Le Note Del Silenzio. È la chitarra classica la protagonista di una traccia minimale. Una successione di nostalgici arpeggi. Un modus scrivendi condiviso con Pagina Spagnola, che ripropone il tema d’apertura.

Il medesimo motivo è scomposto o ricomposto all’interno de Il Coro Dei Ricordi e di Mito, Favola E Mistero. Da una parte, la chitarra elettrica, gli archi, l’oboe e il flauto. Suggestioni e tensioni quasi western. Dall’altra, i brevi incisi del pianoforte e il vibrafono. Un clima onirico e sospeso. Affascinante anche la resa sonora di Sogno Nel Tempo: il dialogo tra flauto, fagotto e flicorno è tra i momenti più romantici della partitura. Anche in Fuga Tra Ombre E Giganti è solista un solo strumento: il clavicembalo. Struggente la suggestione di scale con reminiscenze settecentesche. Sontuoso il tappeto di archi de Lo Spazio Delle Nebbie. Il cadenzato crescendo di C’È Ancora Una Strada Serena? per un finale ‘aperto’ come il futuro di un vecchio continente in continua trasformazione.

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