Enrico Coniglio + Nicola Di Croce – Mergariam

Enrico Coniglio + Nicola Di Croce – 'Mergariam' (2019)

Mergaria è l’antico nome del quartiere di Marghera, situato tra Mestre e Venezia, a cui è collegato con un lungo ponte sulla laguna. L’origine del suo nome non è certa, fa riferimento al verbo ‘mergĕre’, che significa ‘immergere’, ‘sommergere’ piuttosto che ‘unire’, come in inglese. Prima che il porto fosse costruito, la zona era in gran parte paludosa e, in seguito, deputata all’affondamento di quelle navi ritenute ormai irrecuperabili. Nel 2017, in occasione del centenario di Porto Marghera, Enrico Coniglio e Nicola Di Croce hanno realizzato un’installazione audio nell’ambito della mostra Industriae, effettuando una serie di registrazioni nell’area industriale ancora oggi in funzione. I microfoni dei due field recordist hanno catturato quanto emerge dagli ambienti esterni, sia inutilizzati o in fase di trasformazione, che da quelli interni, tuttora attivi e testimoni del comparto industriale. Suoni da tramandare ai posteri come memoria storica collettiva, in grado di stimolare anche l’immaginazione di coloro che non possono essere stati testimoni di un simile scenario in prima persona.

Una porzione del materiale registrato è confluito nell’album “Mergariam” (2019), pubblicato dall’etichetta anglo-australiana Flaming Pines, curata dalla sound artist Kate Carr. “Mergariam” si pone, dunque, come tentativo di fondere le diverse ‘anime’, più o meno tangibili, di Porto Marghera all’interno di un flusso sonoro granulare che, al netto di ripetuti ascolti, offre nuove sfaccettature e rivela ulteriori dettagli sul territorio e le sue vicende. La conoscenza della città e dei suoi spazi liminali ha fatto sì che Mergariam si configuri come un viaggio in miniatura tra ciò che resta di un ambiente antropizzato e che si ridefinisce di continuo attraverso echi, risonanze, pulsazioni e stridori, elementi già oggetto di studio di “Suoni A Margine” (2018), a cura di Nicola Di Croce, un libro che suggerisce un inedito approccio di ricerca per inquadrare le connessioni tra l’ambiente sonoro e le trasformazioni urbane legate a fenomeni quali lo spopolamento, la gentrificazione, il turismo, le sperequazioni, la scomparsa di identità locali e di patrimoni culturali intangibili. Una questione spesso inosservata.

L’incipit è un field recording d’impatto, con colpi nel vuoto. La pioggia ticchetta su un tetto alle spalle di rumori industriali replicati in serie all’interno di una fabbrica. All’improvviso, un vortice travolge l’ascoltatore. È il risultato di un’accurata investigazione sonora, in cui è stata catturata l’anima del luogo ma, a luci spente e alienata qualsiasi spiegazione di sorta, quanto registrato sembrerebbe trapelare da un campo di battaglia. Persino un cigolio ai limiti del fastidioso può avere sia una sua valenza scientifica che essere associato un ricordo di massa. Il susseguirsi di voci sullo sfondo è foriero di una nuova e crescente tensione. Un suono minaccioso è, infatti, sovrapposto allo scorrere dell’acqua e al librarsi di fumi nell’atmosfera. Una volta raggiunto l’apice della distorsione sonica, la traccia incorpora anche il presumibile passaggio di uno scricchiolante treno sui binari. L’ultima parte è ancora meno distinguibile. Sbuffi d’aria ritmici e l’incedere di un bordone calano il sipario sull’opera. Porto Marghera è un luogo abbandonato per molti, ma incredibilmente vivo.

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