Drexciya – Black Sea

Drexciya – 'Black Sea' (2015)

Una piccola parte della leggenda è cominciata quattro lustri fa. Una sola parola univa Sheffield e Detroit: Drexciya. Due release ravvicinate percuotevano i corpi dei loro abitanti. Due colpi netti sia al cerchio che alla botte dell’electro: da una parte “The Journey Home” (1995) su Warp Records; dall’altra “Aquatic Invasion” (1995) su Underground Resistance. James Stinson e Gerald Donald avevano colpito ancora una volta. La quinta e la sesta release tra le più importanti del loro catalogo.

Testimonianze sonore di allucinazioni aliene. Pulsioni meccaniche tinte di nero, lo stesso colore degli inesplorati fondali dell’oceano Atlantico. Lì, dove una civiltà si è insediata al tempo della tratta degli schiavi, il duo ha trovato conforto, riparo e sufficiente ispirazione per scrivere la più bella storia in note dei tempi moderni. Una favola, purtroppo, non a lieto fine. C’è chi, però, non ha mai smesso di raccontarla con un certo ardore: Clone Records. Un legame forte quello con l’etichetta di Rotterdam.

Dapprima la pubblicazione dell’ultimo album, “Grava 4” (2002), poi un EP estratto da quest’ultimo, “Drexcyen R.E.S.T. Principle (Research. Experimentation. Science Technology)” (2002), oggi praticamente introvabile. Dopodiché, spazio ad alcuni lavori postumi di James Stinson, affatto ‘minori’: dal 12” “Sunday Night Live At The Laptcop Cafe” (2002) a nome The Other People Place, a una delle ‘tempeste’, “Mice Or Cyborg” (2003), come Lab Rat XL, per non dimenticare mai il suo incredibile estro.

Anche il genio di Gerald Donald ha continuato a godere di ottima visibilità presso la label olandese, complice il lancio del progetto Zerkalo e le varie ristampe del primo full-length Der Zyklus. Infine, a distanza di nove anni dalla morte di James Stinson, Clone Records lo ha celebrato, forse, nel modo migliore, con quattro compilation, intitolate “Journey Of The Deep Sea Dweller” (2011-2013), contenenti la quasi totalità dei brani rilasciati prima di “Neptune’s Liar” (1999) e ben dieci inediti assoluti.

L’undicesimo, un curioso frammento intitolato Unknown Journey XI, è invece proprio di “Black Sea” (2015), singolo distinto che restituisce ai fan anche due delle più note tracce Drexciya, estratte da “The Journey Home” e “Aquatic Invasion”. Black Sea e Wavejumper, già rimasterizzate dalle sapienti mani di Alden Tyrell e rispettivamente inserite all’interno delle raccolte retrospettive “Journey Of The Deep Sea Dweller IV” (2013) e “Journey Of The Deep Sea Dweller I” (2011) risplendono ora di nuova luce.

Versioni alternative realizzate ad hoc per le Clone Aqualung Series. La prima, sul lato A, è poco più lunga dell’originale e, forse, leggermente rallentata, pur senza gravare sull’inconfondibile battito, furioso marchio di fabbrica della coppia. I bassi colpiscono con maggiore chiarezza. Un brivido corre veloce lungo la spina dorsale. Nonostante la vena a tratti malinconica, Black Sea resta vibrante all’ascolto, proprio come un’onda sonora che attraversa la dimensione propriamente subacquea.

La seconda, sul lato B, consegna ai posteri un brano più breve ma restaurato, perché privo del fastidioso skip iniziale. Più pulito anche il guanto di sfida vocale “you must face the power of the black wave of Lardossa before you become a Drexciyan wavejumper”. La differenza con il passato c’è. Nitide le percussioni. Tirati a lucido i suoni emessi dai sintetizzatori. Wavejumper continua così a essere obliqua, letale e persino arrogante. Dimostrazione di una visionarietà tanto rara quanto unica.

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