Ennio Morricone – I Malamondo

Ennio Morricone – 'I Malamondo (Colonna Sonora Originale)' (2021)

“In questi ultimi anni abbiamo attraverso la più terrificante crisi che la storia umana possa ricordare. Per il bene dell’umanità dobbiamo augurarci che la terribile esperienza serva a non ripetere gli errori del passato”. Le parole del filosofo positivista Bertrand Russell, premio Nobel per la Pace, non sono affatto casuali. Lo spettatore è così introdotto a un progetto cinematografico che attraverso la metonimia dei giovani cerca di aprire uno squarcio più ampio, né banale né ipocrita, sui complessi meccanismi di una società continentale in profondo cambiamento. “Questo film è il ritratto di alcuni di essi, dei pochi non sono riusciti a trovare da soli quell’equilibrio che nessuno aveva lasciato loro in eredità”, chiosa il pensatore. Spaesati, frastornati, senza più padri, perché morti in battaglia, e senza una reale consapevolezza del futuro che li attende. Riflessioni iniziali da contestualizzare nel quadro eterogeneo di un’opera sottovalutata dalla critica.

“I Malamondo” (1964) è un’inchiesta sulla gioventù europea a cura di Paolo Cavara, già collaboratore di Franco Prosperi e Gualtiero Jacopetti per “Mondo Cane” (1962) e futuro occhio dietro la cinepresa sia per l’avventuroso “L’Occhio Selvaggio” (1967) che del thriller di derivazione argentiana “La Tarantola Dal Ventre Nero” (1971). Un documentario sui giovani che non hanno ancora capito quale direzione devono prendere e quale risoluzione devono dare alla loro epoca: gli anni Sessanta. Universitari inglesi che rinnegano ogni giorno i miti britannici. Teddy boy svedesi che non conoscono la ragione delle loro proteste. Gli ultimi esistenzialisti parigini confinati nel loro nichilismo e una moltitudine di altri sconcertanti personaggi. Un cosmo che brucia e consuma in un istante ciò che un tempo ha costituito il travaglio delle pregresse generazioni. I biker, i matrimoni tra uomini e donne dal diverso colore della pelle, i nudisti svizzeri.

I giovani di varie nazioni europee si confrontano con l’amore libero, il boom economico e i diversi e spesso vitalistici modi di stare al mondo, eccetto per gli svedesi inclini al suicidio, devastato dalle guerre ed ereditato dai nonni. Un mondo contro cui ribellarsi. Un mondo da cui prendere le distanze, come in occasione della visita al museo del campo di concentramento di Dachau da parte di alcuni studenti tedeschi. C’è, però, spazio anche per un simbolo italiano di quella generazione: Adriano Celentano. Il cantante è ripreso in compagnia di Don Backy e Gino Santercole seduto al tavolo di un bar, mentre compone una canzone nel solco del suo inconfondibile stile. Il testo abbozzato su un tovagliolo descrive ciò che può accadere a chiunque, ovvero di rientrare a casa e non trovare la propria fidanzata, perché attratta da altro. Ironia, spensieratezza e il debutto ‘corale’ di Sabato Triste nel cuore di un’affollata piazza romana.

Descrizione

Nel bene e nel male, l’esperienza di “Mondo Cane” è stata utile a Paolo Cavara, ne ha definito sia le ambizioni che rafforzato l’etica morale. Ciò che non è stato possibile realizzare durante il periodo di convivenza artistica con Franco Prosperi e Gualtiero Jacopetti ha trovato compimento ne “I Malamondo”, una sorta di ‘analisi clinica’ del comportamento dei figli dell’era atomica, nati e cresciuti dopo gli orrori delle guerre mondiali. Gruppi anarcoidi e arrabbiati, sostenitori di paradossali idee d’avanguardia o crudeli sostenitori di tradizioni ancora barbare. Episodi paradigmatici sono stati catturati in Danimarca, Francia Inghilterra, Italia, Germania, Olanda, Svizzera e Svezia e consentono allo spettatore di aprire gli occhi sull’assurdità e sull’angoscia, sul coraggio e sulla solitudine di numerosi disorientati giovani che rigettano le tradizioni e, in parallelo, rifiutano anche di conformarsi ai dettami di una nuova e labirintica società.

