Ennio Morricone – Grazie Zia

Ennio Morricone – 'Grazie Zia (Colonna Sonora Originale Del Film)' (2018)

Un titolo dagli inevitabili rimandi erotici cela, in realtà, una trama meno pruriginosa e più drammatica, fondata su un rapporto torbido e destinato all’autodistruzione. “Grazie Zia” (1968), prima pellicola del regista Salvatore Samperi, è un esempio di cinema ‘arrabbiato’ ancora in bianco e nero, in scia al celebre “I Pugni In Tasca” (1965) di Marco Bellocchio. Alvise (Lou Castel) il rampollo di una famiglia di industriali di provincia che, in partenza per Hong Kong, lo affidano a Lea (Lisa Gastoni), attraente zia che esercita la professione di medico e che, da anni, ha una relazione con Stefano (Gabriele Ferzetti), un vanitoso intellettuale di sinistra. Il giovane rifiuta di seguire le orme del padre, rigetta il ruolo prestabilito e, addirittura, finge una paralisi alle gambe. Un’insolita forma di protesta contro la società borghese. Durante la loro convivenza in un’isolata villa di campagna, la donna sarà tanto attratta dal nipote quanto esasperata dai suoi comportamenti sempre più imprevedibili, destinati a non dare completezza all’insana liaison in un crescendo di giochi sadomasochistici, culminanti con un’iniezione letale.

Sullo sfondo, l’inizio delle contestazioni giovanili le cui immagini, spesso, ricorrono tra un fotogramma e l’altro, a partire dal loro evento scatenante, la guerra del Vietnam. Il film fu persino selezionato dalla giuria del Festival di Cannes, ma la kermesse, in programma durante il celebre ‘maggio francese’, restò un’incompiuta, interrotta dall’ondata di proteste degli studenti. Gli organizzatori furono costretti a interrompere la manifestazione senza assegnare il palmares. Un coevo senso di ribellione tout court è raccontato tra le pieghe della sceneggiatura di Sergio Bazzini e Pier Luigi Murgia, complice la vicenda parallela di un amore proibito tra consanguinei, manifestato però senza alcun vero e proprio rapporto sessuale, utile a smascherare le ipocrisie e gli stereotipi della vita borghese di cinquant’anni fa. La partitura di “Grazie Zia (Colonna Sonora Originale Del Film)” (2018) è tra quelle più singolari di sempre dello sconfinato repertorio di Ennio Morricone, con cinquecento titoli all’attivo, il cui tema Guerra E Pace, Pollo E Brace, declinato in numerose varianti, colpisce non solo per le percussioni.

Il coro di bambini di Renata Cortiglione, testi surreali, le musiche grottesche, ripubblicate da Transversales Disques. L’innocenza dei più giovani e una certa ironia le diverse e possibili chiavi d’interpretazione in merito alle scelte artistiche adottate, volte a rimarcare sia il trauma vissuto dal giovane e dispettoso protagonista che i bizzarri esiti della sua convivenza con la zia, pronta a cedere alle sue avance. Un mood scanzonato è ripreso con successo anche in Fratello Biondo, mentre in Grazie Zia emergono le prime inquietudini, o vere e proprie note della paura, della partitura per una pellicola di difficile collocazione tra i generi cinematografici. Carillon da brividi, echi di dissonanze, vocalizzi femminili. Amore Col Cuore ne ripropone il canovaccio compositivo, con enfasi sulle tastiere. La Guerra, La Pace è, invece, l’ennesimo frammento vocale scorporato dal tema portante, da cui sono estratte anche Guerra E Pace, Pollo E Brace (Marcetta #1), Guerra E Pace, Pollo E Brace (Marcetta #2) e Guerra E Pace, Pollo E Brace (Marcetta #3). Tra accordi di chitarra e rulli di tamburi militari.

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