Faithless – No Roots

Faithless – 'No Roots' (2004)

Senza fede, davvero. All’uscita di “No Roots” (2004), i Faithless hanno subito messo le mani avanti, perché la dance ormai apparteneva al passato. “Questo potrebbe essere il nostro ultimo album, forse abbiamo già avuto il nostro posto al Sole. Con la morte della musica dance, i Faithless sentono di avere i giorni contati”. Le parole di Rollo, contenute all’interno del libretto allegato al cd pubblicato via Cheeky Records, non lasciavano presagire niente di buono, eppure il percorso della band non si è affatto esaurito, perché già autrice di un nuovo lavoro, “To All New Arrivals” (2006).

A posteriori, l’impressione è che la vena creativa del trio si fosse solo ‘intorpidita’. “No Roots” sembra essere trattenuto, o quasi intrappolato, all’interno di un buco nero temporale, da qualche parte tra il 1989 e il 2004, in bilico tra trance, house, dub e downtempo, perché più di un genere è parte delle ‘radici’ del gruppo. Il livello è, dunque, assai alto. Bassi, chitarre e altri macchinari. Il groove è servito. E la sequenza di brani ne è immediatamente testimone. Come una lunghissima suite, ognuno finisce per fondersi o confondersi alla grande nel precedente.

Variazioni costanti e ordinate di un tema, tanto ipnotico quanto malinconico, a tratti non estraneo a far emergere anche un sostrato politico. Non a caso, una netta differenza con i precedenti lavori giace nella mancanza di singoli trascinanti. “No Roots” sembrerebbe quasi ‘anonimo’ ma, in realtà, è un disco assai introverso, che richiede un ascolto attento, proprio per la tipicità della struttura e i suddetti rimandi. Rollo, Sister Bliss e Maxi Jazz avevano esordito, nell’incertezza e indifferenza generale, con la vorticosa Salva Mea nel settembre 1995. Una sorta di inno generazionale.

Il secondo singolo dell’ensemble, Insomnia, fu, è e sarà sempre il vero e proprio saggio di decostruzione della techno degli anni Novanta: in otto minuti da puro panico, il brano era stravolto al punto da confondere l’ascoltatore sempre più, allontanandolo da ciò che era nato per essere, cioè un mero, seppur genuino, ritmo da ballo. L’hip hop introspettivo di “Reverence” (1996) completò l’apprendistato dei Faithless. Altro che gavetta. La consacrazione definitiva è giunta con i variegati “Sunday 8 P.M.” (1998) e “Outrospective (2001)”. Entrambi trascinati da hit senza tempo.

God Is A DJ e We Come 1 hanno segnato un’epoca. Milioni di copie vendute. Non male per un gruppo ‘dance’. E “No Roots” non è la fine, semmai una conferma. L’ennesima. L’ultima matrice sonica è scissa in due anime, una pop smaliziata e l’altra più sperimentale. Due anche le novità: la collaborazione con il vocalist LSK, dotato di una calda voce blues che, unita alla più suggestiva e secca di Maxi Jazz, rende maggiormente ‘melodiche’ alcune parentesi del disco; e l’idea di un ‘concept’, per un’atmosfera quasi mesta, con il rischio di deludere qualche fan della prima ora.

“No Roots” è, semplicemente, un grande album. È omogeneo, complice anche la tonalità in ‘do’ che accomuna la maggior parte delle tracce, ed elegante. I testi di Maxi Jazz sono tanto frizzanti quanto qualcosa di fuori dal comune nel mondo dell’elettronica. Utili anche per vivacizzare il talvolta placido scorrere del disco, di oltre un’ora di durata. Né troppo lungo, né troppo corto, senza fronzoli e senza sbavature, ma con tre tracce bonus, la strumentale Blissy’s Groove e i remix di Switch’s Chops e The Beginerz per Miss U Less, See U More e I Want More.

Non mancano, però, accelerazioni e frenate ad hoc, così come alcuni campioni posti, più o meno, in evidenza. Ad avvalorare la tesi di un progetto quasi politico è l’apertura con Mass Destruction, che s’innesta su un framework ritmico senza sosta, preso in prestito da Trifle dei Devil Comin. Non appena l’Intro sfuma, Maxi Jazz punge con il suo rap a colpi di slogan niente male. La successiva I Want More: Part 1 mette in evidenza la sublime voce di Nina Simone, estratta da Tell Me More And More And Then Some, per un esercizio house. I Want More: Part 2 è, invece, acida e frenetica.

Non è assente, di certo, l’energia di certe hit del passato, ma è piacevole anche l’aggiunta di accordi di chitarra acustica, uno strumento destinato a comparire spesso al di sopra delle sgroppate elettroniche ideate da Sister Bliss. Dopodiché, spazio a Love Lives On My Streets e Bluegrass. Un’oculata accoppiata di considerazioni in flow sul rapporto tra media e politica. Sweep, poi, rimanda a notti ambient e introduce Miss U Less, See U More, dove il fiato delle diverse anime del disco si fa sempre più rarefatto sino a divenire un unico sbuffo nella calda nebbia.

La title-track sfoggia il rap d’ordinanza di Maxi Jazz, alternato nel ritornello dalla angelica voce di Dido, consueta presenza tra gli ospiti della band, tra un riff di chitarra e un colpetto al tamburello. Non passa inosservata la strumentale Swingers, seppur un po’ spocchiosa, mentre la suggestiva Pastoral è il preludio alla migliore performance vocale del sopracitato LSK, ovvero Everything Will Be Alright Tomorrow. Dal cilindro di Rollo sono in seguito estratti la carismatica What About Love e In The End, trance pura che richiama alla mente certi suoni propri di “Outrospective”.

“Ciliegina” sulla torta: Mass Destruction (P*nut And Sister Bliss Mix). L’agguerrita versione singolo della traccia più iconica dell’album. “Una mente malvagia è un’arma di distruzione di massa, la disinformazione è un’arma di distruzione di massa, il razzismo è un’arma di distruzione di massa, l’avidità è un’arma di distruzione di massa”. Un piccolo pamphlet pacifista, con annesso un simbolico video antimilitarista, mentre Stati Uniti e Regno Unito giocano a fare la guerra in Iraq. La riflessione finale è d’obbligo. “No Roots”, decisamente, sopra la media. E senza eguali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.