Ennio Morricone – Giù La Testa

Ennio Morricone – 'Giù La Testa (Colonna Sonora Originale)' (2015)

Il secondo capitolo della ‘trilogia del tempo’ è un altro capolavoro. Tre anni dopo i grandi scenari di “C’Era Una Volta Il West” (1968), l’occhio di Sergio Leone è rivolto oltre il confine degli Stati Uniti, alle sollevazioni popolari che avevano sconvolto il Messico negli anni dieci del ventesimo secolo. Il soggetto del regista e di Sergio Donati mostra due facce della medaglia della rivoluzione locale, i cui scontri continueranno fino al colpo di Stato dei militari contro il presidente Venustiano Carranza nel 1920. Da una parte quello ardente, di chi s’illude di poter cambiare la società, dall’altro quello disincantato. “Giù La Testa” (1971) s’iscrive tra i migliori western politici della golden age del cinema italiano, ma alla base non c’è una pretesa di ricostruzione storica. Lo stile narrativo, la cifra spettacolare, la verace ironia sono in linea con le precedenti pellicole, ma i freddi proiettili esplosi durante gli epici ‘trielli’ sono sostituiti dalle fragorose devastazioni della dinamite e, soprattutto, il valore dell’amicizia diviene centrale, a scapito delle rincorse ai dollari e delle rese dei conti. La rivoluzione non è solo un atto di violenza.

Nei pressi di Mesa Verde, il peone Juan Miranda (Rod Steiger) e i suoi figli sono protagonisti di una beffarda rapina ai danni di alcuni ignari viaggiatori su una diligenza. Il gruppo è sorpreso dal rumore di alcune esplosioni. Dalle polveri, appare un motociclista irlandese, John ‘Sean’ Mallory (James Coburn), esperto dinamitardo. Il messicano gli propone di svaligiare la banca cittadina, ma John rifiuta, perché ingaggiato da un proprietario di miniere. La morte di quest’ultimo segna il passaggio dei due tra le fila dei rivoluzionari, capeggiati dal dottor Villega (Romolo Valli), per compiere una serie di attacchi su tutto il territorio. Liberati i prigionieri nei sotterranei della banca, i ribelli e i figli di Juan cadono, però, in un’imboscata del colonnello Günther Reza (Antoine Saint-John). Juan e John, rifugiatisi in un vagone di bestiame, s’impadroniscono del treno che ospita il governatore Jaime (Franco Graziosi) e affrontano l’ultima battaglia contro i ‘regolari’. Il colonnello ferisce John, prima di essere crivellato di colpi da Juan. L’irlandese, carico di dinamite, si accende un’ultima sigaretta con l’intento di farsi saltare in aria.

Avanguardia e tradizione, realismo e romanticismo. Stili e feeling in aperto contrasto contraddistinguono il quinto score di Ennio Morricone per il cinema del suo ex compagno di scuola, ristampato in vinile dalla AMS e in versione doppio cd per conto della Cinevox (2012). “Giù La Testa (Colonna Sonora Originale)” (2015) è introdotta dalla dolce title-track che annovera sia il fischio di Alessandro Alessandroni che la voce di Edda Dell’Orso, ma è tramandata ai posteri per il refrain corale, che allude al passato di Sean. Se le derivate I Figli Morti e Dopo L’Esplosione hanno in comune una certa malinconia di fondo, in antitesi con le pernacchie di Scherzi A Parte, la rassegnazione diviene centrale in Mesa Verde e Messico E Irlanda. Il rutto della grottesca Marcia Degli Accattoni strumentale per punteggiare la condizione di povertà in cui versa la famiglia di John. L’elemento suspence, a partire dallo zufolo di Amore, è ampliato dalle dissonanze di Rivoluzione Contro. L’astratta rivisitazione modulare del tema principale Invenzione Per John esalta le ipnotiche potenzialità del coro de I Cantori Moderni Di Alessandroni.

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