Ennio Morricone – Death Rides A Horse

Ennio Morricone – 'Death Rides A Horse (Colonna Sonora Originale)' (2017)

Li chiamavano spaghetti western. Un’accezione fin troppo negativa per lungometraggi italiani girati in tra Spagna e Italia, con budget ridotti, povertà di mezzi e la partecipazione di attori agli esordi della loro carriera. Tali produzioni, in scia alle più celebri a stelle e strisce, si avvicendarono per circa un lustro all’inizio degli anni Sessanta, poi la ‘trilogia del dollaro’ di Sergio Leone sfidò la sacralità del cinema di Hollywood e conquistò fortuna e gloria nel mondo grazie a un antieroe cinico e materialista, vagabondo tra terre incolte e villaggi degradati. La linea di demarcazione tra buoni e cattivi sfumò. Il genere si prestò a svariate contaminazioni, anche con la commedia, e si avvalse dei singolari contributi di una nuova schiera di registi, tra cui Giulio Petroni, già documentarista e scrittore. “Da Uomo A Uomo” (1967) fu il suo primo western. Al centro del film, uno dei reduci della ‘trilogia del dollaro’ che, come nel successivo “I Giorni Dell’Ira” (1967) di Tonino Valerii, fondava la sua trama sulla collaborazione, più o meno riluttante, tra un personaggio più anziano e uno più giovane.

In una notte di pioggia, la famiglia Meceita è trucidata da quattro banditi. L’unico superstite è Bill (John Philip Law), in salvo grazie all’intervento di Ryan (Lee Van Cleef), il quinto componente della banda, rimasto in disparte. Mentre la casa colonica brucia, Bill rinviene uno sperone. Scarcerato dopo una lunga condanna, a causa del tradimento dei suoi compagni, Ryan ritorna in libertà e incontra il giovane, che ha sviluppato una certa abilità con le armi, nei pressi delle lapidi dei suoi congiunti. Nel frattempo, lo sceriffo consegna a Bill due speroni identici a quello trovato quindici anni prima: appartenevano agli uomini che hanno provato a uccidere Ryan. È il primo di una serie di simboli che spingeranno il giovane a indagare sul suo passato e a seguire Ryan, in viaggio verso ovest. Durante la cavalcata, cade, però, nella sua trappola. I due condividono sentimenti di vendetta nei confronti delle medesime persone e, tra alterne vicende, superano ogni ostacolo. Il capo della banda, Walcott (Luigi Pistilli), è ucciso da Ryan, a sua volta graziato da Bill, che è riuscito a scoprire l’identità del suo ‘mentore’.

La sanguinaria storia dalla polverosa frontiera è abilmente musicata da Ennio Morricone, che ha firmato svariate partiture per il regista romano. Cori nervosi, ritmiche tribali e sonorità disturbanti sono sovrapposte alle gesta del granitico Ryan e dell’indomito Bill. Stampata in doppio vinile dalla Dagored, “Death Ride A Horse (Colonna Sonora Originale)” (2017), riconsegna agli ascoltatori ventiquattro brani, alcuni di grande impatto, altri atmosferici, più take alternativi e versioni in stereo. A causa di un lungo sciopero degli orchestrali, il compositore scelse di sperimentare soluzioni musicali distanti dai trascorsi leoniani, non solo per il tema principale. Death Rides A Horse, titolo internazionale del film, è una sorta di canto di guerra indiano eseguito da I Cantori Moderni Di Alessandroni, ispirato dalle scale della musica gregoriana. Gli stessi e, presumibilmente la chitarra di Bruno Battisti D’Amario, sono protagonisti nel corso delle riflessive Guitar Nocturne e Monody For Guitar, ma le loro voci sono sullo sfondo anche di Ghost e Alone In The Night, per amplificare o diversificare l’effetto suspence.

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