Fabio Orsi – Motel A Tre Stelle

Fabio Orsi – 'Motel A Tre Stelle' (2018)

Il cielo sereno prima del tramonto, lo sguardo rivolto verso l’orizzonte. I ricordi affiorano senza dover socchiudere le palpebre a causa del sole alto. È uno spettacolo di straordinaria bellezza in cui perdersi, la cui osservazione non appaga solo la vista, perché ricongiunge sia l’uomo alla natura che al suo passato, specie se in prossimità dei luoghi dell’anima. Qui si rinnova la creatività di un artista che, in positivo, ridisegna un altro futuro in note, conscio dei suoi imprevedibili sviluppi. È il caso di Fabio Orsi, il cui tributo alle proprie radici è imperniato su quel blu così vivido e malinconico, il medesimo colore del mare calmo tra le insenature, entrambi immortalati dalla macchina fotografica di Alessandra Guttagliere e tramandati ai posteri attraverso la copertina di “Motel A Tre Stelle” (2018), una release St.An.Da, un’altra etichetta in orbita Silentes.

Un’ora di musica, echi di kosmische musik, sei brani, contrasti emotivi. L’album di Fabio Orsi prende il via con la cadenzata Profondo Blu. Un titolo iconico in linea con il desiderio di esplorare abissi o altezze che in pochi sono riusciti a raggiungere. Il basso di Come Il Volto Di Un Sogno scandisce lo scorrere del tempo. È un piacevole smarrirsi nell’ambito di dodici quasi ipnotici minuti. Il suo battito è una gradevole costante su cui fa leva l’architettura della traccia. L’atmosfera calda è strumentale per tratteggiare con delicatezza qualcosa di immaginato in una dimensione onirica e di cui si prova a dare un seguito tramite la ripetizione di pattern accuratamente sovrapposti. La criptica Desserts E Deserti svela, invece, un’altra sfumatura del nuovo corso dell’artista, abile nel modulare frequenze, in vista di un diverso raccoglimento interiore, con alcuni guizzi.

La curiosa Abissi Chiari si pone come un’altra divagazione elettronica, contraddistinta da una ritmica rigorosa, con evidenti rimandi kraut, e una certa densità sonora. Il brano più intimo e romantico in senso stretto e altrettanto connesso all’immagine in copertina è, però, Grande Splash, con field recording sottesi, tra cui è possibile cogliere alcuni brusii sullo sfondo, in parte ‘oscurati’ dai bassi. Il pianoforte diviene presto il protagonista principale. Una sequenza di note in loop, oltre a meditate aggiunte ad hoc per un minimo contrasto, incanta e seduce così come la visione di una placida distesa d’acqua in lontananza. La robotica suite Sottomarina cala il sipario sullo splendido “Motel A Tre Stelle”. Una volta a occhi chiusi, il mantra elettronico da sedici minuti di durata assume le sembianze di un mostro abissale che si contorce di continuo, ma che non fa paura.

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