Ennio Morricone – L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo

Ennio Morricone – 'L'Uccello Dalle Piume Di Cristallo (The Original Motion Picture Soundtrack)' (1998)

Spaghetti-thriller o giallo all’italiana, thrilling alla Dario Argento. Denominazioni di un fenomeno cinematografico che, sul finire degli anni Sessanta, si è affermato sugli schermi, generando un certo seguito di imitatori oltreoceano. Una parentesi affascinante del cinema nostrano, talvolta liquidata come mera divagazione commerciale, ma ricca di innovazioni stilistiche e, soprattutto, di note. È “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” (1970), primo episodio della trilogia zoonomica del regista romano, a dare una vera e propria sterzata al genere in Italia, diluendo le caratteristiche base che fino a quel momento lo avevano caratterizzato, come le storie goticheggianti di derivazioni anglosassone o quelle incentrate sugli intricati complotti di famiglia.

Dario Argento, figlio d’arte, ex critico cinematografico, segue la scia di Mario Bava, i cui seminali “La Ragazza Che Sapeva Troppo” (1963) e “Sei Donne Per L’Assassino” (1964) sono tenuti a mente durante la realizzazione de “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo”. Ha così inizio un ciclo in celluloide, contraddistinto da bizzarri titoli contenenti nomi di mammiferi, insetti e rettili. E, soprattutto, dominato dalla follia dei personaggi sulla scena. Inoltre, il regista inquadra l’elemento terrore inaugurando un linguaggio filmico del tutto personale, con una particolare attenzione alla tecnica. L’immagine assume un valore diverso, si dilatano le sequenze da incubo, i delitti si trasformano in spaventosi rituali, il tasso di violenza cresce di pellicola in pellicola.

La presenza dell’omicida è resa attraverso l’uso frequente della soggettiva, che consente una completa immedesimazione da parte dello spettatore. La macchina da presa è calibrata per cogliere, poi, ogni particolare degli accessori del killer, dall’impermeabile scuro ai guanti di lattice, fino a svelare i suoi strumenti di morte, coltelli e pugnali di ogni tipo e dimensione. L’omicida de “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” è il primo di una serie di psicopatici che, pur con variazioni significative, domineranno nei successivi gialli e thriller di Dario Argento come, ad esempio, “Il Gatto A Nove Code” (1971), “4 Mosche Di Velluto Grigio” (1971) e, soprattutto, “Profondo Rosso” (1975), forse il titolo più rappresentativo degli smaniosi anni Settanta del XX secolo.

Le intuizioni del talentuoso regista indirizzeranno contenuti e forme verso nuovi canoni, che diventeranno delle costanti nelle successive produzioni ai quattro angoli del globo. Una delle chiavi del suo successo è l’essere riuscito a catturare e a imprimere su pellicola i fermenti e le paure dei cittadini, già disorientati dagli eventi contemporanei, in primis il terrorismo. I protagonisti delle sue storie non sono affatto legati al mondo della politica, o tutt’al più politicizzati, ma alienati e isolati in città tanto plumbee quanto sinistre – dove sembra non esserci alcuna via di scampo – e, ovviamente, braccati da assassini dalle mille risorse. L’atmosfera da incubo accuratamente tratteggiata non si esaurisce, inoltre, in pochi sordidi fotogrammi, ma termina solo alla fine del film stesso.

La vicenda de “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” ha inizio a Roma quando, una notte, uno scrittore statunitense è testimone di un tentato omicidio. Mentre passeggia per strada, assiste a una colluttazione tra una donna e un individuo vestito di nero all’interno di una galleria d’arte. La sua casuale presenza costringe il misterioso individuo alla fuga. Nonostante abbia fornito la sua testimonianza all’ispettore, l’uomo si rende conto di non ricordare un particolare importante ai fini dell’individuazione del maniaco. L’aggressione alla donna è riconducibile ad alcuni efferati delitti che hanno sconvolto la tranquillità della capitale. Lo scrittore decide di avviare indagini in proprio, ma finisce nel mirino del folle, che tenterà di ucciderlo.

Dario Argento costringe così una persona comune a trasformarsi in cacciatore o preda di un killer ossessionato da un trauma infantile, rievocato dalla vista o dalla scoperta di un oggetto, a sua volta causa di nuovi spargimenti di sangue. Un tratto psicanalitico che, con trovate creative, diverrà uno dei veri e propri leitmotiv del filone giallo-thriller internazionale. Un’altra convincente idea del regista è assegnare alla figura della donna un duplice ruolo: non solo passivo, come designata vittima sacrificale, ma anche attivo, perché pronta a uccidere in preda alle sue turbe. Infine, la potenza della musica. Sin dal suo esordio, oltre all’aspetto narrativo e visivo, risulta fondamentale la colonna sonora, suggestiva e sperimentale, firmata da Ennio Morricone.

