Digging For Gold

Sadar Bahar

Newark, anni Sessanta. Sadar Bahar è un bambino come tanti. Tempo dopo, è cresciuto e vive a Chicago, una città centrale per l’house contemporanea. La musica è ancora la sua passione. Ed è stata la madre la prima ad affidargli una coppia di giradischi. Il resto è storia. Uno dei più eclettici dj in circolazione continua ancora oggi a circondarsi di rarità del passato e trascorre buona parte del suo tempo libero a disotterrare tesori, talvolta dimenticati, che possono persino valere una fortuna.

Com’è iniziato il tuo rapporto con la musica? Ricordi un episodio in particolare?

Il mio rapporto con la musica è iniziato presto. Ho sempre amato la musica, soprattutto il soul. Avevo l’abitudine di guardare i dj alle feste e a casa di amici ed è stato un imprinting davvero suggestivo per me. Una volta imparato a lanciare dischi, ho capito che avevo una capacità forse unica nel coinvolgere con questi la gente intorno a me.

Qual è il disco a cui tieni di più? Quanto tempo dedichi alle tue ricerche?

Uno dei miei dischi più preziosi, che è un vero oggetto da collezione, è “Move Your Body” (1979) di Le Cop. In realtà, sono orgoglioso di tutta la mia collezione di dischi. Ognuno racconta una storia diversa. Trascorro parecchio tempo a cercare release del genere nei negozi e parlare con collezionisti di tutto il mondo. Questo è il mio passatempo, la mia vita. Niente mi dà più piacere che ascoltare buona musica. Mi piace ascoltare qualsiasi tipo di musica, basta che sia buona. Non importa se vecchia o nuova.

Quali musicisti ti hanno influenzato durante la tua carriera?

Alcuni degli artisti e dj che mi hanno ispirato in passato sono stati Stevie Wonder, Patti Labelle, Curtis Mayfield, Roy Ayers, e Ron Hardy. Oggigiorno, seguo le release dell’etichetta Strictly Jazz Unit e di artisti quali Peven Everett e Jungle By Night.

Che cosa hai imparato dal suonare in giro per il mondo?

Ho imparato che la musica è un linguaggio universale e a tutti piace lasciarsi andare. La musica non fa discriminazioni. Ovunque vada, do sempre il massimo e il mio pubblico lo percepisce. Tutti sperano nel successo e, quando sei riconosciuto per il tuo talento, è una benedizione, alla quale io sarò eternamente grato. Ho sempre ricercato l’eccellenza in tutto ciò che faccio e, dopo quasi trenta anni di attività, continuo a farlo.

Un anno fa è stata pubblicata la tua prima compilation, “Sadar Bahar Presents Soul In The Hole” (2012), su iniziativa della BBE. Perché non hai tentato qualcosa di simile prima? Quale criterio hai adottato per la scelta dei brani?

Nel momento in cui ho cominciato a compilare “Sadar Bahar Presents Soul In The Hole”, ho capito che era il momento giusto per diffondere un prodotto che si distinguesse dagli altri, specie in un periodo in cui la vera musica è assai limitata. Ho selezionato tracce utili a richiamare un po’ tutti i generi: questo è stato il mio criterio.

In che modo, potremmo difendere la cultura del vinile?

Affinché sia preservata tale cultura, dobbiamo essere attenti nel conservare il suo sound analogico. E, contemporaneamente, continuare a mettere in mostra gli artisti di talento che sono le uniche vere leggende della musica. Chi ha vissuto l’epoca del vinile non conosce altro. Quest’ultimo rimane ineguagliabile. Tanti nuovi artisti salgono alla ribalta, ma le leggende restano tali, popolari oggi così come lo erano decadi fa.

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