Boards Of Canada – Trans Canada Highway

Boards Of Canada – 'Trans Canada Highway' (2005)

Il suono ai confini del suono. Da oltre un decennio, i fratelli Michael e Marcus Eoin Sandison, producono ottima musica, tanto ammaliante quanto estatica, divenuta ormai un marchio di fabbrica a nome Boards Of Canada. Un sound imitato da molti, ma difficile da eguagliare. La sua ricercatezza giace nell’approccio alla musica da parte del duo, nato e cresciuto a Edimburgo, in Scozia, circondato dai tanti strumenti dei genitori.

A metà degli anni Ottanta, i due fratelli cominciarono a produrre i propri lavori su rudimentali musicassette. La sessione prendeva il via registrando prima uno strumento su una cassetta, poi ascoltando la stessa mentre suonavano un altro strumento, ovviamente con l’altro registratore già avviato. In seguito, il duo fu anche allargato a terzi, un buon modo per fare esperienza, o la giusta trafila nel mondo underground.

Da esperienze del genere si è poi sviluppato quel loro tipico gusto per un suono indefinito, comunque caldo, pieno zeppo di disturbi e fruscii analogici vari. Il debutto “Twoism” (1995) sulla loro Music70 e il 12” “Hi Scores” (1996) su Skam l’anticamera del passaggio all’etichetta allora ‘di tendenza’, la Warp Records, che già annoverava artisti del calibro di Aphex Twin e Autechre all’interno del suo ricco e sfaccettato catalogo.

Nuovi appassionati si aggiungono a un pugno di ascoltatori fedeli. “Music Has The Right To Children” (1998) e “Geogaddi” (2002), i capolavori dei Boards Of Canada, li consacrano come uno dei progetti più importanti in ambito elettronico. Al termine di una lunga pausa triennale, l’ex etichetta di stanza a Sheffield ha pubblicato “The Campfire Headphase” (2005), un lavoro sperimentale che, forse ha deluso un po’ le attese.

La sensazione comune è che gli scozzesi abbiano deciso di virare su sofisticate rotte post-rock. I Boards Of Canada non sono stati mai a secco di idee, eppure la critica ha sollevato qualche obiezione circa le loro nuove intuizioni sonore. Una controprova in piccolo del non avvenuto cambio di marcia è, però, “Trans Canada Highway” (2006), un EP dai gradevoli contenuti, da collocare nuovamente sui fronti ambient e downtempo.

Michael e Marcus Eoin Sandison tornano, quindi, su percorsi sonori a loro più congeniali. “The Campfire Headphase” li aveva visti adottare un mood ancora più introspettivo, se possibile, rispetto a una antecedente discografia più vivace. “Trans Canada Highway” non segue del tutto la medesima ‘autostrada’ stilistica, e, a conti fatti, risulta essere davvero un disco ‘strumentale’, in senso letterario, considerato che in taluni suoi tratti emerge perfino una certa sinfonia.

“Trans Canada Highway” si accoda così alla già nutrita discografia dei Boards Of Canada sette mesi dopo il più corposo “The Campfire Headphase”, eppure bisogna sempre tornare a “Geogaddi” per poter riannodare un filo con un passato, per certi versi, oscuro. Il duo realizzò quest’ultimo con una durata pari a sessantasei minuti e sei secondi. Una sequenza di numeri sei per evocare il diavolo oppure, viste le ventitré tracce presenti, una matematica forma di presa in giro?

Se due diviso tre equivale a zero virgola sessantasei periodico, il perché è abbastanza logico. Un ulteriore scherzo era la bonus track From One Source All Things Depend, prevista nella sola versione giapponese di “Geogaddi”, contenente sample di bambini che discutono su chi o cosa fosse realmente Dio. “Trans Canada Highway”, composto da sei tracce, è stato pubblicato il sei maggio del 2006, nonostante la data prefissata per l’uscita era originariamente il sei giugno.

L’impressione è che i Boards Of Canada amino divertirsi tra messaggi subliminali e cifre maligne, ma “Trans Canada Highway” è, suo malgrado, legato anche a “The Campfire Headphase” da un brano, Daywan Cowboy, presente sia in versione rimaneggiata che remixato da Odd Nosdam. Nel primo caso, si assiste beati a una vera e propria esplosione di feedback a caduta libera dalla ionosfera e, lentamente, lasciano spazio a una struggente panoramica su un verde colle.

L’immaginazione si è trasformata, poi, in videoclip ‘in picchiata”, il primo in assoluto della carriera dei Boards Of Canada, diretto da Melissa Olson, che ha selezionato plastiche immagini di skydive che ben si prestano ai voli sonori del duo. Daywan Cowboy rielabora in chiave sintetica peculiarità rock, ma l’accentuato tasso di melodia stempera distorsioni e suggerisce il divenire di sogni a occhi aperti.

Non a caso, l’intero EP è un concept sul viaggiare in autostrada per le vaste terre canadesi, esattamente da St. John’s a Victoria. Al calore riservato in apertura seguono, però, algide atmosfere in pieno stile Boards Of Canada, tra echi cinematici e psicotici avvitamenti. La levigata Left Side Drive è in odor di classico da ben altra collocazione, non da EP. Heard From The Telegraph Lines e Under The Coke Sign due gracchianti interludi da paesaggi erbosi. Sintetici.

Infine, la frammentata Skyliner, che riporta l’ascoltatore alle dense sonorità della più nota Sixtyniner, l’opener del fortunato “Twoism”, tra pulsazioni, percussioni e altri umori ambientali. I nove glaciali minuti del remix di Daywan Cowboy, firmato Odd Nosdam già cLOUDDEAD, l’ultima piacevole sorpresa. Il ritorno dei Boards Of Canada e del loro vibrante melting pot di suoni si chiude in bellezza. Allo scomparire di ogni frontiera.

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