Detto Mariano – Il Giustiziere Della Strada

Detto Mariano – 'Il Giustiziere Della Strada (Colonna Sonora Originale)' (2015)

“Maestro, avrei bisogno che realizzasse una colonna sonora che, com’è sua consuetudine, valorizzasse anche il mio film… che ne pensa? Vogliamo incontrarci?” Nell’incertezza che questo tipo d’invito contenesse una nascosta vena d’ironia, mi recai all’appuntamento in moviola con il regista consapevole di trovarmi davanti una nuova commedia. Con grande stupore, fui messo davanti a una pellicola di fantascienza, ambientata in un ipotetico futuro apocalittico.

Detto Mariano e “Il Giustiziere Della Strada” (1983): due storie mai raccontata in oltre trent’anni, un disco mai pubblicato fino a pochi mesi fa e, soprattutto, un film curioso, poco noto, da iscrivere tra i b-movie sci-fi da riscoprire, nonostante la quasi assoluta irreperibilità sul mercato e in rete. Una pellicola a basso costo, co-produzione italo-spagnola, ispirata dal personaggio fittizio di ‘Mad’ Max Rockatansky, interpretato al cinema da Mel Gibson in tre episodi, con la regia di George Miller, tra 1979 e 1985.

Tre i titoli alternativi: “Exterminators Of The Year 3000”, “Death Warriors” ed “El Exterminador De La Carretera”. L’avventura post-atomica, con rimandi alle vicende del Mad Max ‘guerriero della strada’ (da qui l’assonanza con il titolo), fu diretta da Jules Harrison, pseudonimo di Giuliano Carnimeo, e sceneggiata da Elisa Briganti, James A. Prich e Dardano Sacchetti, collaboratore di Lucio Fulci, Stelvio Massi, Umberto Lenzi e autore della sceneggiatura di “Demoni” (1985) di Lamberto Bava.

Nell’anno 3000, il pianeta Terra, squassato da catastrofi nucleari, si è trasformato in un enorme deserto. I pochi sopravvissuti all’ecatombe si nascondono in caverne sotterranee. Bande di predoni motorizzati imperversano incontrollate in superficie. Tutti sono ossessionati dalla costante ricerca dell’acqua, divenuto il bene più prezioso al mondo, contenuto in alcune riserve. Un gruppo di sopravvissuti parte alla ricerca dell’acqua, ma cade nella trappola tesa da un gruppo di fanatici.

La loro convinzione è traducibile in un’opera di purificazione globale tramite lo sterminio di tutti i superstiti delle guerre atomiche. Si costituisce così un nuovo gruppo di sopravvissuti, da inviare sulle tracce del precedente, a cui si aggiunge il piccolo Tommy (Luca Venantini), alla ricerca del padre, ormai scomparso nel corso della prima spedizione. Il ragazzino si ritrova a lungo solo dopo l’ennesimo attacco dei predoni dai vestiti stracciati, ma in suo aiuto giunge Alien (Robert Iannucci), uno straniero.

Il rombo delle motociclette, truci guerrieri, armi di ogni sorta. Inseguimenti, sparatorie e un finale horror. “Il Giustiziere Della Strada” si pone in scia alla produzione ‘povera’ made in Italy di un trentennio fa, coincidente con un generale impoverimento di idee originali e ridotto allo scimmiottare le grandi produzioni a stelle e strisce pur di riempire le sale cinematografiche che oggi vivono una profonda crisi. La pellicola merita, però, di essere ricordata per la straordinaria soundtrack di Detto Mariano.

Compositore, arrangiatore, paroliere, pianista, produttore discografico ed editore musicale. Il settantasettenne musicista marchigiano ha vissuto per anni vite parallele: dalla militanza nel ‘clan’ di Adriano Celentano alle collaborazioni con voci della musica tricolore quali Al Bano, Mina e Lucio Battisti, finché, ormai maturo, ha deciso di cimentarsi con colonne sonore, dalla durata maggiore, che gli permettevano di allontanarsi dalla forma canzone ‘classica’, traducendo meglio le sue emozioni in note.

