Daniela Casa – Società Malata

Daniela Casa – 'Società Malata' (2016)

Prima cantante, poi compositrice. Daniela Casa è stata una delle poche italiane a cimentarsi sia con il pop che con le sonorizzazioni degli anni Settanta. Moglie dell’artista Remigio Ducros, altrettanto coinvolto nel mondo delle librerie musicali, Daniela Casa fu messa sotto contratto dalla Fonit per prendere parte a Gran Premio, programma abbinato alla Lotteria di Capodanno, e partecipò anche all’edizione del 1964 di Un Disco Per L’Estate. A partire dall’anno seguente, si esibì con regolarità al Piper Club di Roma, proponendo cover di cantanti soul e, infine, si dedicò in misura maggiore alla composizione, confezionando il brano Regolarmente per Mina. Il suo catalogo di musica strumentale è stato, invece, ciò che ha attirato l’interesse dei collezionisti.

Una quindicina di titoli spalmati nell’arco di un decennio e oggi tornati in auge grazie alla riscoperta di diverse etichette che hanno rilevato i diritti di un paio di library di assoluto spessore: è il caso de “Lo Sport” (2017), realizzata con Gian Piero Ricci e Remigio Ducros, ristampata dalla Sonor Music Editions, e “Idee 1” (2016), con la collaborazione del marito e di Massimo Catalano, ristampata dalla Spettro. Anche “Società Malata” (2016) è tornata in auge, stavolta su iniziativa della Dagored. Quest’ultima appartiene a un trittico di lavori in orbita Flipper Music, originariamente pubblicati da tre sue propaggini, cioè Flirt Records, Deneb e Canopo, che presentano la medesima grafica di copertina, laddove, oltre al differente titolo, sono i colori blu, verde e giallo a distinguerli.

“Ricordi D’Infanzia” (1975), “Società Malata” (1975) e “Arte Moderna” (1976) sono tra gli album più affascinanti e, forse, più espressivi dell’artista romana, messaggeri in note di alcune sue visioni personali e culturali tra passato e futuro. Ad esempio, la tracklist di “Società Malata” sembra puntare il dito contro la decadenza del nostro mondo. La fotografia sonora di Daniela Casa immortala inquietudini striscianti e atmosfere tese. Il lato A prende il via con i rintocchi di Ignoto a cui seguono gli assoli di chitarra elettrica di Strade Vuote e la sospesa Pericolo. Un trittico di brani che, tra percussioni e sintetizzatori, fondano il proprio essere non solo su addendi di suono. La reazione della compositrice è persino psichedelica: Angoscia è un’incursione tribale in territori oscuri.

I suoni ripetuti di Fabbrica, invece, un manifesto di un tipo lavoro replicato sino allo sfinimento. Anche le note di Oppressione rispecchiano a pieno il titolo della traccia. Oltre i brividi, Esodo sul lato B, una breve evasione cinematografica per nostalgici viaggi indietro nel tempo. L’esotica Vizio è da ritenere una sorta di scheggia impazzita jazz. La successiva Occultismo si iscrive di diritto tra i frangenti più bui di “Società Malata”. Allucinanti le sue voci dal profondo. Meno incisiva e tenue Noia, imponente e ritmata Dittatura. Se la prima invita l’ascoltare a una qualche riflessione sul proprio essere, la seconda, senza rinunciare a una componente eterea sullo sfondo, erge due differenti percussioni a strumenti chiave per imporsi all’attenzione altrui.

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