Fabio Frizzi – Manhattan Baby

Fabio Frizzi – 'Manhattan Baby (Colonna Sonora Originale)' (2016)

Scorpioni, monili e note in nero. “Manhattan Baby” (1982), diretto da Lucio Fulci, nasce tra le sabbie dell’Egitto, le cui perdute tombe custodiscono un antico Male, pronto a manifestarsi dall’altro capo dell’oceano, in quel di New York, tramite la possessione di un’ignara bambina. Le musiche sono di Fabio Frizzi, dettano i tempi dell’azione e sottolineano un’atmosfera carica di tensioni latenti. La sceneggiatura di Dardano Sacchetti ed Elisa Livia Briganti non è, forse, delle più memorabili, con una certa flemma nell’incedere del pericolo, ma il risultato finale è da salvare per vari motivi. In primis, la fotografia, di sicuro effetto, perché valorizza l’ambientazione egizia con cromatiche accese e scuote gli spettatori poco alla volta con una serie di primi piani dei protagonisti.

Il professore George Hacker (Christopher Connelly), sua moglie Emily (Martha Taylor), i figli Susie (Brigitta Boccoli) e Tommy (Giovanni Frezza), la tata Jamie Lee (Cinzia De Ponti) e l’occultista Adrian Mercato (Cosimo Cinieri) sono al centro della trama di “Manhattan Baby”. L’archeologo profana la tomba del dio Abdubenor e assiste impotente al manifestarsi del Male da un monile. L’amuleto, una pietra azzurra incastonata in un’anfesibena d’oro, è il dono di una misteriosa mendicante a sua figlia. La bambina ne sarà poco alla volta posseduta, coinvolgendo anche il fratello e trasformando la sua stanza in una specie di porta dimensionale con l’Egitto degli antichi uomini. L’intervento eroico dell’occultista impedisce a Susie di cadere nell’oblio, ma a caro prezzo.

Adrian Mercato, dopo averne assorbito la sua carica negativa, è assalito dai suoi uccelli impagliati che, inspiegabilmente, hanno preso vita. Il finale splatter, un’aperta citazione de “Gli Uccelli” (1963) di Alfred Hitchcock, lascia spazio anche a un potenziale ripetersi degli eventi, poiché un’altra giovane turista straniera in terra egizia ha appena ricevuto un identico monile da un’inquietante figura femminile. Il livello di suspense non è alto come in alcune delle opere del regista romano, ma il suo intuito visionario lo ha indotto a insistere sulla tematica dell’innocenza posseduta, aggirando il precedente illustre de “L’Esorcista” (1973) di William Friedkin. “Manhattan Baby” è maggiormente realistico, perché il Male dilania Susie dall’interno, risparmiandole vistose mutazioni estetiche.

La bambina è uno strumento nelle mani del dio Abdubenor e i suoi ‘viaggi’ indietro nel tempo divengono il tentativo di trasporre l’orrore in una dimensione ludica. Gli effetti speciali, ad esempio l’uso dei raggi blu, possono apparire discutibili agli occhi di uno spettatore degli anni Duemila, eppure erano l’ennesimo stratagemma artigianale ordito per migliorare una pellicola a basso budget. La sinistra colonna sonora fu pubblicata dalla Beat Records Company, in vinile rosso e verde, a ridosso dell’uscita del film, ma conteneva anche alcune tracce estratte dalle vibranti partiture di futuri classici quali “… E Tu Vivrai Nel Terrore! L’Aldilà” (1981), “Quella Villa Accanto Al Cimitero” (1981), “Lo Squartatore Di New York” (1982) e “Una Tomba Aperta… Una Bara Vuota” (1972).

Tracce che riportavano le firme dello stesso Fabio Frizzi, di Walter Rizzati, di Francesco De Masi e di Piero Piccioni. L’operazione compilativa era comprensibile. I nomi dei primi tre compositori erano legati alla parentesi ‘americana’ di Lucio Fulci, ma quello di Piero Piccioni, associato al film di Al Bagran, rappresenta un aggiunta editoriale dettata da motivi di assonanza. La versione cd della colonna sonora integrale (2011) ha colmato un vuoto di trent’anni; quella della neonata Sub Ost, la costola cinematica della Subsound Records, ha consegnato agli appassionati il vinile, disponibile in giallo o in nero, di “Manhattan Baby (Colonna Sonora Originale)” (2016). La tracklist si compone di undici brani privi di titolo, disposti in ordine progressivo e collocabili a metà strada tra occasionali divagazioni krautrock e convinti esperimenti elettronici.

Ne deriva un calibrato mix di suoni, già comune ai precedenti lavori realizzati da Fabio Frizzi per il regista. Lo score di “Manhattan Baby” rappresenta il penultimo capitolo del sodalizio tra i due, interrottosi con “Un Gatto Nel Cervello” (1990), ma iniziato con lo straordinario “Sette Note In Nero” (1977) e proseguito con l’ultimo western girato da un italiano negli anni Settanta, “Sella D’Argento” (1978). Un legame inedito durante la lunga carriera di Lucio Fulci, incline ad avvalersi di nuovi e differenti contributi sonori per la sua filmografia dei ‘mondi neri’. È il caso, ad esempio, delle cupe dissonanze di Ennio Morricone in “Una Lucertola Con La Pelle Di Donna” (1971), o delle note sinfoniche di Riz Ortolani in “Non Si Sevizia Un Paperino” (1972) durante il boom del giallo-thriller.

