France Jobin + Fabio Perletta – Mirror Neurons

France Jobin + Fabio Perletta – 'Mirror Neurons' (2015)

Algoritmi, elettronica ed estetica minimal. L’arte di France Jobin e Fabio Perletta al servizio della psicoacustica. “Mirror Neurons” (2015), su Dragon’s Eye Recordings, l’indagine multimediale sui concetti di empatia e di distanza fisica, per una collaborazione eclettica. Dall’interfaccia virtuale tra Montreal a Roseto degli Abruzzi emergono tre tracce interessanti. Da ascoltare con adeguata dose d’attenzione per poterle comprendere in profondità, tra le pieghe di abbozzati bordoni.

Ho trovato i lavori di France Jobin tanto affascinanti quanto affini alla mia ricerca. Era da un po’ che la seguivo. Il suo album “Surface Tension” (2011), pubblicato per l’etichetta Murmur di Yuki Aida, resta uno dei miei preferiti di sempre. Dopodiché, abbiamo scoperto di essere entrambi molto influenzati dalla scienza, dalla fisica delle particelle e dall’infinitamente piccolo, per cui è stato del tutto naturale iniziare un dialogo prima e collaborare in seguito.

“Mirror Neurons” prende spunto da uno dei temi più discussi nel campo delle neuroscienze: la scoperta dei neuroni specchio, avvenuta vent’anni fa per mano di un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma, pronti ad attivarsi quando un individuo compie un’azione e quando lo stesso ne osserva un’altra compiuta da un soggetto terzo.

Studi di risonanza magnetica hanno dimostrato che i neuroni attivati dall’esecutore durante l’azione si attivano anche nell’osservatore. I neuroni specchio sono perciò collegati a numerosi comportamenti e abilità dell’uomo, come l’empatia con i propri simili, l’apprendimento per imitazione e l’acquisizione del linguaggio.

Dall’interesse scientifico alla capacità di porsi nella situazione di un’altra persona, o di comprenderne i processi psichici, il passo è stato breve. L’artista canadese e quello abruzzese, separati da migliaia di chilometri sulla mappa, hanno così esplorato le loro possibili connessioni sonore. Quarantacinque minuti di musica ai limiti dell’astratto.

Stasi e leggeri movimenti in apertura, con i click e i segnali acustici di Parallel, un lieve crescendo in note, o la malcelata introduzione a Reflection, tremula divagazione drone tra alcuni silenzi profani e altre tonalità sacre. Infine, la granulare Mimesis, tra spigoli glitch, ronzii e vapori eterei. L’intensità del suono è pari solo alla sua delicatezza. Soundscaping senza mai andare sopra le righe. O estasi del percettibile.

Oltre la musica, l’importanza dell’immagine. Indagare sull’empatia in note a prescindere la distanza è coinciso con il coinvolgimento dei visual artist xx + xy, Giuseppe Pradella e Sladzana Bogeska, per un progetto più ambizioso, tra movimenti sottili e rallentamenti ad hoc, e concepito per essere riprodotto in ampi spazi, così come avvenuto nel 2014 all’A x S / ak-sis Festival di Pasadena, in California, o al roBOt festival di Bologna.

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