Ennio Morricone – Eat It

Ennio Morricone – 'Eat It (Colonna Sonora Originale)' (2016)

Un velleitario tentativo di satira o una delle prime parabole socio-politiche del cinema di fine anni Sessanta, gli stessi della contestazione giovanile al capitalismo. “Eat It” (1968) è, soprattutto, uno di quei film surreali, con pochi paganti al botteghino, stroncati dalla critica e, ovviamente, visti da pochissimi spettatori nel tempo. Diretto con molta approssimazione da Francesco Casaretti, esule in Peru dopo l’insuccesso della pellicola, “Eat It” era portatore di un messaggio provocatorio, sia contro la continua mercificazione dell’individuo che contro il ruolo dei mass media all’interno di una società sempre più spregiudicata e consumista. Il suo intento era, forse, troppo pretenzioso.

Eat It è il nome di una società che produce l’omonima carne in scatola. Un giorno il fattore del suo allevamento bovino rinviene nei campi un irsuto ominide che, condotto a casa, rivelerà due smodati appetiti: alimentari e sessuali. Il selvaggio ha, infatti, divorato una gran quantità di insaccati all’interno della cantina e, soprattutto, sedotto le sue figlie. Una volta catturato, il ‘cavernicolo’ si dimostra capace di mangiare a volontà e di attrarre qualunque donna semplicemente con il suo sguardo tagliente e uno strano verso gutturale. L’industriale proprietario della Eat It, interpretato da Orso Maria Guerrini, decide allora di sceglierlo come testimonial di una campagna pubblicitaria.

Una trovata di successo. L’ominide trangugia chili di carne in scatola in tv attorniato da donne seminude. Le vendite del prodotto aumentano. Il nuovo obiettivo diviene, quindi, incrementare gli utili. A questo punto, il dirigente incarica i suoi chimici di inventare una sostanza capace di aumentare ulteriormente il bestiale appetito dell’ominide da valorizzare con nuovi spot. Sottoposto a strani esperimenti, quest’ultimo perderà, però, la sua carica sessuale. Il crollo dei profitti è da scongiurare. E così, valendosi di una vaga somiglianza con il selvaggio, il dirigente si sostituisce a lui ma, a furia di mangiare carne in scatola, si trasforma in una mucca. Un ultimo atto inverosimile e umiliante.

Nonostante i novanta minuti di durata e la linearità della trama, il fiato è corto. La morbida fotografia di Danilo Desideri, Giuseppe Ruzzolini e Luigi Kuveiller non è indimenticabile. Le idee innovative simil film di fantascienza, con gli interni della ditta dalle fattezze d’astronave, non state valorizzate al meglio. Da segnalare, però, la presenza di un cast divertente con Frank Wolff impegnato nel doppio ruolo del dirigente e del cavernicolo, un giovane Paolo Villaggio, al debutto sul grande schermo prima del successo trasversale di “Fantozzi” (1975), in trio con Giancarlo Badessi ed Ezio Marano nei panni degli impiegati della Eat It, comicamente vestiti uguali.

Efficace anche la colonna sonora di Ennio Morricone. Al culmine della stagione del western, il compositore romano era già pronto a spargere altrove le sue note, spesso, il valore aggiunto per quelle pellicole meno comprensibili dal grande pubblico e dal basso budget. Il drammatico, il giallo, il comico e il grottesco all’italiana furono quei generi cinematografici nuovi destinatari di quel sound inconfondibile, dall’ampio respiro mediterraneo, talvolta incline ad ardite sperimentazioni, dominato dall’ampio ricorso a strumenti poveri e orchestrato dal suo ‘uomo di fiducia’, Bruno Nicolai, spesso, alla guida di un ‘dream team’ di professionisti della musica per la settima arte.

Due gli esempi lampanti relativi allo score di “Eat It”: da una parte il contributo del coro de I Cantori Moderni Di Alessandroni, dall’altra la performance di Vincenzo Restuccia alla batteria. “Eat It”, dimenticato da molti, è stato anche un film le cui note sono state a lungo negli archivi della C.A.M., acronimo di Creazioni Artistiche Musicali, a lungo attiva sul fronte soundtrack. Nei mesi successivi all’uscita del film, la storica label di Giuseppe Campi pubblicò un semplice 7” con il tema principale e un altro brano, Splash, cantato da Peter Boom, tratto dal film “Partner” (1968) di Bernardo Bertolucci, altrettanto musicato da Ennio Morricone. Una consuetudine tipica dell’epoca.

