Fabio Orsi | Alessandra Guttagliere – Giardino Forico – Numero 1 | Napoli

Fabio Orsi | Alessandra Guttagliere – 'Giardino Forico - Numero 1 | Napoli' (2018)

L’altra Napoli. Aliena, frammentata, misteriosa. Al centro di un itinerario affidato alle immagini di Alessandra Guttagliere e ai suoni di Fabio Orsi. “Giardino Forico – Numero 1 | Napoli” (2018), una release 13, è il risultato di un processo tanto artistico quanto vitale, che ha coinvolto a pieno i due artisti, pronti a catturare con mezzi differenti, rispettivamente la macchina fotografica e il microfono, ciò che la metropoli ha offerto durante il loro peregrinare. Un lavoro duale, composto da un libro e da un cd, che necessita di un’astrazione preventiva ed è adagiato finanche su ricordi, filtrati con una sensibilità unica, propria di chi ha inteso riconsiderare spazi aperti, fenomeni atmosferici ed esperienze vissute in prima persona, a favore di una comprensione più profonda del territorio e delle sue tante anime. Un racconto che consegna ai posteri un ambiente terzo, deformato dagli interventi grafici di Alessandra Guttagliere e rimodulato ad hoc da Fabio Orsi, forse, in grado di cogliere dettagli pressoché insignificanti alla vista altrui, ma dall’elevato contenuto sensoriale. Sessanta pagine di colori, di ombre e di volti. E tre lunghi brani per spingersi oltre un approccio cartaceo.

I sedici minuti di Charabia prendono il via con un lento camminare sulla ghiaia, mentre alcune indistinte voci in lontananza sfumano al passaggio di un aereo che vola fin troppo a bassa quota. Il rombo dei motori è sia integrato nel collage sonoro, che trasformato in vero e proprio incipit dell’opera dai continui contrasti. C’è chi suona l’organetto con grande delicatezza. E chi, probabilmente, ha lasciato il rubinetto aperto troppo a lungo. Uno scrosciare annichilente, interrotto dal verso dell’upupa, l’uccello migratorio con il ‘ciuffo’, diffuso in gran parte dell’Europa, che fa il paio con alcuni miagolii sottostanti. Una volta conclusa la riproduzione del celebre motivo di The Entertainer, da stabilire se quello inciso da Scott Joplin o da Marvin Hamlisch, subentrano i primi inserti ambient dell’artista, destinati a elevarsi in termini di volumi, utili a impedire che l’ascoltatore possa distrarsi dai rumori emessi dagli operai che lavorano, da chi è in cerca del macellaio, dalla sirena dell’auto della polizia, da chi è alle prese con le quotidiane faccende domestiche e, soprattutto, dalle onnipresenti cicale. In prossimità del mare, sono, invece, i consueti gabbiani a dominare la scena.

La successiva Solo Deseo Celebrar riprende l’atmosfera marina con toni maggiormente nostalgici. Le onde si susseguono con maggiore intensità, al netto dell’architettura sonora ordita da Fabio Orsi. Solida e quasi impenetrabile. La parte finale del brano recupera una conversazione in inglese all’interno di un bar. Nonostante il forte vento in secondo piano, i cuori degli avventori sono scaldati da accordi di chitarra senza particolari ambizioni. Il maltempo e un recupero di sorgenti sonore ‘acquose’ costituiscono, infine, il trait d’union con Hanami Il Passaggio. Se ‘charabia’ fa riferimento, in francese, a un termine incomprensibile o al mero borbottare, ‘hanami’, mutuato dal giapponese, si riferisce alla tradizionale usanza locale di godere della bellezza della fioritura primaverile degli alberi, in particolare quella dei ciliegi. Fabio Orsi enfatizza l’immaginifica partecipazione all’evento tramite un sapiente utilizzo del bordone collegato alla chitarra elettrica salvo, poi, virare su una dolce e garbata melodia. Tastiere per anestetizzare, se non celebrare, la fine di uno o più giorni trascorsi non solo con gli occhi aperti su una realtà sia naturale che urbana in continuo mutamento.

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