Bruno Nicolai – Civiltà Del Mediterraneo

Bruno Nicolai – 'Civiltà Del Mediterraneo (Original Television Soundtrack)' (2021)

Due milioni e mezzo di chilometri quadrati di superficie. Più di tremilatrecento isole al suo interno. Ventiquattro entità statali con sbocco sul mare. Un unico crocevia di uomini, lingue e culture. Il bacino del Mediterraneo è compreso fra le terre emerse di tre continenti: l’Europa, l’Asia e l’Africa. Culla di alcune delle più antiche civiltà del pianeta, nonché sfondo principale della grande storia della civiltà occidentale insieme al Medio Oriente e al Vicino Oriente. “Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’islam turco nei Balcani. Significa anche sprofondare nell’abisso dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d’Egitto”, chiosa Fernand Braudel.

Descrizione

Il sociologo è stato collaboratore di Folco Quilici durante la realizzazione dei tredici film, di un’ora ciascuno, della serie “Civiltà Del Mediterraneo” (1972-1978), vincitrice del premio della critica francese. Cretesi, fenici, ebrei, micenei, etruschi, romani. Il contributo del principale esponente dell’École Des Annales è stato altresì cruciale anche per un nuovo approccio storiografico sul fronte Mediterraneo, rifiutando la scelta di un unico soggetto storico, a favore di uno ‘geografico’ dalle molteplicità culturali, temporali e sociali. Gli elementi naturali sono, inoltre, quelli che secondo Fernand Braudel hanno influenzato in maniera decisiva la vita umana: ciò consente alla natura e all’ambiente di ‘entrare nella storia’, riconosciuti aspetti inalienabili di una complessa narrazione.

Il Mediterraneo è, dunque, spesso inteso come una realtà non omogenea, ‘plurale’, nella quale ci sono popoli e Stati differenti, che interagiscono e si trasformano. “Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Da millenni tutto confluisce nel Mediterraneo, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere. E anche le piante che, a eccezione dell’ulivo, della vite e del grano – autoctoni di precocissimo insediamento – sono nate quasi tutte lontano dal mare”. Emerge così la categoria di ‘longue durée’, che suggerisce uno studio approfondito dei processi storici e delle strutture sociali mediante un nuovo approccio.

È, infatti, necessario considerare la lunga durata dei vari eventi che li hanno portati a manifestarsi o a istituirsi, in disaccordo con la concezione di storia schiacciata sull’evento e su un mero fatto politico. La tripartizione della temporalità storica suggerita da Fernand Braudel – tempo geografico, quasi immobile, tempo sociale, con cambiamenti costanti e lenti e tempo individuale, cioè la superficie della storia – aggiunge anche il concetto ‘réciproquement’, centrale nel pensiero di Marc Bloch, indicante in un ‘mondo’ l’oggetto di studio, perché “tutto influisce su tutto in modo reciproco, l’economia è anche politica e cultura”. Ecco l’immagine di una società aperta alla contingenza e non determinata a priori da principi originari o strutture latenti.

Musica

Non a caso, convivono oggi nel Mediterraneo “la barca del pescatore, che è ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondali marini e le enormi petroliere”. Così come musiche antiche sono affiancate a sonorità moderne. Bruno Nicolai è l’autore di una pregiata colonna sonora, riproposta in cd da Kronos Records, originariamente pubblicata in vinile (1971) dalla Edipan. La tracklist di “Civiltà Del Mediterraneo (Original Television Soundtrack)” (2021) è introdotta da Il Mare. Una sognante malinconia per archi e clavicembalo con basso elettrico e flauto, ripresa e variata con il flauto, in chiave arcana. Il medesimo lirismo è riscontrabile in Civiltà Mediterranea. Il corno e l’oboe sugli scudi. L’onda lunga di armonie ed emozioni. Gradevole la variante per mirabili archi.

Il suono degli stessi è espanso nel corso della sinuosa L’Altra Sponda. Ginn è, invece, una malinconica melodia per flauto e arpa. La ricca sezione ‘classica’ della partitura spunti di pregio: la musica cortigiana per archi e arpa di Sonetto D’Amore; l’andante brioso Mammoletta, affidato ad archi, arpa e clavicembalo; l’autentica grazia in note di Aria Di Danza, con il flauto in primo piano; il misticismo per organo di Chiostro, per attimi di devozione e raccoglimento; il rondò veneziano Vaghe Bellezze, ennesimo richiamo settecentesco. Brani che confermano la statura di musicista, a lungo direttore d’orchestra non solo per Ennio Morricone e avanguardista sul fronte librerie musicali. Il suo commento è funzionale alle immagini e significativo anche se decontestualizzato.

Malaga e Rime Classiche, ad esempio, sono due tracce concepite per strumenti solisti. Da una parte, la chitarra, dall’altra l’arpa. Virtuosismi e rarefazioni. Arpeggi iberici che sospendono il tempo. Note indefinite per atmosfere mitiche. Notevole, infine, il contributo ‘etnico’. La melodia orientaleggiante per arpa e flauto Khan, l’ellittica nenia per zampogne Moghul e il triste motivo per fluato di Iman. Nota di merito per i tre minuti e trentadue secondi di Tonnara. Un’elaborata orchestrazione, abbozzo del tema principale dello sceneggiato televisivo “Don Giovanni In Sicilia” (1974). Un momento suggestivo, appassionante, in cui convergono chitarra acustica e fischio, dai rimandi western, il marranzano e l’organo. Sintesi di un sound siciliano e di un’opera riscoperta.

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