Braen, Raskovich – Drammatico

Braen, Raskovich – 'Drammatico' (2017)

Nel gergo dei collezionisti, il c.d. ‘holy grail’ è quel disco raro, se non introvabile, la cui unica copia in circolazione è, potenzialmente, in vendita a caro prezzo. Di solito, è un vinile stampato in tiratura limitata il cui contenuto è stato in anticipo sui tempi, ignoto al grande pubblico, incompreso dai critici, ma divenuto di culto, distante da qualsiasi logica di mercato o promozionale. Caratteristiche proprie, ad esempio, di “Drammatico” (2017), una library a cura di Braen e Raskovich, pubblicata dalla Panda Records all’inizio degli anni Settanta, riportata alla luce dalla Sonor Music Editions. Un album dirompente, in linea con un’immaginazione sopra le righe, tratto comune di due compositori di colonne sonore, Alessandro Alessandroni e Giuliano Sorgini. I dieci brani di “Drammatico” furono registrati presso lo studio domestico del primo, con buona pace di sua moglie Giulia De Mutiis, impreziositi dai suoni derivanti dai curiosi strumenti ideati dal secondo.

Ad hoc per raccontare in note un concept dagli spaventosi rimandi militareschi, imbevuto della vena psichedelica dell’epoca. “Drammatico” è il probabile picco dell’afflato collaborativo tra i due brillanti musicisti, spesso celato dietro fantasiosi pseudonimi, adottati in un quadro di diffusa esterofilia, oltre che per futuri motivi contrattuali. Rimasterizzate dai nastri originali, le tracce stupiscono per il ventaglio di soluzioni adottate, tali da esercitare sull’ascoltatore un fascino inspiegabile, impresso in calce sul lato A, a partire da Incubo Dal Cielo, descrizione di un bombardamento. Da squassare l’udito. L’atmosfera sinistra, le voci d’oltretomba, trademark dello score di “Non Si Deve Profanare Il Sonno Dei Morti” (1974) di Giuliano Sorgini, e un malessere sotteso. Il suo rapido propagarsi in Avanzata, dalle sonorità quasi elettroniche. Le stesse che, a fronte di una trama più fitta, costituiscono lo scenario di Ultimo Istante.

La sezione ritmica l’alternativa alle allucinazioni. I bizzarri strumenti a fiato di Insidia, il preludio a una nuova pioggia di percussioni. Il lato B offre, in primis, i vuoti d’aria di Senza Tregua, di un’attualità struggente, da far invidia agli artisti in ambito drone. Il sitar di Alessandro Alessandroni è, invece, al centro di Scontro Mortale, in controtendenza rispetto le oscure tastiere di Accerchiamento, dai rimandi cinematografici. Alto il livello di tensione. Tristi accordi di chitarra introducono i due minuti di Dispersi, utili per comprendere quanto la paura sia un’emozione primaria, potente e diffusa, finanche interpretabile in musica. L’incedere straziante di Attacco A Nord-Ovest e il finale sghembo Linea Di Resistenza gli ulteriori esempi di una singolare attitudine artistica, precorritrice di una temperie industrial e, soprattutto, foriera di un torbido avvenire, in riferimento ai potenziali risvolti dell’allora Guerra Fredda, mai divenuti realtà.

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