Beyond Electro

Joe Drive

La cifra artistica di Joe Drive, un misterioso produttore italiano, sembra divenire più spessa release dopo release, inscrivendosi all’interno di una sua propria visione che si fa più nitida e sfuma persino verso territori più o meno già esplorati nell’arco di un solo intenso anno. Da ripercorrere ora attraverso una manciata di domande, a cominciare da quella, inevitabile, circa il suo formidabile debutto su 12”.

“RD-2452” (2011) su Mathematics Recordings è stato un fulmine a ciel sereno. Sei tracce di notevole fattura. Suoni atmosferici, deep, acid con un minimo comune denominatore: il ricorso a strumenti analogici per la loro produzione. È stato facile convincere il suo proprietario Jamal Moss?

Nonostante utilizzi e preferisca strumenti analogici, nelle tracce di “RD-2452” c’è anche del digitale. In questo senso, è bene precisare che non mi considero un feticista, riconosco l’importanza che nel mio caso hanno avuto le macchine nel definire il suono, perché quello che conta di più è la ‘visione’ della musica e, forse, non gli strumenti a cui ci si affida per realizzarla. Tutto il resto è una sfumatura, o un modo per farsi pubblicità.

La tua successiva release, “Exoplanets E.P.” (2011) su Lux Rec, ha segnato, invece, un qualche cambiamento nel tuo approccio sonoro, divenuto leggermente più electro, come in “Crossing The Forbidden Planet”, in cui non si può fare a meno di cogliere alcune sfumature di natura alquanto drexciyana. Quanto ti ha influenzato l’opera di pionieri quali James Stinson e Gerald Donald?


Mi ha influenzato in maniera incredibile, ma non mi riferisco solo al suono, bensì al modo di porsi in termini musicali, così puro, perso nel proprio mondo e lontano da ogni tipo di logica commerciale, senza seguire trend effimeri. Credo che quello dei Drexciya rappresenti semplicemente il miglior insegnamento dell’electro contemporanea.

L’anno in corso ti rivede protagonista con due nuove release: “Revelation EP” (2012) su HotMix Records e “Cosmogony EP” (2012) su Cosmic Club. Entrambe sono caratterizzate da un ritorno a groove proto-house con approfondimenti downtempo. Da dove nascono queste idee?


Le due uscite, come tutte del resto, sono semplicemente il frutto dell’ispirazione del momento e, inevitabilmente, sono altrettanto influenzate dalla musica che ascolto o che ho ascoltato nel corso di diversi anni. Nei prossimi mesi dovrebbero uscire, oltre a quelli già citati, anche altri due 12” rispettivamente su Aesthetic Audio e 4Lux.

Oltre il duo Drexciya, quali sono stati gli altri tuoi riferimenti musicali?

Di sicuro, le scene di Detroit e Chicago, ma ho apprezzato molto il jazz, il funk e la disco. Le colonne sonore sono un altro mio pallino, così come l’underground italiano degli anni Novanta. Non sono un collezionista di dischi, ma un semplice appassionato e, soprattutto, un vorace ascoltatore.

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