Depeche Mode – Exciter

Depeche Mode – 'Exciter' (2001)

L’eccitante rinascita. L’ennesima. Vent’anni dopo il debutto con “Speak And Spell” (1981), e oltre cinquanta milioni di dischi venduti, i Depeche Mode sono ritornati sulle scene con “Exciter” (2001), stampato da Mute e Labels. Un passo in avanti verso uno stile dai contorni poco definiti, forse necessario per rimanere sulla cresta dell’onda. È sempre difficile trovare l’ispirazione, specie quando gli album alle spalle sono una decina e i compagni di viaggio gli stessi da una vita. All’alba del nuovo millennio, dopo alcune stagioni travagliate, Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher hanno deciso di ripresentarsi con una veste, a dir poco, inedita, elettronico preludio a una successiva trasformazione, quella compiuta con il contemporaneo “Playing The Angel” (2005).

Realizzato in collaborazione con Mark Bell, produttore dei bizzarri “Homogenic” (1997) e “Selmasongs” (2000) dell’islandese Björk, il più rarefatto “Exciter” ha ugualmente goduto di arrangiamenti e testi mai banali, uno dei marchi di fabbrica del terzetto di Basildon. Il risultato finale è un superbo affresco sonoro, intimo e notturno ma, in concomitanza di ritorni ‘arditi’, una parte dei fan non ha gradito il cambiamento, perché il passato in note dei Depeche Mode è assai ingombrante. “Questo disco è un po’ come se fosse un greatest hits di brani mai pubblicati in precedenza, spiega Andrew Fletcher. Non saranno per forza dei successi stupefacenti. Semplicemente, penso che sia un lavoro pieno di forza. Le canzoni hanno un suono nuovo, fresco”.

Anche completo ‘recupero’ di Dave Gahan è stato decisivo per la resa di “Exciter”. Il possesso di droga, l’arresto, il tentativo di suicidio e l’inevitabile dipendenza i brutti ricordi del passato. “Sono migliorato dal punto di vista vocale. Mi piace immergermi in ogni canzone fino a scomparirci dentro. Con “Ultra” non ero riuscito a farlo, non ero fisicamente in grado di farlo. Ora sono di nuovo a pieno regime. Sono più sicuro di me e cerco di mettere qualcosa di bello in ogni pezzo”, precisa l’istrionico cantante. La differenza si sente. Il sound è, dunque, all’avanguardia, autentica centrifuga di tappeti ritmici e non rinuncia neppure a momenti più elettrici o acustici, sfruttando, di tanto in tanto, digressioni rock, come ai tempi di “Songs Of Faith And Devotion” (1993).

“Exciter” sa essere immediato, coinvolgente, ma persino straniante. I brani necessitano di più di un ascolto per essere compresi. E continuare a sognare. È l’imperativo categorico. Non a caso, l’opener Dream On, primo singolo estratto, è denso di suggestioni oniriche. Il suo alto tasso crepuscolare denota una sorta d’inquieta tranquillità, che si muove su un felpato tema principale a cui si aggiungono delicati arpeggi, come se la mano di una donna accarezzasse l’ascoltatore durante il suo sonno. “Avevo preparato l’abbozzo su chitarra, rivela Martin Gore. Nel frattempo abbiamo lavorato sulle percussioni elettroniche, tese e affilate, che si sentono in sottofondo e, quando le abbiamo sovrapposte alla chitarra, ne è uscita un’alchimia perfetta”.

Paying debt to karma. You party for a living. What you take won’t kill you. But careful what you’re giving.

Ai limiti del reale. Una luce nel buio lungo la polverosa route tra la vita e la morte. Godibile anche Shine, meno allucinogena, dai freddi inserti ritmici. Un insieme omogeneo. È qui che si rivela una grande capacità di variare registro, da un brano all’altro. La vischiosa The Sweetest Condition ha un retrogusto decisamente blues, forte di un ingannevole motivo e di argute intromissioni strumentali filtrate a effetti d’eco. Ennesimo cambio di rotta, con un genere non proprio nelle corde del trio britannico trio, abile nell’ingabbiarlo all’interno di un fondale elettronico. Una nuova ballata è, però, alle porte: la suadente When The Body Speaks. Una traccia in linea con alcuni canoni melodici in odor di anni Novanta. Solo temporaneo, però, il ritorno al passato.

Carico di tristezza. Gravido di suggestione. La prepotente e ridondante The Dead Of Night suona, invece, davvero insolita. I Depeche Mode si rendono, infatti, protagonisti di coraggiosi ed energici arrangiamenti metallici, su input di Mark Bell, affatto nuovo a scelte del genere. “Exciter” continua a scorrere piacevole. Lovetheme è, invece, l’ennesimo inserto strumentale che si deve al genio di Martin Gore. Un ottimo preambolo tematico a Freelove, il terzo singolo estratto. Un concentrato di battiti sintetici e delicati orpelli sonori. “Ho amato questo brano fin dal primo ascolto del demo”, conferma Dave Gahan “La forma era ancora grezza, ma già si capiva che nascondeva dentro una meravigliosa melodia pop, una delle più belle che Martin Gore abbia mai scritto”.

Un altro richiamo ai tempi che furono, o un’analisi introspettiva sulle relazioni umani, un tema ricorrente nell’album. Dopodiché, stop a ogni raffinatezza in note e spazio all’intangibile e statica Comatose. Una sorta di spirale affidata alla voce dello stesso Martin Gore. Quella spensierata di Dave Gahan ritorna, però, subito in I Feel Loved. Un taglio netto proprio con quel già citato passato. Il secondo singolo estratto da “Exciter” si spinge oltre i confini del synth pop, lasciando presagire una certa voglia di party o un’altra strada da percorrere. Ritmica tribale, assolo coinvolgente, energie incendiarie. Connotati da inno ma, stranamente, la canzone non ha avuto un gran seguito live al di là delle quasi novanta date in cinque mesi dell’Exciter Tour.

As the darkness closes in. In my head I hear whispering. Questioning and beckoning. But I’m not taken in.

La melodrammatica Breathe rimanda, piuttosto, alla ‘tradizione’ dei lenti cantati dalla calda voce di Martin Gore, perfettamente a suo agio nei panni del solista, basti pensare a hit quali Home in “Ultra” (1997) o A Question Of Lust in “Black Celebration” (1986). Il brano è una specie di filastrocca circa il modo in cui i pettegolezzi, e tanto più il passaparola, siano in grado di rovinare una storia d’amore. Dopodiché, squarci new age con l’interludio Easy Tiger e l’ammiccante I Am You. La soave conclusione è affidata al quarto singolo estratto, Goodnight Lovers. Un’apertura cinematografica è seguita da una sussurrata e flebile ballata, con annessi cori d’accompagnamento. Dignitoso è il commiato a fari spenti offerto dai Depeche Mode. Inossidabili.

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