Le esplosioni di spensieratezza e goliardia nascondono, infatti, profondi turbamenti. E il medesimo rifiuto del conformismo dei padri si esaurisce, spesso, in una trasgressione solo a parole. È la lotta tra l’individuo che rischia di sparire e la massa che cerca di assorbirlo. Se la gioventù non riesce a rientrare nei ranghi, l’unica via di salvezza per costruire un mondo migliore è il dialogo tra le parti. Il documentario evidenzia più volte la necessità di edificare un ponte generazionale e che l’elusione di tale chance conduca alla catastrofe. La struttura del copione è simile a quella di “Mondo Cane”, fondata su blocchi divisi per nazioni, dai contenuti, però, meno sintetici e frammentari. Non mancano, infatti, né un montaggio serrato né le riprese occasionali o le immagini catturate in diretta. I segmenti sono, però, assemblati con taglio cinematografico: l’alternanza di primi piani, dettagli e campi medi è strumentale per la tensione emotiva.

Emerge così la volontà del cineasta di raccontare eventi e fatti liminali dalla marcate accezioni negative e dalle positive conseguenze future. “I Malamondo” non è, dunque, un mondo movie, ma un’analisi critica e polemica. Il progetto intitolato “La Giovane Europa” ha alla base l’intento politico di superare i pregiudizi e i luoghi comuni sui giovani, mostrando uomini e donne del domani attraverso bisogni, paure, sogni e speranze, guardandoli con occhi pieni di vita e di affetto, salvo ricorrere a un’ironia pungente. Il regista riserva, infine, attenzione alla società italiana e alla sua trasformazione. Il ritrovato benessere è causa di una degenerazione dei comportamenti. Apparenze, voyeurismo, noie borghesi e piaceri nazionalpopolari. L’apparizione di un cantautore che utilizza i gradini di una fontana come palcoscenico è la fotografia di un’Italia che vive la frenesia del dover partecipare al rito collettivo della celebrità e del successo.

Musica

La compilation “Morricone Segreto” (2020) è stata la prima tappa di una riscoperta congiunta CAM Sugar e Decca di alcune delle composizioni più singolari del grande artista del Novecento. L’edizione in doppio vinile de “I Malamondo (Colonna Sonora Originale)” (2021) costituisce la seconda parte di un percorso di release cult restaurate e rimasterizzate dai nastri originali, con l’aggiunta di tracce inedite, selezionate da Andrea Fabrizii. Una partitura brillante, vivace, dalle sfumature jazz e latin, che strizza l’occhio all’exotica e, nel solco della tradizione di Ennio Morricone, annovera temi orchestrali e melodici e contributi di prim’ordine come quelli vocali offerti dal coro di Nora Orlandi e da I Cantori Moderni Di Alessandroni, oltre alle trombe di Nunzio Rotondo e di Michele Lacerenza, a cui sarà in seguito affidato un certo assolo all’interno dello score di un western ‘low budget’ diretto da Sergio Leone, “Per Un Pugno Di Dollari” (1964).

Il rocambolesco opener Le Facce tra percussioni in primo piano e voci sullo sfondo il preludio a un commento sonoro affascinante ed eterogeno. La tracklist riserva subito un’altra meraviglia, ovvero Penso A Te, a metà strada tra suggestioni da spy movie e da western. Da una parte la chitarra, dall’altra la tromba. Affascinanti anche L’Ultimo Volta e La Prima Volta. Motivi orecchiabili e finanche ironici, un tratto in comune anche con la successiva Muscoli Di Velluto. Il medesimo mood, stavolta quasi da film comico, è proprio dell’ariosa Nulla Da Fare. Questi Vent’Anni Miei e Stanchezza offrono, invece, all’ascoltatore due momenti in bilico tra raccoglimento e rilassamento, rispettivamente con la complicità del coro e della tromba. Mentre un frenetico ticchettio è il preludio alla digressione ‘isolana’ Bianco E Nero, con percussioni caraibiche e al flauto, il doppio cambio di registro, sia stilistico che timbrico, è già in rampa di lancio: Senza Freno.

Jazz senza fronzoli. È, però, possibile, cogliere le molteplici sfaccettature di un progetto eterogeneo all’interno di Party Proibito. Una traccia simbolica a causa della presenza dei futuri elementi trainanti del pregevole sound di Ennio Morricone per i western – dai cori all’incudine – oltre a un ritmo trascinante. Discorso analogo per Matricole. L’atmosfera è stravolta una volta in più in concomitanza di Waltz Bossa Nova, eclettica e, soprattutto, serena fusione di stilemi. Gli archi, il clavicembalo, il flauto. Magia per le orecchie dell’ascoltatore. Il dittico composto dalla sospesa Dachau e dalla militaresca S.O.S. interrompe il flusso di energie positive e lo invita a riflettere. Eccetto Twist Delle Zitelle, anche Dispari e La City si connotano di occasionali tensioni in note. Sospesi Nel Cielo un sogno a occhi aperti a un passo dalla sezione ‘ballabile’, segnata da I Malamondo (Fox), I Malamondo (Organ Swing), I Malamondo (March) e I Malamondo (Twist).

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