Dressel Amorosi – Deathmetha

Dressel Amorosi – 'Deathmetha' (2018)

Il rosso è il colore del sangue. Il nero quello del confine della vita. L’illustratore Eric Adrian Lee, con svariate copertine all’attivo per la Death Waltz Recording Company, non poteva sceglierne di migliori per caratterizzare un’ottima pubblicazione di un’altra etichetta che, a modo suo, propaganda e attualizza sonorità vintage, la Giallo Disco. “Deathmetha” (2018), lavoro a quattro mani firmato Dressel Amorosi, è un omaggio a quel sound dominante per un decennio nell’ambito del cinema di genere, a cura di due amici di vecchia data: Valerio Lombardozzi, meglio noto come Heinrich Dressel, la cui discografia spazia dall’ambient alla techno, e Federico Amorosi, ex bassista di Daemonia e Claudio Simonetti’s Goblin, divulgatore dell’altrui eredità in note nel rispetto della tradizione e con una certa padronanza del suo strumento.

Naked Body Found In Campitelly è la ‘classica’ introduzione a tinte horror. I primi suoni che circondano l’ascoltatore non devono trarre in inganno. Alla prima parte cadenzata segue una seconda quasi marziale, che non concede tregua. Voci sullo sfondo, tensioni cutanee, sudore freddo e, all’improvviso, il basso di Deathmetha. Ipnosi pura. L’architettura della traccia fa leva, però, anche su tastiere e batterie elettroniche, che ne rafforzano l’andatura senza ostacoli. Il percorso è, infatti, libero da orpelli di sorta, garanzia di una profondità sonora, complice anche il ‘solito’ mastering a cura di Andrea Merlini. La successiva, e non meno magnetica, Thasette assorbe e rigetta di continuo il mood precedente. Il tentativo di evasione nasce da una situazione avvolta in un alone di mistero. Le note nel vuoto del Tema Di Monika, un romantico intermezzo.

L’avvincente Black Lake O.D. si pone, invece, come la gloriosa ‘summa’ di quell’indimenticabile lascito Goblin, propria di un evergreen del cinema giallo-thriller tricolore, il campione d’incassi “Profondo Rosso” (1975). Kasilli 67030 alza la posta in gioco, strizza l’occhio all’opera del Legowelt d’annata e s’impone all’attenzione generale per l’ennesimo fraseggio di gran classe a cui contribuiscono in egual misura il basso e la batteria elettronica del duo Dressel Amorosi. Spartiacque Zombiscurry, un brano difficile da collocare nel contesto a metà strada tra electro e cinematic sound, segnato da un non preventivato cambio di ritmo. Il sipario cala su “Deathmeta” con Asylum Coronae. Una malinconica conclusione, degna della miglior scuola di compositori italiana, per un film solo immaginato da chi non ha mai smesso di amare le loro opere.

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