Claudio Tallino – Calamo

Claudio Tallino – 'Calamo (Colonna Sonora Del Film)' (2018)

Sesso libero, vagabondaggio, stupefacenti e una tonaca da prete. La descrizione di una porzione di mondo schiacciata dalla dicotomia fra conformismo e anticonformismo. Un film dall’andamento poco lineare, in cui i personaggi principali appaiono, a tratti, grotteschi in termini di personalità, gesti e, soprattutto, dialoghi, a volte schematici o irritanti. “Calamo” (1976) è stata la prima pellicola con Massimo Pirri, dietro la cinepresa anche per il controverso “L’Immoralità” (1978), un’opera tanto affascinante quanto complessa, densa di riferimenti all’attualità di oltre quarant’anni fa, fondata su situazioni che attirano l’attenzione dello spettatore. Protagonisti alcuni giovani borghesi e non stretti tra il desiderio di evasioni e di ribellione al mondo a cui appartengono e l’impossibilità di sfuggire alla propria ‘vita spericolata’. La mancanza di comunicazione fra coloro che sono realizzati, pronti a raggiungere alti obiettivi, e quelli che non hanno a disposizione i medesimi strumenti e che, per diversi motivi, preferiranno percorrere altre strade. Inevitabile il corto circuito derivante dall’incontro, o dallo scontro, di tali blocchi contrapposti, pronti a contaminarsi nel solco degli eccessi. Il debutto dietro la macchina da presa del regista di Campagnano di Roma è avvenuto a budget ridotto, ma nobilitato dalla presenza di interpreti di buon livello e, soprattutto, contraddistinto da scene di nudo, un cliché ‘ridondante’, divenendo un piccolo cult non solo tra gli addetti ai lavori.

“Calamo” è focalizzato sulle vicende di Riccardo (Lino Capolicchio), giovane seminarista di un istituto religioso in Svizzera, turbato dal clima di libertà sessuale e alle prese con una relazione incestuosa con la sorella Stefania (Valeria Moriconi). Rampolli di una decaduta famiglia di notabili pugliesi, destrorsi e tradizionalisti, i due rappresentano facili stereotipi di una società corrotta nei costumi e incline a un certo trasformismo. Da una parte Valeria, un simbolo della trasgressione ‘in giacca e cravatta’, dall’altra Riccardo, il presunto sconfitto che, al culmine degli eventi domestici, decide d’intraprendere una sorta di ‘via crucis’ che non contempla né la redenzione né la resurrezione. La torbida relazione con la sorella continua finché la stessa non gli confessa il suo fidanzamento e di essere persino in procinto di sposarsi. L’impossibilità di riconquistare la riluttante Stefania sancisce un’ulteriore cesura nel corso della sceneggiatura. È l’inizio di un road movie sui generis, un’esperienza tormentata che spingerà il giovane a infrangere le regole, attraverso l’amore libero e l’uso delle droghe, per raggiungere la libertà. Il potenziale prete, che sprofonda nel vizio e perde ogni stilla di spiritualità, sarà, inoltre, vittima di un destino tragico. Riccardo, la cui vocazione è in bilico, si lega a una ragazza di una comunità di hippy che difenderà da uno stupro tentato da teppisti in motocicletta, salvo essere massacrato da un gruppo di neonazisti.

La colonna sonora di “Calamo” (1976) è tra le poche annoverate all’interno della discografia di Claudio Tallino, compositore attivo dalla fine degli anni Sessanta che, al netto di un tris di partiture per i western di Primo Zeglio, Piero Livi e Mario Gariazzo, è celebre per aver firmato le musiche del pruriginoso “L’Uomo, La Donna E La Bestia” (1977) di Alberto Cavallone. Pubblicati dalla Aris, gli otto brani del misterioso musicista sono stati a lungo tra i most wanted dei collezionisti, salvo essere tirati a lucido dalla Sonor Music Editions. Il nuovo score di “Calamo (Colonna Sonora Del Film)” (2018) vanta una bonus track, la mesta M20 Canone, e riporta in auge un sound ibrido, con lo zampino di Alessandro Blonksteiner, perfetto per un dramma erotico e adattabile alle immagini di un thriller. In tal senso, tra riff minacciosi e orchestrazioni dark, The Beginning è un magnifico esempio di tale mistura. Alla dimensione ‘liturgica’, garantita dai cori di The Priest, al centro anche della singolare The End, è contrapposta quella spensierata di The Rite e Smoke Gets In Your Head, entrambe contraddistinte da una calibrata, se non ipnotica, sezione ritmica. Antitetiche anche Lone Stepbrother e Sweet Mouth Stepsister, la prima più slanciata e marcata da vocalizzi femminili, la seconda malinconica, dominata dal flauto e dall’organo Hammond. Journey To Nowhere la curiosa somma di elementi differenti, dal mistico suono delle campane a quello più psichedelico del rock.

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