Il primo film importante che mi è stato proposto fu “Ratataplan” (1979) di Maurizio Nichetti. Se nel mondo della canzone godevo di ottima considerazione, in quello del cinema ero ‘nessuno’. Non a caso, la pellicola mi era stata proposta solo perché altri due musicisti rifiutarono di musicarla! La fortuna, che mai mi ha abbandonato, fece sì che “Ratataplan” riscuotesse consensi e che Giorgio Armani mi telefonasse dopo averlo visto in concorso tra le ‘opere prime’ a Venezia.
Lo stilista mi chiese l’autorizzazione per utilizzarne il tema durante le sue sfilate. Un evento che si ripeté per i successivi tre anni. Dopo “Ratataplan”, entrai in film che, per la qualità del cast, diventarono campioni d’incassi e mi trasformarono in una specie di scimmietta portafortuna. Molti avrebbero voluto che la mia buona sorte toccasse anche le loro pellicole! Con una telefonata, il produttore Camillo Teti, su suggerimento del montatore Adriano Tagliavia, mi propose di musicare “Il Giustiziere Della Strada”.

La colonna sonora, in ventinove frammenti di diversa durata, è stata a lungo una chimera. Mai pubblicata fino allo scorso marzo, quando Stella Edizioni Musicali, divisione della Private Records di Janis Nowacki, ha deciso di fare le cose in grande per l’ennesima volta, recuperando un piccolo capolavoro d’artigianato e sperimentazione, avanguardia di un sotto-genere horror-disco tornato prepotentemente in voga negli ultimi anni, in un clima di retromania dilagante.

La soundtrack non fu rilasciata in vinile, cassetta o cd solamente per un problema di mercato, non di diritti, quelli li ho io oggi così come allora. La gente prestava poca attenzione agli album che contenevano brani tratti da film non musicali. Janis Nowacki mi ha contattato via mail, esternando un suo personale gradimento per il mio lavoro. Dal modo in cui mi scriveva, percepivo un sincero apprezzamento e mi sono fidato di lui. Sono entusiasta della qualità della pubblicazione e della sua diffusione promozionale.
L’influenza del sound dei Goblin o, come dicono gli avvocati, in subordine, quella di Mike Oldfield è assolutamente pari a zero. Se proprio si volesse avvicinare la colonna sonora ad altre, occorrerebbe andare verso gli allora più recenti “Distretto 13 – Le Brigate Della Morte” (1976) e “Blade Runner” (1982), film di genere dalla grande eco. A conti fatti, era un po’ come succedeva con la disco music: tutti erano consapevoli che aveva bisogno di quel tocco particolare e, ovviamente, il difficile era riproporlo senza copiarlo.
Da un punto di vista tecnico, occuparsi di un horror o di una fiaba per bambini, in quel periodo, era lo stesso, meno che per le atmosfere musicali. Se si trattava di un horror, il compito era spaventare davvero il pubblico, mentre per la fiaba era necessario far sognare i bambini. Ognuno ricorreva alle proprie conoscenze musicali e alla propria sensibilità nella scelta di quando, quanto, come e dove favorire la paura o suscitare il sogno. È difficile da spiegare per chi pensa, sente e scrive un’emozione destinata a un ascoltatore.
Una volta visto “Il Giustiziere Della Strada”, per realizzare una soundtrack adeguata sarebbe stata necessaria la London Symphony Orchestra o, quanto meno, il denaro che aveva ‘budgettato’ Vittorio Cecchi Gori per “La Casa Stregata” (1982)! Il produttore Camillo Teti non era in grado di sostenere quella spesa. Gli proposi così la realizzazione dell’intera colonna sonora con uno strumento musicale elettronico, innovativo e speciale. Non un sintetizzatore, ma un campionatore di suoni di una ditta australiana.

Detto Mariano scrisse tutto alla vecchia maniera ma, al posto di convocare un’orchestra sinfonica, utilizzò il più meno costoso Fairlight CMI (Computer Music Instrument) in linea con l’atmosfera apocalittica de “Il Giustiziere Della Strada”. Armoniche a bocca, sistri, percussioni, effetti elettronici del tutto inediti trentadue anni fa: con un’attenta programmazione, il Fairlight CMI offriva un’ampia gamma di possibilità, persino l’accordare e il modulare un suono simile a gocce d’acqua con la tonalità di un brano.