Dieci anni dopo è tutto cambiato. Da un punto di vista non solo anagrafico, Fabio Frizzi appartiene, invece, a una generazione successiva a questi ultimi. Il maestro, spesso parte di un fortunato trio con Franco Bixio e Vince Tempera, ha preferito la via delle percussioni, delle tastiere e delle voci sintetizzate. Sono numerosi gli elementi in comune tra le colonne sonore di “Zombi 2” (1979), “Paura Nella Città Dei Morti Viventi” (1980) e successive. “Manhattan Baby” è parte integrante di questo filone. Fu registrata nella sala A degli studi Trafalgar a Roma, forse i migliori della Capitale, con Giorgio Agazzi fonico di fiducia e supervisione dell’editore Franco De Gemini, più il contributo di tre formidabili musicisti: Agostino Marangolo alla batteria, Fabio Pignatelli al basso e Maurizio Guarini alle tastiere, ovvero tre quinti dei Goblin.

I rapporti professionali tra la band e Fabio Frizzi, nelle vesti di giovane compositore o direttore d’orchestra, erano ottimi, perché antecedenti ai giorni di “Manhattan Baby”, basti pensare alla collaborazione per gli score su Cinevox di “Amore Libero – Free Love” (1974), “La Preda” (1974), a cura di Franco Bixio e Vince Tempera, e “Perché Si Uccidono” (1976), firmato dallo pseudonimo gobliniano Il Reale Impero Britannico. Maurizio Guarini e Agostino Marangolo hanno partecipato, inoltre, a “Paura Nella Città Dei Morti Viventi” e, sempre con Fabio Pignatelli, anche alle registrazioni di “… E Tu Vivrai Nel Terrore! L’Aldilà”. Un apporto di classe per caratterizzare al meglio i fotogrammi dello scavo archeologico in Egitto e del terrore domestico. Immagini che necessitavano di temi appropriati, tanto affascinanti quanto evocativi.

E, non a caso, il lato A della ristampa ne è colmo. Baby Sequenza 1, atmosferico, con il suo coro di voci dell’oltretomba, e Baby Sequenza 2, segnato dall’uso del sistro, ne sono due immediate e struggenti dimostrazioni. Nonostante ciò, è la fanciullesca melodia di Baby Sequenza 3, introdotta da un rumore a manovella, a imprimersi con maggiore forza nella mente dell’ascoltatore. L’armonia di tastiere e basso sembra interrompersi all’improvviso ma, ‘ricaricata’ a manovella, diviene ossessiva per i restanti due minuti. Baby Sequenza 4 riprende, invece, il primo brano, ricorrendo a una struttura melodica priva di percussioni, con inciso di suoni dissonanti del sintetizzatore, bassi più marcati e una serie di campanelli che generano suoni simili a sibili.

Il lato B prende il via con l’arabesca Baby Sequenza 5, utile con i suoi fiati e tamburi a punteggiare le scene girate all’ombra delle piramidi. A Baby Sequenza 6 e Baby Sequenza 8, riprese delle prime due tracce, si contrappongono Baby Sequenza 7 e Baby Sequenza 11, attraversate dalle note di un sassofono in lontananza, un cliché di numerose pellicole di quel periodo. Baby Sequenza 9 e Baby Sequenza 11 provvedono a ulteriori scomposizioni dei temi principali. Nel primo caso, le voci di Baby Sequenza 1 sono meno potenti e, in seguito a ulteriori assoli di sassofono, riparte l’ormai noto giro armonico di tastiera e basso che caratterizza Baby Sequenza 2. Nel secondo, invece, si mette in evidenza la nenia di Baby Sequenza 3, arricchendola con una pausa dissonante.

La ristampa di “Manhattan Baby” chiude così un cerchio, rilanciato dal ciclo di prodotti fulciani licenziati oltreoceano dalla Death Waltz Recording Company e, soprattutto, trainato dalle esibizioni del progetto musicale Frizzi 2 Fulci. Da alcuni anni, al termine di una fase di preparazione e riarrangiamento, Fabio Frizzi ripropone dal vivo i temi delle colonne sonore realizzate per il ‘terrorista dei generi’. Alle spalle di un’orchestra di otto validi elementi, diretta dal maestro, scorrono onirici spezzoni dei film inerenti i brani in scaletta. Dalla partecipazione all’Italian Horror Fest al tutto esaurito alla Union Chapel di Londra, senza dimenticare il tour negli Stati Uniti, i consensi sono stati unilaterali. Il sodalizio tra due vecchi amici continua a vivere vent’anni dopo la scomparsa del regista.

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