BJ Nilsen – Eye Of The Microphone

BJ Nilsen – 'Eye Of The Microphone' (2013)

Tutto è cominciato con l’invito della fondazione Leverhulme Trust: un anno da trascorrere a Londra, per introdurre al suono gli studenti dell’UCL Urban Laboratory. Un’occasione da cogliere al volo e, soprattutto, un’opportunità per visitare una città straordinaria. BJ Nilsen ha trascorso giorni e notti tra le sue strade, concentrandosi al meglio su alcuni rumori comuni, talvolta ripetuti. Non esiste un luogo davvero isolato.

Un fruscio tra le foglie e il brusio dei passeggeri di un bus contribuiscono alla cacofonia cittadina. Alcuni suoni, poi, se considerati nella loro totalità improvvisata, finiscono addirittura per apparire un tutt’uno. Specie se a coglierli è l’occhio del microfono. La c.d. ‘sound composition’ fa il resto. È in grado di alterare lo spazio e il tempo e trasformare una location specifica in un’esperienza mozzafiato ai limiti dell’immaginario.

Eye Of The Microphone” (2013) è l’ennesimo lavoro di pregio del musicista svedese, il terzo affidato alla Touch. BJ Nilsen fa ampio uso di field recording sia urbani che naturali e, contemporaneamente, innesta elementi elettronici ad hoc per valorizzare singolari frammenti. Un progetto interessante fondato su tre brani dalla lunga durata, da considerare alla stregua di istantanee quasi artificiali. A tratti sfocate, ma intense.

Il produttore ‘fotografa’ ciò che lo colpisce, come lo squillo di un cellulare in lontananza o il segnale acustico di un metal detector. I suoi scatti sono influenzati dai cambiamenti atmosferici. L’opener Londinium nasce, ad esempio, tra Francis Street e le rive del Tamigi, a cui è impossibile resistere, durante un’assolata giornata primaverile e un grigio pomeriggio di nebbia. Le sue registrazioni prendono lentamente forma.

Silenzi, brusii e stridori. Coins And Bones prova a spingersi oltre il field recording tout court, affatto la perfetta rappresentazione degli spazi nudi e crudi. Nell’arco di diciassette minuti, cerca di non fare propri i luoghi comuni tipici del sottogenere ambientale. Determinati ricordi sono destinati a divenire nitidi e, parimenti, a crescere dentro di noi poco alla volta. E così i suoni che, almeno in parte, li caratterizzano.

I toni quasi minacciosi. La sincronizzazione tra percezioni e rumori trova il suo acme nella conclusiva Twenty Four Seven. BJ Nilsen si sposta da Liverpool Street presso la Lee Valley. Un salto nel verde nel pieno dell’estate. Gli aeroplani solcano il cielo. La temperatura è alta. Le anatre sono in attesa di qualcosa da mangiare. La contemplazione della natura è totale. L’esperienza d’ascolto profonda. La resa massima.

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