Sul set di “Metti, Una Sera A Cena” (1969) di Giuseppe Patroni Griffi, conosce lo sceneggiatore Dario Argento, con cui collaborerà in cinque film. Il successo dei primi tre lo impone come simbolo musicale per prodotti simili. Il suo nome sarà fortemente richiesto dagli epigoni del regista e, alla fine degli anni Settanta, la sua discografia conterà una trentina di titoli per i ‘mondi neri’. Nonostante il basso minutaggio, in un clima di crescente paura, i brani che le compongono si sono imposti all’attenzione degli spettatori, rubando, qualora diffusi a un volume più alto, la scena agli attori stessi. Ai temi principali, melodici, ripetitivi e identificativi, Ennio Morricone ha spesso affiancato sublimi atmosfere, erroneamente giudicate ‘secondarie’ dai critici.

Tracce in grado di tenere alta la tensione durante le azioni dei personaggi, connotate dal ricorso a strumenti usati fuori contesto per caratterizzare il grottesco e l’orrore o, in parte, sovrapposti ai vocalizzi della soprano Edda Dell’Orso. Un sound influenzato dagli esperimenti free jazz del Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza. Nel giallo-thriller argentiano, sembra emergere una doppia linea estetica-musicale per cui la musica traumatica connota il Male, o l’antagonista, e quella armonica, il Bene, o il protagonista. E la soundtrack de “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” porta a compimento l’evoluzione del linguaggio aleatorio emerso durante la composizione per quella di “Un Tranquillo Posto Di Campagna” (1968) di Elio Petri, diverso da quello scelto per “Indagine Su Un Cittadino Al Di Sopra Di Ogni Sospetto” (1970).

L’astratta partitura della pellicola si compone di strutture irrelate per ogni strumento, sequenze di un certo numero di battute, che rappresentano un ventaglio di possibilità tra cui l’esecutore, chiamato a partecipare al processo compositivo, deve effettuare una scelta. Padrone di una precisa tecnica gestuale, il direttore d’orchestra, Bruno Nicolai, organizzava le singole entrate, adattando gli eventi musicali ai contenuti delle scene. Ogni esecuzione ha rappresentato un unicum, per un esito finale indimenticabile. La mescolanza fra cupi archi, fiati dissonanti e rumori di altra natura – mugugni, voci erotici, scricchiolii, tonfi, carillon, interventi al vibrafono e campanelli – ha consegnato ai posteri un ascolto ‘opprimente’ contrapposto alla melodia del tema portante.

La tracklist de “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo (The Original Motion Picture Soundtrack)” (1998) si caratterizza perciò per quel pugno di effetti utili ad alimentare di continuo i sospetti degli attori e la morbosità della pellicola, segnata dal tema principale, Piume Di Cristallo, tra cori melodici e inquietanti sospiri, una nenia al pianoforte per voce femminile. Un brano che ritorna, poi, più volte nel corso del film e, in una versione più melodica, come Violenza Inattesa, in occasione dei suoi titoli di testa. La traccia ‘traumatica’ è, invece, Fraseggio Senza Struttura, un profluvio di dissonanze che, poco alla volta, si evolvono in distinti contributi atmosferici – come Svolta Drammatica, La Città Si Sveglia, segnata dall’acida tromba in sottofondo, o Silenzio Nel Caos – per rimarcare le gesta criminose del killer.

I suoi mugolii sono al centro di un brano quale L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo, utile a celebrare anche la famosa ‘gru delle nevi’, un volatile del tutto inesistente nella realtà. Dopodiché, il jazz deciso di Corsa Sui Tetti e la scanzonata filastrocca Se Sei Stonato. La precedente Non Rimane Più Nessuno uno straordinario esempio di bossa. Eppure il rapporto professionale tra Dario Argento ed Ennio Morricone sembrò non cominciare con il piede, o meglio con il disco, giusto. “Ci vedemmo a casa sua e ingenuamente – ricorda il regista nella sua autobiografia “Paura” (2014) – gli portai un sacco di vinili, suggerendogli di ascoltarli: contenevano alcuni pezzi che mi sembravano interessanti. Si offese, ma poi capì che il mio gesto era in totale fede. Che figuraccia”.

La fortunata colonna sonora ha conosciuto diverse edizioni nel tempo, compresa quelle per il mercato straniero, “The Bird With The Crystal Plumage”, rispettivamente a cura della Capitol Records (1970) e della Cerberus Records (1981). I diritti per la penisola sono, invece, da sempre nelle mani della Cinevox, con il disco distribuito dapprima in vinile (1971) e poi anche in cassetta (1983). Una nuova veste grafica, e la première in stereo dei brani, le novità dell’ultimissima versione cd (2008). Recente anche la prima ristampa in vinile (2014), firmata AMS, con copertina finalmente dedicata al famigerato Hornitus Nevalis, note di Fabio Capuzzo e l’opportunità di scegliere tra un LP dal colore nero o, inevitabilmente, rosso. Come il colore del sangue.

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