Egisto Macchi – Violenza

Egisto Macchi – 'Violenza' (2016)

La riproduzione dell’opera “Cromostruttura Nero – Bianco” (1974) di Ennio Finzi sulla copertina di “Violenza” (2016) uno degli interrogativi propri di una libreria musicale riscoperta di recente e ripubblicata in vinile dalla solita Cinedelic Records. Un sistema di decrescenze segmentali, con la forma-luce pronta a diventare luce formata nel colore interlineato, e le consuete sperimentazioni di Egisto Macchi, capace di abbracciare sensibilità diverse e pronto a tenere alto il livello di comunicazione con l’ascoltatore, senza rinunciare mai a diverse espressioni musicali. Qual è il legame tra la cromolucisione degli intervalli trans-lineari e il concept dell’artista di Grosseto?

L’antinomia tra bianco e nero si concreta in un disco dai toni spesso drammatici, punteggiato da rari bagliori. Un titolo come “Violenza”, registrato presso lo studio dell’Ayna di Aldo Bruzzichelli a Firenze, non lascia presagire nulla di buono. Anche la tracklist è permeata da immediati rimandi storici. Non a caso, l’opener L’Assassinio Dei Rosemberg fa riferimento a una vicenda realmente accaduta durante la Guerra Fredda, quella dei coniugi Julius ed Ethel Rosenberg, che colpì profondamente l’opinione pubblica mondiale. I due furono processati, giudicati colpevoli e condannati alla sedia elettrica nel penitenziario di Sing Sing, perché spie dell’Unione Sovietica.

La funerea suite sul lato A che Egisto Macchi dedica alla memoria della coppia colpisce per gli immediati echi da colonna sonora per western all’italiana. Il suo modo di affrontare il tema della violenza non si sublima, però, in talun rimandi morriconiani. Ad esempio, alla strisciante prima parte di Paura Sulla Città segue una seconda ritmata, con percussioni continue e altri riverberi metallici. Qual è lo scopo ultimo di “Violenza”? Probabilmente, non di denuncia, ma di accompagnamento a documentari a sfondo storico. I brani del lato B spingono in direzione di un album, pubblicato in origine dalla stessa Ayna (1976), a uso potenzialmente documentaristico.

Impressionante l’incedere di Aggressività, quasi senza sosta. Le sue tensioni trovano diretta propaggine nella breve marcetta Nazisti. Ancora una volta, la diversità di soluzioni timbriche diviene la cifra stilistica che fa la differenza all’interno della partitura. Analogo discorso per Fascisti e Kaiser-Marche. Un dittico di esecuzioni più rapide delle precedenti. Il mistero e la suspence sono, invece, propri de La Forza Della Paura. Minimale, se non ellittica, Squadracce. Violenza Meccanica, con Vittorio Ferrari alle percussioni, la traccia più intensa del lotto alla stregua di una cinematica corsa contro il tempo. Non si finisce mai di riscoprire la discografia di Egisto Macchi.

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