Ennio Morricone – Morricone Segreto

Ennio Morricone – 'Morricone Segreto' (2020)

Il lato oscuro e psichedelico del più grande compositore del Novecento. “Morricone Segreto” (2020) è un omaggio e un riconoscimento alla creatività di Ennio Morricone. Pubblicata da CAM Sugar e Decca, in collaborazione con Universal Music, la prima raccolta postuma è distante dalle numerose edite in passato. Non c’è, infatti, spazio per quei brani ormai ‘classici’ della sua discografia quali, ad esempio, le celebri musiche per “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo” (1966), “C’Era Una Volta Il West” (1968), “Queimada” (1969), “La Classe Operaia Va In Paradiso” (1971), “Sacco E Vanzetti” (1971), “Novecento” (1976), “Mission” (1986) o “Nuovo Cinema Paradiso” (1988). Una scelta precisa, ponderata, in accordo con la famiglia dell’artista premio Oscar per la colonna sonora di “The H8teful Eight” (2015), al fine di valorizzare tracce rare o dimenticate, testimonianze di una genialità in note, per progetti cinematografici, a torto, considerati ‘minori’ dalla critica.

Finalizzata in cd, e in doppio vinile con 45” e poster, la compilation include ventisette brani, di cui sette inediti, selezionati da Pierpaolo De Sanctis ed estratti dalla produzione di Ennio Morricone per il cinema di genere italiano e per alcuni noir francesi. È la decade degli anni Settanta, la più eclettica in termini di esperienze, quella sotto la lente d’ingrandimento. “Morricone Segreto” è uno spaccato di sonorità spiazzanti, caratterizzate da archi eterei, chitarre elettriche, sintetizzatori inquietanti. Elementi moderni, anticipatori di futuri trend. Introdotta dalla bizzarra Vie-Ni (Alt. Take), tratta dal commento per l’erotico di Vittorio De Sisti “Quando L’Amore È Sensualità” (1973) al pari della frizzante Nascosta Nell’Ombra, la tracklist rivela gradite sorprese e preziosi recuperi: è il caso di Fantasmi Grotteschi (Edit), in linea con i beffardi umori di “Indagine Su Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto” (1970), e la robusta Stark System (Rock).

Temi antitetici dalla partitura di “Stark System” (1980), satira sul mondo dello spettacolo di Armenia Balducci, compagna di Gian Maria Volonté, attore della stessa. Vita E Malavita e Ore 22, rispettivamente da “Storie Di Vita E Malavita” (1975) e “San Babila Ore 20: Un Delitto Inutile” (1976), evidenziano il rapporto di lungo corso con un altro regista ‘impegnato’, Carlo Lizzani. La prima sghemba nel suo incidere ritmico e drammatica nel profondo. La seconda estenuante crescendo dal basso incalzante e dai fischietti simil manifestazione di piazza. Tre brani sono, invece, ‘dedicati’ a differenti nomi di ‘protagoniste’ femminili e riconsegnano ai posteri la spensieratezza jazz e l’evasione in note con il contributo de I Cantori Moderni Di Alessandroni, di Dino Asciolla alla viola, di Enrico Pieranunzi al pianoforte, di Giorgio Carnini all’organo elettrico, di Vincenzo Restuccia alla batteria e della voce di Edda Dell’Orso. Interpreti di assoluto rilievo.

Ascoltare Patrizia (Al. Take – Con Voci), da “Incontro” (1971) di Piero Schivazappa, Per Dalila, da “Il Bandito Dagli Occhi Azzurri” (1980) di Alfredo Giannetti, ed Edda Bocca Chiusa, da “Lui Per Lei” (1971) favorisce a pieno la comprensione della singolare dimensione dell’opera che, periodicamente, offre rasserenanti vie di fuga: la sublime Tette E Antenne, Tetti E Gonne da “La Smagliatura” (1975) di Peter Fleischmann, la suadente bossa nova 18 Pari e il fumoso jazz per flicorno solista L’Incarico, entrambe da “Un Uomo Da Rispettare” (1972) di Michele Lupo, e la disarmante delicatezza de L’Immoralità (Edit), da “L’Immoralità” (1978) di Massimo Pirri. Una semplicità apparente che ‘stride’ con la corposa tranche della compilazione votata ad esperimenti dai toni bruschi e dissonanti, come quelli di Fuggire Lontano (Edit), dall’episodio “L’Automobile” (1971) della serie televisiva “Tre Donne” (1971) di Alfredo Giannetti: puro rock lisergico.

L’energica esecuzione di Brutto Battisti D’Amario alla chitarra elettrica è controbilanciata da un sottofondo di organo elettrico, strumentale per commentare la vicenda del personaggio interpretato da Anna Magnani, alle prese con un incidente stradale. Mentre Beat Per Quattro Ruote, dal medesimo audivisivo, sorprende per la sua immediatezza, il sitar, forse suonato da Alessandro Alessandroni, è al centro dell’ipnotica Jukebox Psychédelique, da “Il Poliziotto Della Brigata Criminale” (1975) di Henri Verneuil, antitetica alla marcetta René La Canne, commento per “Tre Simpatiche Carogne” (1978), diretto da un altro cineasta d’oltralpe, Francis Girod. Rivoluzionarie tracce quali la disturbante Eat It (Versione Singolo) con Ennio Morricone in persona alla tromba, da “Eat It” (1969) di Francesco Casaretti, e Dramma Su Di Noi, da “Spogliati, Protesta, Uccidi” (1972) di Vittorio De Sisti, per un graduale aumento d’intensità.

Le tensioni per archi e idiofoni a percussione si addensano, invece, nel corso dell’alienante Non Può Essere Vero, da “Mio Caro Assassino” (1972) di Tonino Valerii, e dell’atonale Inseguimento Mortale, da “La Tarantola Dal Ventre Nero” (1971) di Paolo Cavara. Il Clan Dei Siciliani (Tema N. 5), da “Il Clan Dei Siciliani” (1969), una versione accelerata del ricorrente asse musicale della pellicola di Henri Verneuil, e il meraviglioso crescendo per archi, fati e ottoni di Sinfonia Di Una Città – Seq. 4, da “Copkiller” (1982) di Roberto Faenza, ideali cesure del sound morriconiano per polizieschi senza confine, destinato a compiere un’ulteriore evoluzione una volta trasposto sul piccolo schermo per i sei episodi de “La Piovra 2” (1986) e di prodotti coevi. La nostalgica Macchie Solari (Versione Singolo), da “Macchie Solari” (1975) di Armando Crispino, l’ultimo atto di “Morricone Segreto”, tangibile dimostrazione di un’urgente riscoperta discografica.

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