Oltre il fugace singolo “Eat It” (1969), soltanto di recente è stato possibile ascoltare l’intera colonna sonora. Una decina di brani finirono, infatti, all’interno dello split cd “Eat It / Macchie Solari” (1992), edito dalla CAM. Il doppio degli stessi, con la supervisione di Daniel Winkler e Claudio Fuiano, fu rilasciato dalla Digitmovies ancora in cd, per una versione in full stereo di “Eat It (Mangiala)” (2010). Alla Cinedelic Records, gestita da Marco D’Ubaldo, il compito, o meglio, l’onore, di esaltare per la prima volta le note di Ennio Morricone nel quadro di un’edizione in vinile di gran pregio, tra copertina rigida e inserto grafico di quattro facciate con alcune iconiche immagini di scena del film.

Eat It (Colonna Sonora Originale)” (2016) prende il via con Eat It (Tema), una deformazione della filastrocca Oh Che Bel Castello. Un tema arioso, delicato, tra campanelli e violini, che incarna a pieno la visione sonora dell’Ennio Morricone più raggiante. Dopodiché, sul lato A figurano varie interpretazioni easy listening dello stesso: la lenta e meno allegra Prima Variazione: Mangiami, la distensiva Notte Di Pace (II Variazione) e la seducente Terza Variazione: Amami. All’incalzante marcetta Quarta Variazione: Ballami, segnata dalla fisarmonica, seguono le ballabili Quinta Variazione: Africami, dal ritmo intenso, e Sesta Variazione: Pianofortecciami, un divertissement.

Con l’astratta Settima Variazione: Temimi ha inizio un trittico votato alla sperimentazione. Emergono le prime tensioni sottese, quelle piccole vibrazioni che saranno esaltate e riproposte con successo nell’ambito di score per “L’Uccello Dalle Piume Di Cristallo” (1970), “Il Gatto A Nove Code” (1971) e “4 Mosche Di Velluto Grigio” (1971), thriller diretti da Dario Argento. La disturbante Settima Variazione: Temimi (2a Versione) è, invece, un breve seguito della precedente. Più atmosferica Ottava Variazione: Pizzicami, con gli archi sullo sfondo. Il lato B prende subito le distanze dal clima allucinogeno con Eat It, versione più breve del tema portante.

La successiva Falsa Sacralità è la traccia più lunga del lotto. Aspra, frammentata, ma dall’alta resa sonora, con protagonisti I Cantori Moderni Di Alessandroni e la chitarra dello stesso Alessandro Alessandroni. La pausa collocata a metà, con il pianoforte in primo piano, impone uno stop alla progressione sonora prima della sua ripartenza. Il tema di “Eat It” è ripreso ancora, seppur con poche differenze, tra Eat It (Ripresa 2) e Eat It (Ripresa 3), mentre la conclusiva Eat It (Versione Singolo), la versione contenuta nel già citato 7”, presenta una struttura forbita tra percussioni sorde, il richiamo primordiale del primitivo e il mood da Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza.

Immancabile anche la tromba a rimarcarne lo strascico. I suoni si addensano, probabilmente, confusi, ma è il bello l’improvvisazione. Riascoltarli è sempre un piacere. Nel mezzo, la bossa nova utile a rimarcare a pieno l’intera gamma di sfumature psicologiche e ambientali della curiosa trama. Romantica, se non in punta di piedi, Notte Di Pace. Calda e avvolgente Prima Variazione: Mangiami (Ripresa 2), imperniata sul vibrafono. Sghemba Settima Variazione: Temimi (3a Versione), una divagazione ai limiti del pauroso. Ancora calore, ma da una differente angolazione sonora, in Prima Variazione: Mangiami (Ripresa 3). “Eat It” un’opera da riscoprire nella sua totalità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...