Ennio Morricone – Tepepa

Ennio Morricone – 'Tepepa (Colonna Sonora Originale)' (2016)

Il western all’italiana è stato un genere cinematografico altamente contaminabile. La cultura popolare, le tragedie classiche, gli echi della storia e della cronaca hanno fornito temi ricorrenti e offerto nuovi spunti ‘politici’ ai tanti occhi dietro le cineprese per oltre un quindicennio. “Tepepa” (1969), con riferimenti ai fermenti sociali in atto in Italia a partire dalla fine degli anni Sessanta, fa parte del filone ‘rivoluzionario’ dei western tricolori ambientati nel Messico di inizio Novecento, inaugurato da “La Resa Dei Conti” (1966) di Sergio Sollima e culminato in “Giù La Testa” (1971) di Sergio Leone. Diretto da Giulio Petroni, con soggetto di Franco Solinas e Ivan Della Mea, “Tepepa” non si discosta da prodotti coevi dell’epoca, ma fa leva su tre personaggi, accomunati da un’ambiguità di fondo e interpretati da attori in stato di grazia, dalle cui interazioni emerge la parte più interessante del film, spesso rallentato dall’eccessiva durata e dai flashback che, poco alla volta, rivelano i lati oscuri dell’intreccio. L’ottimo sfondo messicano e il ricorso a tre caratteri così convincenti stempera ogni stereotipo di sorta.

Tepepa (Tomas Milian) è un carismatico peone insoddisfatto del governo di Francisco Madero (Paco Sanz). Dopo aver rovesciato Porfirio Díaz, l’ex rivoluzionario ha deluso le aspettative e gli ideali della rivoluzione, costringendo i contadini a deporre le armi. Il nuovo Presidente del Messico è osteggiato da un gruppo di combattenti fedeli a Tepepa, condannato a morte per essersi opposto alla repressione del nuovo potere. Il temibile colonnello Cascorro (Orson Welles) ne ha stabilito l’esecuzione, ma Tepepa è salvato in extremis dall’intervento di un medico inglese, Henry Price (John Steiner), desideroso di vendicare la stupro subito dalla sua futura moglie, indotta al suicidio dal ribelle. Nonostante il cono d’ombra che grava sulla sua integrità, il messicano prova a rilanciare il movimento rivoluzionario, spingendolo allo scontro con i militari di Cascorro. Durante l’ultima battaglia, il colonnello riesce a colpire Tepepa, ma è lui ad avere la peggio. Dopo aver estratto la pallottola dalla ferita, Henry Price compie la sua vendetta, uccidendo il peone con il suo bisturi. La morte dell’eroe non coincide, però, con la fine delle ostilità.

La pellicola di Giulio Petroni è impreziosita dallo score di Ennio Morricone, affatto affrancato dal romanticismo ‘leoniano’, perché fondato su un’efficace marcia sinfonica, Viva La Revolucion, dal profilo finanche epico e celebrativo. La ristampa btf.it di “Tepepa (Colonna Sonora Originale)” (2016) offre ‘soltanto’ due, al netto delle sette presenti nella precedente edizione cd (2012) a cura della GDM, delle sue variazioni, contraddistinte da timidi fraseggi di chitarre classiche e acustiche, il cui sviluppo orchestrale si pone come ‘metafora musicale’ del risveglio di un popolo desideroso di conquistare la propria libertà, rievocato con malinconia in A Metà Strada e in Consegna Delle Armi, sublimato dall’inno Al Messico Che Vorrei, con la partecipazione ‘viscerale’ di Christy. L’interludio per chitarra acustica e ottavino Tepepa E Price anticipa, invece, i brani riconducibili ai momenti drammatici del film, tra cui spiccano Tradimento Primo, Una Povera Casa e, soprattutto, Tradimento Secondo, tra archi e dissonanze. Una Rosa, Ondas De Amor – Serenade e Tepepa (Fragrante Melodia) restituiscono, infine, il folklore locale.

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