Dopplereffekt – Tetrahymena

Dopplereffekt – 'Tetrahymena' (2013)

Dalla fisica alla biologia, il passo è breve. Gerald Donald è un grande appassionato di scienze e tecnologie. All’interno della sua discografia, allargata agli pseudonimi Arpanet e Der Zyklus, sono frequenti i riferimenti a neutrini e bosoni, acceleratori lineari e connessioni Internet. Il singolo “Tetrahymena” (2013) segna, invece, il ritorno del suo celebre alias Dopplereffekt, inattivo dalla pubblicazione dell’album “Calabi Yau Space” (2007), e approfondisce un interessante tema organico.

Il 12” rilasciato dalla berlinese Leisure System trae ispirazione dall’omonimo Tetrahymena, un genere di protisti ciliati comuni in acqua dolce che presenta due differenti tipi di nuclei: uno diploide utile per la riproduzione e uno poliploide necessario al funzionamento della cellula. Il genere è oggi facilmente coltivato all’interno di laboratori e le due specie tetrahymena thermophila e tetrahymena pyriformis sono impiegate come organismi modello nell’attuale ricerca biomedica.

Gli studi sul Tetrahymena hanno, inoltre, contribuito a una decina di importanti scoperte scientifiche che, in due occasioni, sono state persino gratificate con il più importante riconoscimento scientifico: il premio Nobel. Un riconoscimento a cui non ambisce l’ex membro del duo Drexciya che, salvo in occasione della copertina di “Myon-Neutrino / Z-Boson” (2002), non ha mai frequentato officine genetiche o altre manifatture chimiche. Dalla sua mente creativa è, però, lecito aspettarsi praticamente di tutto.

Una potenziale interpretazione del nuovo disco giace nella natura doppia del Tetrahymena, con cui il duo Dopplereffekt potrebbe essere identificatosi nel corso degli anni. Non è da escludere un certo parallelismo tra un genere di organismi con due tipi di nuclei, presente inoltre in soltanto due specie, e due musicisti uniti, per altro, anche nella vita di tutti i giorni. Dalla dipartita di Kim Karli in poi, Gerald Donald ha fatto ‘coppia’ soltanto con sua moglie, Michaela To-Nhan Bertel.

Il loro “Tetrahymena” è in linea con i piccoli capolavori del recente passato. I due scienziati electro non hanno smarrito la vena distopica: le atmosfere sono coinvolgenti, le note gelide. Tre gli esperimenti in sordina, tra martellate e oscillazioni. Non a caso, la title-track è tanto lugubre quanto spigolosa. Gene Silencing è un altro esempio di rara bellezza. Il ritmo è meno intenso, l’arpeggio scintillante. E, infine Zygote, una terrorizzante contorsione. Dopplereffekt fa rima con visionarietà.

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