Quando nel 1982 vidi il Fairlight CMI in funzione per la prima volta, rimasi sbalordito. Avevo già vissuto l’evoluzione dello spettro degli strumenti musicali e appena superato il momento della batteria elettronica che imitava le diverse componenti di quella vera. Ero in difficoltà con la Linn 9000, perché non riuscivo ancora a capire come uno strumento potesse riprodurre tutte le componenti non come suoni ‘imitati’, ma come suoni ‘reali’. Non me ne capacitavo, non avevo ancora maturato sufficienti cognizioni tecniche.
Una dimostrazione di Pietro Pellegrini al Fairlight CMI mi accese di colpo una luce nel cervello. Tutto ciò che avevo vissuto nel mondo della musica fino a quell’istante era sempre stato un compromesso fra la ‘bellezza’ di quello che volevo fare… e, inevitabilmente, quanto costasse realizzarla. Nella mia vita, i budget sono stati i miei più acerrimi nemici, costringendomi a ricorrere talvolta a soluzioni ritmiche più semplici e, ovviamente, meno costose per supplire certi passaggi tanto lunghi quanto complicati.
Lo strumento importato dalla terra dei canguri non metteva, invece, limiti alla fantasia ed eseguiva, in un tempo ‘ragionevole’, le sequenze musicalmente complesse che m’interessavano. Fu così che mi chiusi sei mesi in studio prima di capire bene con che cosa avessi a che fare, adoperando tra l’altro un manuale in inglese con termini oggi familiari, ma intraducibili allora se non in senso letterale e, forse, inutile come ‘default’, ‘field’, ‘hardware’, ‘loop’, etc. decisi di sfidare me stesso e cercai di vincere la mia personale battaglia.

L’omonimo tema portante del doppio vinile de “Il Giustiziere Della Strada (Colonna Sonora Originale)” (2015) diviene leggenda in scia a una fantastica linea di basso ripetuta ai limiti dell’ossessione. Il vibrante tema Exterminators Of The Year 3000 Theme è poi declinato sia in chiave beatless e, parimenti, è rivisitato mediante una serie di armonizzazioni, più o meno evocative, se non pompose. Il già citato effetto simile a gocce d’acqua è la particolarità acustica di Mystery Ambient Bell, a cui segue la spettrale Fright Ambient Bells. Police Check e Desert Terror i due interludi del lato A.

Al tamburino di Mystery Ambient Bell (Part 2) sul lato B, succede Desert War Vehicles, una pausa stridula, foriera di suspense. Il sound frammentato della più lunga Barbarian Desert Terror irrompe poco dopo. Dark Feeling and Desert Heat sono, invece, costituite in parte da campioni rallentati o rimodulati della theme song. Desert Walk è l’interludio di chiusura. Il lato C prende il via con Exterminators e Tommy Is Drunk, che continuano a spogliare Exterminators Of The Year 3000 Theme di molti dei suoi orpelli.

L’interludio Kissing Trash, la ripresa di Fright Ambient Bells (Part 2), l’armonica di Senator Passed Away e, all’improvviso, impatta Lasergun Battle, intrisa di mistero. Straordinario il sali e scendi di All The Water Is Gone, di cui Exterminators (Vers. 2) ne segue l’arpeggio. Le tenebre calano con Suspense e Suspense (Part 2), due tracce decisamente sperimentali: dissonante la prima, con un accenno a limiti del drone la seconda. E le sorprese a cura di Detto Mariano non finiscono qui.

L’apertura del lato D riserva la trionfalistica Cobra, un’iniezione di energia e percussioni. Dopodiché prima i due interludi d’attesa, Barbarians Melody e Barbarians Theme, tratti da porzioni di Barbarian Desert Terror, poi gli altrettanto epici Exterminators (Vers. 3) e Exterminators (Vers. 4), caratterizzati dall’assenza del summenzionato basso. La scheggia impazzita Final, in conclusione, suggella un lavoro godibilissimo, forse per pochi appassionati o eletti, ma ora finalmente sul mercato.

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