Francesco Clemente & Heinrich Dressel – Il Faro

Francesco Clemente & Heinrich Dressel – 'Il Faro' (2014)

Dall’Atlantico al Mediterraneo, guidato da un fascio di luce sulla linea dell’orizzonte del mare. Dieci anni dopo la sua fugace, ma intensa, apparizione su Crème Organization con la perfetta colonna sonora per un film affatto che deve ancora essere girato, cioè “Suoni Dalle Ombre Oltre” (2004), il ritorno di David Kristian, maggiormente noto alle cronache con un italico nickname quale Francesco Clemente.

L’artista canadese, in passato conosciuto anche come Gentle Bakemono e coinvolto nel We Are Family Collective, è da oltre un ventennio in grado di collocarsi tra i generi, tra electro, IDM, sonorità oscure e altre sperimentazioni. L’occasione per tornare sulle scene con un lavoro di primissima fattura è servita da MinimalRome, non solo un’etichetta del panorama capitolino ma, probabilmente, anche più di una crew.

Il Faro” (2014), split cd da poco dato alle stampe in un sole novantanove copie masterizzate dalle sapiente mani Andrea Merlini, nasce dall’incontro artistico tra Francesco Clemente e Valerio Lombardozzi, o meglio Heinrich Dressel, produttore da sempre influenzato da John Carpenter e dai Drexciya, per uno struggente recupero di stili, in grado di congiungersi per una sintesi dai toni spesso imprevedibili.

L’album, di dieci tracce, si divide in due parti da cinque. Le prime sono a cura di Francesco Clemente, per un’introduzione nebbiosa, tra melodie intrise di mistero e un sottile uso dei sintetizzatori. Dagli abissi profondi di A Little Glitter fino a Just Passing Through, è il trionfo dell’elettronica d’ispirazione sci-fi, prima che sopraggiungano le cupe introspezioni Vss Enterprising, presto spazzate via dai raggi cosmici di N38.

Le seconde cinque, affidate alla maestria di Heinrich Dressel, non lasciano per nulla scampo. Se, come sesta, Mist appare densa e in scia alle precedenti, A Signal From The North e Nightfall In The Dark Wood Behind The Beacon sono interconnesse e avviluppate a una rarefatta claustrofobia in note. Impazienti. Radiofaro Alfa è, invece, colma di una strisciante malinconia. Per l’ultimo lamento delle tenebre.

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